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L’alleanza del futuro

Immagine tratta dal blog http://michaelheaversblog.blogspot.it

La discussione sulle future alleanze nel campo del centrosinistra è entrata nel vivo nelle ultime settimane. Forse si è parlato un po’ troppo di quelle, e troppo poco del senso politico da dare ad una proposta di governo oggi, insieme alla necessità di rimobilitare al voto una parte del paese disincantata: ci si dimentica quante volte l’astensionismo ha danneggiato il centrosinistra dal 2008 in poi. Ecco allora alcune riflessioni, analisi e proposte per contribuire al dibattito. Continua a leggere

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Progressisti e moderati: alleanza o alternativa? Riflessioni dopo il voto.

Rossana Rossanda, foto tratta dal blog di Matteo Bartocci

«Dove una sinistra ha il coraggio di esistere e dichiararsi tale, può vincere». Ha perfettamente ragione Rossana Rossanda, commentando la vittoria di François Hollande: quella possibilità di vittoria, materializzatasi in Francia, esisterebbe anche nel nostro Paese, se la classe dirigente progressista italiana non fosse in buona parte prigioniera, ancor prima che dei propri limiti oggettivi, di una sorta di senso di inadeguatezza soggettivo che da oltre vent’anni la rende un’eccezione nel panorama europeo.

Nella patria di Machiavelli bisognerebbe aver imparato che cosa significa sapere approfittare della fortuna, delle circostanze favorevoli che si danno solo in certi frangenti storici – come quello che stiamo vivendo. Continua a leggere

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Repubblica del Sol: il giorno dopo

"Se Madrid scese in piazza per il mondiale, come non farlo per il nostro futuro"

E’ difficile sottovalutare l’importanza del voto amministrativo di domenica scorsa in Spagna. Il partito di Zapatero, come abbiamo scritto qui, ha vissuto una débâcle paragonabile a quella della socialdemocrazia tedesca alle politiche di due anni fa (una sintesi qui) quando vide ridurre di un terzo i propri consensi. Nel caso spagnolo, oltre all’arretramento in termini di voti, va rilevata la perdita di potere territoriale: la città più grande ad essere amministrata dal PSOE sarà, con tutta probabilità, Vigo, in Galizia: un comune di 300mila abitanti. Governare costa caro, in tempi di crisi. Non c’è dubbio. Ma proprio il confronto con la vicenda tedesca consente di coltivare qualche speranza. La SPD non tardò a fare autocritica, invertire rotta e riprendersi (lo raccontammo qui): vedremo se e in che misura i socialisti spagnoli faranno tesoro della sconfitta.

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Elezioni (non troppo) indignate

Gli indignados di Sol sostengono che la vera democrazia sia in piazza con loro, e ostentano disinteresse per gli scontri di una classe politica che non li rappresenta più. Ma le urne di Spagna (tutto il paese è stato chiamato a votare ieri per le elezioni regionali e amministrative) consegnano l’avviso di sfratto all’ex stella del socialismo europeo Zapatero, che chiude definitivamente il suo ciclo politico.  Continua a leggere

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La Repubblica del sole

Puerta del Sol

Centinaia se non migliaia di giovani accampati a Puerta del Sol, la piazza principale di Madrid, da domenica scorsa. Altri che hanno “conquistato” posizioni analoghe in altre città del Paese, prima fra tutte Barcellona. Oggi pomeriggio si mobiliteranno anche gli spagnoli di Torino, qui la loro pagina Facebook. Il movimento spagnolo degli indignados ha diverse sigle, le due più importanti sono “15M”, cioè quindici maggio, dalla data di inizio e “DRY” che poi sta per “Democracia Real Ya!”. Continua a leggere

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Governo tecnico?

Martedì il parlamento voterà diverse mozioni di sfiducia al governo Berlusconi. Non ci interessa qui fare il toto-risultato, né porci la domanda se si sia o meno al tramonto del berlusconismo. Come ha detto Franco Battiato, un tramonto può durare anche parecchio tempo e, aggiungiamo noi, la durata dipende da alcune questioni di fondo su cui, al di là della crisi politica, è bene ragionare fin da ora: una delle opzioni in caso di voto di sfiducia, infatti, sarebbe un governo “di responsabilità nazionale” (ma ci sono almeno altre 4 definizioni) che avrebbe il compito di riformare la legge elettorale e fare alcune riforme per tenere in piedi l’economia nella burrasca finanziaria europea. Ne vale la pena?

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Quattro punti a proposito di Ed Miliband

1. La prima notizia è che ben due figli di Ralph Miliband – non uno, due: Ed e David – si sono battuti per divenire segretari del partito laburista. Chissà cosa avrebbe pensato il padre, uno dei grandi pensatori marxisti del secondo ‘900, fondatore della New Left Review e soprattutto autore di un libro (certo, non la sua opera più importante) dal titolo Parliamentary Socialism: A Study of the Politics of Labour, nel quale criticava aspramente il parlamentarismo del Partito Laburista. Le sue tesi divennero la base teorica sulla quale si formarono i leader della New Left britannica, in opposizione al governo laburista eletto nel 1964. Ralph – che potete salutare al cimitero di Highgate a Londra, proprio accanto alla tomba di Marx – non avrebbe votato per nessuno dei due figli; la madre, Marion Kozak, avrebbe confessato a Ed che nel primo ballottaggio la sua preferenza sarebbe andata a Diane Abbott, la rappresentante dell’estrema sinistra del partito. Continua a leggere

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La Germania e la fine della Terza Via

È certamente un caso, ma è piacevolmente curiosa la circostanza per cui nello stesso fine settimana il Labour sceglie un nuovo leader più a sinistra del blairismo, Ed Miliband, e il Partito socialdemocratico tedesco (SPD) sancisce definitivamente, con il Congresso straordinario di Berlino, il congedo dalla stagione del centrismo di Gerhard Schroeder. Nella speranza che l’intuizione sulla quale il nostro blog si fonda (ossia la fine della cosiddetta della Terza Via come ideologia fondante della sinistra maggioritaria europea) possa trovare conferma da ulteriori evoluzioni nel seno di altri partiti progressisti del Vecchio Continente, vediamo brevemente in cosa consiste il “ritorno a sinistra” della SPD. Continua a leggere

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Perché Pomigliano ci riguarda

La Fiat Panda che sarà prodotta a Pomigliano, forse

Domani si voterà nello stabilimento Fiat di Pomigliano per decidere con un sì o con un no sull’accordo proposto dall’azienda e firmato da tutti i sindacati tranne la Fiom-Cgil. Apparentemente si tratta di una questione per addetti ai lavori o, al più, un esempio che condizionerà la vita di tutti gli operai metalmeccanici. In realtà, la battaglia di Pomigliano è molto di più di una lotta-simbolo: rischia di stabilire un precedente molto utile a seppellire definitivamente i diritti dei lavoratori in questo Paese. Ecco, in breve, perché riguarda anche chi oggi è molto più precario di quegli operai. Continua a leggere

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Cosa ci dicono le ultime elezioni tedesche

Sulla carta, il risultato delle elezioni nel più popoloso Land tedesco, il Nordreno-Westfalia, cuore economico dell’Europa, parla chiaro: c’è una maggioranza di sinistra formata da SPD (34,5%), Verdi (12,1%) e Linke (5,6%). Il governo democristiano-liberale del Ministerpräsident Rüttgers è stato sconfitto.  La realtà delle cose, tuttavia, è più complicata e la probabilità che si formi effettivamente una coalizione rosso-verde-rossa non è molto alta: siamo di fronte, dunque, a una vittoria di Pirro che si tradurrà in una scialba Groβe Koalition fra CDU e socialdemocratici? Nessuno può prevedere come finiranno le difficili settimane di trattativa che attendono le dirigenze dei partiti in riva al Reno. In ogni caso, non ci interessa il toto-coalizioni, bensì capire il perché continui ad essere difficile per la sinistra tedesca definire un progetto di governo comune, anche quando il messaggio dell’elettorato sembra interpretabile come un’indicazione a procedere in quella direzione.

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