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Quanto (e come) vale la sinistra alle elezioni

Andamento dei risultati elettorali delle liste proporzionali di Sinistra e Centro-sinistra alla camera dei deputati dal 1994 al 2008 (in milioni di voti)

Andamento dei risultati elettorali delle liste proporzionali di Sinistra e Centro-sinistra alla camera dei deputati dal 1994 al 2008 (in milioni di voti)

Quanto  ( e come ) vale la sinistra alle elezioni

Lorenzo Fanoli

Una delle poste in gioco delle prossime elezioni riguarda direttamente il ruolo e il peso delle formazioni politiche e dell’elettorato di sinistra che non si riconoscono e non vengono rappresentate dal Partito Democratico.

Per quel che ci riguarda si tratta di una partita importante che può determinare la qualità e la direzione della prossima fase storica in Italia e in Europa. Continua a leggere

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Senza sorprese

Il prossimo presidente della Sicilia? immagine tratta da Lettera43.it

Senza sorprese, in fin dei conti, le elezioni siciliane: il Pd elegge il Presidente della Regione grazie all’alleanza con l’Udc che nell’isola continua ad avere il suo più consistente bacino elettorale; la destra è in rotta; Grillo raggiunge la percentuale che i sondaggi gli danno dai tempi di Parma; la sinistra della sinistra che si allea con se stessa è irrilevante. Non sorprende neanche il drammatico calo nella partecipazione elettorale: con un astensionismo valutato intorno al 40% a livello nazionale, ci sta che in una grande regione del mezzogiorno (dove si vota di meno che nel centro-nord), in un turno elettorale isolato e autunnale, venga raggiunta un’astensione record.

Le conseguenze del voto, invece, sono un po’ più complesse. Continua a leggere

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In ricordo di Italo Insolera

Foto di A. Declich

Lunedì 27 agosto è morto Italo Insolera, un grande urbanista che con i suoi studi e le sue battaglie culturali ha dato un grandissimo contributo alla causa di una Roma migliore e più vivibile per tutti. E’ una grande perdita, ma Insolera ha lasciato in eredità un grande patrimonio di idee e di passione. In questi due giorni lo hanno ricordato in tanti. Lo faremo anche noi attraverso le commosse parole della commemorazione di Vezio De Lucia, e i begli articoli di Tocci, Berdini e di altri apparsi sulla stampa.

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A proposito di crisi dei partiti. Tra il flusso dell’antipolitica e le ragioni della democrazia partecipativa

Manifesti durante l’ultima campagna elettorale francese.

Che la vita politica italiana viva un momento di profonda confusione è sotto gli occhi di tutti. La deriva in termini di credibilità dei partiti politici, Il declino della partecipazione al voto (in Italia come nel resto dei paesi occidentali), il Movimento 5 stelle che rischia seriamente di affermarsi oggi come seconda forza del paese, la presenza costante di movimenti dal basso che quotidianamente mettono in discussione il ruolo di mediazione dei partiti, sono tutti segnali di quanto grande sia la distanza tra il bisogno di risposte politiche da parte dei cittadini e la volontà o la capacità dei tradizionali attori politici. Da questo punto di vista occorre chiedersi se siano i partiti ad essere ancora in grado di guidare la soluzione della crisi, se la crisi attuale non sia soprattutto crisi delle istituzioni e dei partiti come li abbiamo conosciuti? Quello a cui stiamo assistendo è a mio modesto parere infatti la rimozione del filtro della rappresentanza e della mediazione dei partiti come l’abbiamo conosciuta. Un processo che ha radici profonde e non può essere liquidato sull’onda dell’antipolitica.
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Primarie ma anche idee nuove. Le lezione di Como, l’ex “Mugello del centrodestra”

Il nuovo sindaco di Como, dal sito delle primarie. http://primarie.como.it

«Non c’è vento favorevole per chi non sa in che porto vuole andare», con questa citazione di Seneca Bruno Magatti della lista Paco-SEL commentava il risultato, obbiettivamente eccezionale, delle elezioni comasche. Questa frase rappresenta il senso delle amministrative comasche, un ribaltamento assoluto in una città governata da 20 anni dal centrodestra, in cui l’ultima (ed unica) giunta del centro-sinistra (durata pochi mesi) era quella guidata dall’onorevole Renzo Pigni, ex Psiup. Parliamo dell’inizio degli anni ’80, praticamente un’era geologica fa.

La citazione di Seneca con cui abbiamo aperto la nostra riflessione esprime un concetto importante, una lezione che non vale solo per un’impresa “impossibile”, come quella lariana, ma è utile anche in chiave nazionale e regionale meritando una riflessione oltre i commenti a caldo. Continua a leggere

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Progressisti e moderati: alleanza o alternativa? Riflessioni dopo il voto.

Rossana Rossanda, foto tratta dal blog di Matteo Bartocci

«Dove una sinistra ha il coraggio di esistere e dichiararsi tale, può vincere». Ha perfettamente ragione Rossana Rossanda, commentando la vittoria di François Hollande: quella possibilità di vittoria, materializzatasi in Francia, esisterebbe anche nel nostro Paese, se la classe dirigente progressista italiana non fosse in buona parte prigioniera, ancor prima che dei propri limiti oggettivi, di una sorta di senso di inadeguatezza soggettivo che da oltre vent’anni la rende un’eccezione nel panorama europeo.

Nella patria di Machiavelli bisognerebbe aver imparato che cosa significa sapere approfittare della fortuna, delle circostanze favorevoli che si danno solo in certi frangenti storici – come quello che stiamo vivendo. Continua a leggere

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Cosa dicono le elezioni francesi all’Italia

Il primo turno delle presidenziali francesi di ieri ha mostrato due fatti importanti su cui riflettere: il successo di Hollande e della gauche in generale (mai un candidato socialista così in alto dal 1988) e l’avanzata di Marine Le Pen, candidata del Front National.

Sul primo elemento va detta una cosa da subito: attenzione a non cominciare a dire “facciamo come in Francia”. Uno schema, quello della riproposizione sic et simpliciter di modelli presi altrove, già visto in Italia sia con Jospin negli anni ‘90 che poi con Zapatero negli anni 2000. Tuttavia le presidenziali francesi sono molto importanti perché possono cambiare l’Europa e anche la politica italiana, perché ci dicono di come si può governare la crisi attuale e di come si può rispondere alla crisi di democrazia.
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Di che cosa parliamo quando parliamo di lavoro (e di crisi)? Alcune idee sul libro di Stefano Fassina

Il libro "il lavoro prima di tutto" di Stefano Fassina, dal sito dell'editore Donzelli

Del recente libro di Fassina, “Il lavoro prima di tutto. L’economia, la sinistra, i diritti” (Donzelli, 2012, presentazione oggi a Roma alle 17,30) si è detto che costituisce “un tentativo di ripercorrere all’indietro la strada fatta dalla sinistra a partire dal 1989”. La critica, emersa nell’ambito di un dibattito sul quotidiano Europa, ci sembra infondata. Una risposta all’obiezione è stata data dallo stesso autore, ma vorremmo offrire qualche argomento per spiegare perché il giudizio ci sembra avventato (oltre che qualche spunto critico, ma costruttivo).

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Se non ora quando. Un anno dopo.

Un anno fa un gruppo di donne lanciò al paese un appello alla mobilitazione. Eravamo nel pieno di una crisi civile, politica e sociale, immersi in un sistema di potere che usava il corpo femminile come merce di scambio. Una marea di donne e uomini risposero a quell’appello e invasero le piazze italiane il 13 febbraio. Io ero tra quelle donne e ho partecipato gioiosa e incredula probabilmente alla più grande manifestazione della storia italiana. Continua a leggere

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Proposta: scegliamo le candidate e i candidati con i caucus

Una palestra scolastica. Qui si svolgono spesso i caucus in America. Foto tratta dal sito del comune di Caorle (Ve)

Dopo la bocciatura dei referendum da parte della Corte Costituzionale rimane aperta la questione di come vengono selezionati i membri del parlamento. Un tema tanto più importante quanto più grave si fa la crisi di fiducia popolare nelle istituzioni democratiche. Basti guardare a tale proposito i dati dell’ultimo rapporto Demos su “gli italiani e lo Stato”: tra tutti i corpi costituzionali, i partiti politici e il parlamento sono quelli che riscuotono meno fiducia – e fin qui poco di nuovo. La novità è la rapidità del crollo tra il 2010 ed il 2011: la percentuale di chi dichiara di avere fiducia nei partiti cade dal 7,7% al 3,9%, quella per il parlamento scende dal 13,4% all’8,9%. E’ certo il frutto delle campagne anti-casta basate sui costi della politica ma forse non è un caso se le stesse campagne siano iniziate nel 2006, il primo anno di entrata in vigore dell’attuale legge elettorale che ha creato il cosiddetto “parlamento dei nominati”. Mentre è difficile sperare che l’attuale legislatura modifichi il porcellum, si può invece ragionare su cosa possono fare a legislazione vigente i partiti – e nello specifico i partiti del centrosinistra – per scegliere i candidati in una maniera allo stesso tempo più partecipata e più credibile. La proposta che qui si vuole illustrare verte sull’introduzione dei caucus, vediamo di cosa si tratta e come si potrebbe realizzare qui in Italia.

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