Esce oggi in libreria il libro scritto dagli autori di questo blog. E’ acquistabile online sul sito dell’editore Ediesse. Pubblichiamo qui di seguito l’introduzione, sperando faccia crescere la curiosità nella potenziale lettrice e nel potenziale lettore.
Questo libro è il frutto di un lavoro collettivo, iniziato nel 2009 con la creazione del blog Italia2013. Scrivemmo allora che il 2013 era una data «vicina e lontana» allo stesso tempo, e che volevamo coltivare idee e analisi per costruire un Paese diverso. Ora quella data è arrivata, e perciò abbiamo deciso di mettere le nostre idee su carta. Non si ripropongono qui i post che si trovano online (e che lì rimarranno), ma si cerca di dare una forma più compiuta ai nostri pensieri. Ciò non vuol dire, però, che quanto scritto qui sia definitivo e chiuso: anzi, l’obiettivo di questo libro è proprio quello di aprire un dibattito e una riflessione. Chi vorrà contattarci su per organizzare una presentazione, per discutere o anche solo per farci notare che abbiamo sbagliato qualcosa, ci troverà molto ben disposte/i. Basta scrivere un commento alla fine di questo post.
Gli undici capitoli che seguono hanno sicuramente tralasciato dei temi importanti: non era nostra intenzione scrivere un «programma» né affrontare tutti i problemi che la società italiana ha di fronte. Abbiamo cercato di parlare di cose sulle quali avevamo qualcosa da dire – e sulle quali abbiamo scritto di più negli scorsi anni. Sono rimaste comunque fuori per motivi di tempo e spazio questioni a noi care come l’immigrazione e il diritto per chi nasce in Italia di avere la cittadinanza. Continua a leggere



Dal 14 giugno il
Il 12 e 13 giugno a Milano si sono votati ben 9 referendum. Accanto ai 4 quesiti nazionali, infatti, c’erano 5 referendum comunali “per l’ambiente e la qualità della vita a Milano”. Ma facciamo un passo indietro. Ricordate la promessa della Moratti a pochi giorni dal voto di eliminare il pedaggio che lei stessa aveva introdotto per la circolazione automobilistica? «Basta Ecopass e sosta gratis per i residenti anche nelle strisce blu», titolava il Corriere edizione Milano. Sembrava l’abolizione dell’Ici, la travata elettorale demagogica ma estremamente popolare in grado di far conquistare consensi nella sfida all’ultimo voto.
I primi atti del neosindaco milanese Giuliano Pisapia dicono molto della dimensione simbolica che si accompagna alla buona politica. Non stiamo parlando delle scelte in corso circa la formazione della giunta. No, ci riferiamo a due gesti: la visita a Nori Brambilla Pesce, partigiana medaglia d’argento, vedova del leggendario gappista Giovanni Pesce, e la celebrazione della ricorrenza del 2 giugno, “aprendo le porte” di Palazzo Marino per ricevere e salutare i concittadini. Entrambi sono esempi efficaci di come una personalità istituzionale, e un politico di sinistra, possa degnamente essere anche “ministro del culto” di una “religione civile” democratica, fondata su una corretta amministrazione del passato. In un paese dove, come ci ricorda Giovanni De Luna nel recente La Repubblica del dolore (Feltrinelli), il rapporto fra politica e “memoria pubblica” è uno degli specchi in cui si riflette l’immagine della crisi istituzionale e sociale dell’ultimo trentennio.
