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Il “non-detto” della riforma del lavoro.

La flessibilità del lavoro in alcuni paesi del mondo. L'Italia è già ora più flessibile di Francia, Germania e altri paesi europei. Grafico tratto da http://www.gustavopiga.it

Ieri sera il governo ha concluso la trattativa sulla riforma del lavoro e, dopo altre riunioni “tecniche”, sottoporrà la sua proposta al parlamento. Analizzeremo con più calma queste proposte nei prossimi giorni, vale la pena però ora considerare alcuni elementi che ci aiutano a capire quale può essere l’obiettivo non dichiarato della riforma e quali le sue conseguenze. Continua a leggere

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Archiviato in economia, Europa, precarietà, sinistra

Immobile sarà lei. Perché in Italia se nasci povero ci rimani.

In questo paese una analisi seria da parte della classe dirigente sulla condizione di quotidiana precarietà cui sono condannati donne, giovani e meno giovani rispetto alla dimensione dei diritti sociali e del lavoro, continua a rimanere un’utopia. Siamo passati dalla polemica sui bamboccioni di Tommaso Padoa Schioppa alle esternazioni del trio Monti, Martone, Cancelleri, passando per quelle della triade Berlusconi, Sacconi, Brunetta. Uscite che hanno trasmesso un’idea umiliante di questo paese descritto come pigro e privo di dinamismo sociale ed economico. Un paese in cui i più giovani (ma non solo loro) non vorrebbero mai recidere il cordone ombelicale con la famiglia, desidererebbero rimanere parcheggiati all’università, avere la sicurezza del posto fisso e, per finire, difendere i privilegi assicuratisi negli anni attraverso l’articolo 18. In poche parole, punti di vista che sembrano rientrare, più che nel campo dell’analisi, in quello dell’illusionismo, ovvero dell’arte di sviare l’attenzione dirigendola verso un punto per distogliendola, una volta ancora, da altri. Continua a leggere

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Archiviato in Donne, economia

Invece della “cura greca”

- Keynes, sei fuori moda e inutile. L'economia moderna ti ha superato - oddio, sto cadendo dal dirupo. Salvami Keynes! - ti ho preso. - Grazie - come dicevo, Keynes, non sei di nessuna utilità!

Mentre Atene brucia sono in molti  a chiedersi se la via crucis imposta alla Grecia sia l’unica via d’uscita alla crisi debitoria del paese. Senza inoltrarci nell’enorme questione democratica sollevata dai famigerati “diktat della troika” imposti al parlamento ellenico e dallo svuotamento delle istituzioni elette,  proviamo a concentrarci sull’analisi di queste manovre e sulle possibilità che esse sortiscano un effetto positivo. Continua a leggere

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Archiviato in economia, Europa

Il vento che soffia dal sud. Il Mezzogiorno perso tra recessione e ribellismo

Il porto di Napoli. Foto tratta da http://www.porto.napoli.itIl porto di Napoli. Foto tratta da http://www.porto.napoli.it

Se sul reale spirito di cambiamento del Movimento dei forconi si possono nutrire dubbi per le biografie delle persone che si sono fatte promotrici delle azioni di protesta, è altrettanto evidente come questi eventi segnalino la rottura nel Mezzogiorno di equilibri politici e sociali.

Tutte le analisi socio-economiche condotte negli ultimi anni descrivono infatti un’Italia in cui coesistono un Nord con livelli di benessere in linea con la realtà europea e un Sud con rischi di povertà o esclusione prossimi a quelli del Nord Africa.

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Il giorno dopo la finanziaria

Il parlamento europeo, anche da lì può passare un'uscita diversa dalla crisi. (Foto tratta da ilperiodico.it)

Ieri la Camera dei Deputati ha convertito in legge la manovra finanziaria che è stata firmata questa mattina dal Presidente della Repubblica (qui un riassunto delle misure). Già all’inizio di questa settimana sono cominciate a circolare voci su nuove manovre e nuovi provvedimenti, segno che non è finita: e non finirà presto se si continua con questo approccio che chiede sempre alla parte più povera della popolazione, aumenta i carichi di lavoro e le ingiustizie contro le donne, diminuisce i redditi e i servizi pubblici e aumenta le disuguaglianze come scrivemmo già qui. Lamentarsi e criticare non basta, però. Anche perché, e qui sta la vera differenza con altri periodi bui del passato recente, oggi ci sono proposte e analisi concrete su come si potrebbe fare diversamente. Ecco alcuni consigli di lettura in proposito. Continua a leggere

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Anniversari

Sono passati diciassette anni. Il 27 marzo 1994 Silvio Berlusconi vinse, per la prima volta, le elezioni per la camera dei deputati. Al senato non raccolse una maggioranza netta. Ottenne la fiducia solo grazie al cambiamento di casacca di alcuni parlamentari centristi. Tra di loro, Giulio Tremonti.

Ne sono passati invece solo due di anni dal nostro primo post. Ma qui non vogliamo celebrare il nostro compleanno bensì ragionare sull’altro anniversario: è tempo di fare qualche bilancio anche se il berlusconismo non sembra esattamente finito.  Continua a leggere

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Il “nuovo centro” che il PD non vede

Nel PD e su alcuni grandi giornali non si parla d’altro: rinunciare alle primarie è la condizione necessaria per costruire un’ alleanza che vada da Fini a Diliberto per constrastare la minaccia autoritaria dell’attuale centrodestra. Una visione miope e improbabile (Fini e Casini hanno già detto di no molte volte ad uno schieramento che includa Di Pietro e Vendola) e che può portare a due scenari uno peggiore dell’altro: un’alleanza che comprenda solo il PD e il Terzo Polo e che secondo un sondaggio di Diamanti poco citato avrebbe solo il 30,8%, lasciando il 28,8% a SEL, IDV e FdS e ovviamente facendo vincere il centrodestra con meno del 40% dei voti; oppure un centrosinistra privo di idee, che arriva alle elezioni impreparato, senza aver tenuto le primarie e senza aver mobilitato i propri elettori. Insomma, quanto già successo nelle regionali laziali. Continua a leggere

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