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Che succede a Madrid?

Immagine tratta da exabruptoblog.blogspot.com

«Quando in questi giorni sento un elicottero, capisco che è ora di avviarmi verso la plaza de Neptuno», commenta Cristina, con me in piazza in mezzo a migliaia di persone. Una battuta particolarmente azzecata la sua, in questa settimana “calda” madrilena, in cui lo sproporzionato dispiegamento poliziesco e la brutale repressione di martedì scorso si sono trasformati in uno dei principali catalizzatori della protesta. Il numero dei manifestanti radunatisi sabato 29 settembre, di fronte al Congreso de los diputados (la Camera dei deputati spagnola) era superiore a quello del primo appuntamento, martedì 25. Continua a leggere

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In Spagna torna la Repubblica del Sol

Una foto dalla “Repubblica del Sole” di quest’estate

Questione di punti di vista. Per il rappresentante dei commercianti, l’immagine della Puerta del Sol piena di persone e di tende, che l’anno scorso fece il giro del mondo, ha rappresentato un danno incalcolabile per la Spagna, oltre ad una perdita di ben 30 milioni di euro per i negozi che si affacciano sulla centrale piazza madrilena. Per Demetria, quarantacinque anni, assistente sociale disoccupata e attivista del movimento 15-M, le cose stanno diversamente: «innanzitutto le cifre sono gonfiate, ma ciò che colpisce è la grettezza di simili argomenti. Chi parla come il rappresentante dei commercianti non capisce la necessità di risvegliare le coscienze, che ci animò un anno fa e continua a farlo ora. Non possiamo continuare a vivere in una società dove il denaro è Dio, e le persone non contano nulla». Continua a leggere

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2011, l’anno del dimostrante?

La copertina di Time con il personaggio dell'anno. Foto tratta da 30secondi.globalist.it

Il 2011 è stato un anno ricco di movimenti e sommovimenti a livello globale: non solo il Medio Oriente ma anche il Cile, gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Spagna, l’India. Non a caso il settimanale americano Time ha deciso di nominare “il dimostrante” come personaggio dell’anno ritoccando una foto scattata nell’ovest degli Stati Uniti per farla assomigliare ad una scattata in un paese islamico. L’Italia non è stata da meno tra il movimento “Se non ora quando?”, quello dei ricercatori e degli studenti, la campagna per i referendum e, con tutte le sue ombre, il 15 ottobre.

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Spagna: la prossima vittoria della destra liberista?

Mariano Rajoy, leader del Partido Popular e probabile futuro premier spagnolo

A due settimane dal voto, i sondaggi sono impietosi: la distanza fra il conservatore Partido Popular e i socialisti appare incolmabile. Secondo il Cis, il più importante istituto spagnolo d’indagini d’opinione, la formazione guidata da Mariano Rajoy dovrebbe ottenere una schiacciante maggioranza assoluta: 195 seggi in un Parlamento di 350. Una performance seconda solo alla storica vittoria di Felipe González nel 1982, quando il Psoe raggiunse quota 202 deputati: un risultato che segnò un cambio d’epoca. Lo stesso potrebbe avvenire il 20 novembre, se le inchieste sulle intenzioni di voto saranno confermate dallo spoglio delle schede.
I vincitori in pectore, infatti, annunciano nel loro programma ambiziose intenzioni «riformiste», inequivocabili malgrado le formulazioni spesso ambigue. Continua a leggere

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I significati della violenza del 15 ottobre e l’onda lunga del ’77

Un

“Senza senso”, “folle”, “criminale” e “teppistica”, così è stata definita a caldo l’esplosione di violenza durante il corteo degli indignati, degenerato in scontri tra parte dei manifestanti e le forze dell’ordine, sabato 15 ottobre a Roma.

Mai come in questa occasione, negli ultimi anni, l’impiego della violenza ha risposto, in realtà, ad un disegno razionale e ha portato a risultati politici concreti. “Non piantiamo tende, ma grane”, recitava uno slogan dell’ala dura del movimento. Il primo obiettivo dei violenti, infatti, era impedire l’occupazione pacifica e duratura di piazza San Giovanni, così come accadeva in centinaia di altre città, in Europa e nel resto del mondo. A Roma, invece, si è guardato ad Atene, al modello di conflittualità permanente lì sperimentato.

Ma chi si nasconde dietro il “Blocco nero”?

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Il 15 ottobre spagnolo

Una foto dalla "Repubblica del Sole"

Cinque mesi dopo, la Puerta del Sol di Madrid è tornata a raccogliere l’indignazione e la voglia di cambiare di decine di migliaia di persone. Una piazza piena di rabbia, certo, ma anche allegra e rigorosamente non-violenta, perché tale è l’identità di un movimento fondato sul dialogo, la partecipazione e la ricerca del consenso, lontano anni luce dalla furia nichilista dei teppisti di Roma. Non a caso, qua in Spagna, la simpatia nei confronti degli indignados continua a crescere e nessuno dubita che il movimento del 15-M sia ormai un protagonista della politica nazionale – in grado, tra l’altro, di parlare al mondo.

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Il 15 ottobre, la mobilitazione globale degli “indignati”

Una foto dalla "Repubblica del Sole"

Non è da tutti dialogare con un premio Nobel per l’economia. Se gli  indignados sono riusciti a farlo, significa che nessuno può più guardarli dall’alto in basso. Di passaggio a Madrid per una serie di conferenze, Joseph Stiglitz ha accettato di buon grado l’invito a partecipare lo scorso lunedi 25 luglio al primo Forum Sociale della spanish revolution. Dall’economista statunitense, autore de La globalizzazione e i suoi oppositori, è giunto il sostegno alle ragioni che spingono migliaia di spagnoli a non arrendersi all’ideologia dell’«assenza di alternative» di fronte al potere dei «mercati». Ed è proprio il riconoscimento della serietà delle loro analisi che permette agli «indignati» di guardare con ottimismo all’impegno che li attende nei prossimi mesi, che si annunciano molto intensi. Sanno di dover bene amministrare l’autorevolezza acquisita nel cammino percorso sin qua: un compito non facile.

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Repubblica del Sol: il giorno dopo

"Se Madrid scese in piazza per il mondiale, come non farlo per il nostro futuro"

E’ difficile sottovalutare l’importanza del voto amministrativo di domenica scorsa in Spagna. Il partito di Zapatero, come abbiamo scritto qui, ha vissuto una débâcle paragonabile a quella della socialdemocrazia tedesca alle politiche di due anni fa (una sintesi qui) quando vide ridurre di un terzo i propri consensi. Nel caso spagnolo, oltre all’arretramento in termini di voti, va rilevata la perdita di potere territoriale: la città più grande ad essere amministrata dal PSOE sarà, con tutta probabilità, Vigo, in Galizia: un comune di 300mila abitanti. Governare costa caro, in tempi di crisi. Non c’è dubbio. Ma proprio il confronto con la vicenda tedesca consente di coltivare qualche speranza. La SPD non tardò a fare autocritica, invertire rotta e riprendersi (lo raccontammo qui): vedremo se e in che misura i socialisti spagnoli faranno tesoro della sconfitta.

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Elezioni (non troppo) indignate

Gli indignados di Sol sostengono che la vera democrazia sia in piazza con loro, e ostentano disinteresse per gli scontri di una classe politica che non li rappresenta più. Ma le urne di Spagna (tutto il paese è stato chiamato a votare ieri per le elezioni regionali e amministrative) consegnano l’avviso di sfratto all’ex stella del socialismo europeo Zapatero, che chiude definitivamente il suo ciclo politico.  Continua a leggere

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