Archivi tag: eclisse della socialdemocrazia

La Repubblica del sole

Puerta del Sol

Centinaia se non migliaia di giovani accampati a Puerta del Sol, la piazza principale di Madrid, da domenica scorsa. Altri che hanno “conquistato” posizioni analoghe in altre città del Paese, prima fra tutte Barcellona. Oggi pomeriggio si mobiliteranno anche gli spagnoli di Torino, qui la loro pagina Facebook. Il movimento spagnolo degli indignados ha diverse sigle, le due più importanti sono “15M”, cioè quindici maggio, dalla data di inizio e “DRY” che poi sta per “Democracia Real Ya!”. Continua a leggere

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Germogli verdi in Germania

La piroetta opportunistica degli ultimi giorni della campagna elettorale non è bastata: la maggioranza degli elettori tedeschi chiamati a votare domenica scorsa, nei due prosperi Länder sud-occidentali del Baden-Württemberg e della Renania-Palatinato, non ha creduto alla conversione “antinuclearista” della coalizione democristiano-liberale che governa a Berlino. L’opinione pubblica tedesca, tradizionalmente sensibile alle questioni dell’ambiente, ha mostrato di considerare l’incidente di Fukushima come il tema decisivo sul quale orientare le proprie scelte elettorali, a beneficio del partito che da trent’anni ha costruito la propria identità intorno all’opposizione all’energia nucleare: i Verdi. Esiste una logica, evidentemente, anche in politica. Almeno ogni tanto e da qualche parte…

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Dai tagli al razzismo: evoluzione di un socialdemocratico tedesco

“Noi [il popolo tedesco, ndr] diventeremo per ragioni naturali sempre più stupidi, perché è stato calcolato che i musulmani, meno attrezzati sul piano cognitivo, hanno un tasso riproduttivo più alto”. Leggere queste parole nell’originale tedesco provoca, per chiunque conosca gli avvenimenti storici del XX secolo, una sensazione quantomeno sgradevole. E desta anche vera preoccupazione, se si esamina la fonte: non un blog di estrema destra, né la propaganda elettorale di qualche gruppuscolo populista, ma un libro di enorme diffusione, La Germania si estingue, uscito nelle librerie tedesche un paio di settimane fa.

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Chiudere il trentennio conservatore. Cosa dice, davvero, l’America all’Italia

Nichi Vendola, concludendo gli Stati Generali delle Fabbriche, ha affermato che uno degli obiettivi del suo progetto è quello di chiudere “la guerra dei trent’anni”, la versione italiana dell’egemonia conservatrice. L’America in questo senso può essere un esempio, a patto ovviamente di tenere a mente le enormi differenze – storiche e politiche – che esistono tra Chicago e Bari. Non si tratta di alimentare la rincorsa alla ricerca dell’Obama italiano (ci sono bastate le elezioni del 2008), ma bisogna piuttosto guardare agli Usa per osservare la realtà, complicata, di un progetto di governo che tenta di allontanarsi dal trentennio inglorioso, nel quale hanno vissuto sia gli europei che gli americani. Continua a leggere

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Cosa ci dicono le ultime elezioni tedesche

Sulla carta, il risultato delle elezioni nel più popoloso Land tedesco, il Nordreno-Westfalia, cuore economico dell’Europa, parla chiaro: c’è una maggioranza di sinistra formata da SPD (34,5%), Verdi (12,1%) e Linke (5,6%). Il governo democristiano-liberale del Ministerpräsident Rüttgers è stato sconfitto.  La realtà delle cose, tuttavia, è più complicata e la probabilità che si formi effettivamente una coalizione rosso-verde-rossa non è molto alta: siamo di fronte, dunque, a una vittoria di Pirro che si tradurrà in una scialba Groβe Koalition fra CDU e socialdemocratici? Nessuno può prevedere come finiranno le difficili settimane di trattativa che attendono le dirigenze dei partiti in riva al Reno. In ogni caso, non ci interessa il toto-coalizioni, bensì capire il perché continui ad essere difficile per la sinistra tedesca definire un progetto di governo comune, anche quando il messaggio dell’elettorato sembra interpretabile come un’indicazione a procedere in quella direzione.

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Segnalazioni: Ancora sulle elezioni britanniche e la terza via

Da America2012, una riflessione non firmata (ma vi sveliamo che appartiene di Martino Mazzonis) sulle elezioni britanniche e sulla fine della terza via, avvenuta nel 2008 con la crisi finanziaria di Wall Street, con la crisi del modello di globalizzazione anni ’90 e con la vittoria di Obama negli Usa. E ora arrivata anche in Gran Bretagna, comunque vada, persino vincesse Brown. Siccome è un tema sul  quale siamo  fissati, vi segnaliamo per l’ennesima volta il nostro post eclissi della socialdemocrazia (una recensione ragionata del libro di Giuseppe Berta) e alcune cose che scrivemmo ai bei tempi di America2008: http://www.america2012.it/?p=298 e poi http://www.america2012.it/?p=359 (sono post brevi che vi rimandano a un po’ di cose americane interessanti).

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5 tesi sulla società italiana

Nella prima iniziativa pubblica di Italia2013 abbiamo discusso 5 tesi interpretative sulla società italiana. Le vogliamo ora condividere con quante e quanti non hanno potuto esserci ieri.

Prima tesi: non siamo in tempi normali

Per anni la sinistra italiana ha sognato il modello Westminster, la creazione di una democrazia “come le altre”, parte integrante dell’Europa. Nulla di più lontano dalla situazione attuale: ancora prima delle tanto agognate “riforme condivise”, c’è un uomo solo al comando di un potere esecutivo che non conosce limiti, mentre la gran parte del popolo sceglie di non andare a votare. Continua a leggere

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Quando la Giustizia è sociale

E’ compatibile il principio solidaristico che sta alla base dello Stato sociale con il principio secondo il quale chi lavora deve guadagnare di più di chi non lo fa? Insinuare il dubbio che le politiche pubbliche a sostegno dei soggetti “svantaggiati” siano, nei fatti, un’ingiustizia contro i lavoratori onesti ed industriosi a beneficio degli scansafatiche, è stato, a partire dalla fine degli anni settanta, un topos di quella (vincente) retorica neoliberista che ha inciso profondamente nelle culture politiche e negli assetti sociali dell’intero Occidente. Una visione del mondo la cui egemonia, ultimamente, ha finalmente cominciato ad essere messa in discussione, lo sappiamo, soprattutto grazie alla vittoria di Barack Obama negli Stati Uniti e alle conseguenze della crisi finanziaria, economica ed occupazionale. Visione del mondo, tuttavia, che è ben lungi dall’essere in ritirata o sulla difensiva, come testimonia, ad esempio, il dibattito politico tedesco di questi giorni.

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Dalla pensione alla tomba (del buon senso)

1. Se la paura fa 90, il pensiero unico fa 67. Come gli anni d’età che devono dare diritto a godere della pensione di anzianità: sia secondo il piano presentato lo scorso venerdì dal governo socialista spagnolo, sia secondo una delle misure più discusse assunte dai socialdemocratici tedeschi nella precedente legislatura. Insomma, 67 sembra essere il numero magico con il quale una sinistra sensibile a certe suggestioni da “terza via” si propone di «stabilizzare» uno dei pilastri del sistema di protezione sociale, come quello delle pensioni, innalzando (in varia misura) l’età che dà diritto a beneficiarne. Conquistandosi applausi e consenso a destra, critiche e sconcerto a manca. Continua a leggere

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Dopo la Puglia

Alzi la mano chi si sarebbe aspettato una così chiara vittoria di Nichi Vendola e una cosa chiara sconfitta di Massimo D’Alema alle primarie di domenica in Puglia. A volte la politica stupisce, come ha scritto in un bell’ articolo oggi Ida Dominijanni sul Manifesto: il “rimescolamento”  e l’innovazione programmatica avvengono non dentro al PD, di cui dovevano essere la prima missione, ma fuori e grazie a personaggi difficilmente catalogabili come Nichi Vendola ed Emma Bonino. Su quest’ultima vale la pena  leggere qui cosa dice su Sanità privata e cementificazione e chiedersi se mai un candidato PD avrebbe avuto quel coraggio e quella chiarezza.

Eppure la vicenda pugliese merita un’analisi più approfondita di quella che si limita a spiegare le fasi e gli eventi politici riducendoli a scontri di personalità. Continua a leggere

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