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	<title>Italia2013</title>
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		<title>Farla finita con l&#8217;euro? La sinistra tedesca discute</title>
		<link>http://italia2013.org/2013/06/12/farla-finita-con-leuro-la-sinistra-tedesca-discute/</link>
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		<pubDate>Wed, 12 Jun 2013 09:55:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
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		<description><![CDATA[Bisogna farla finita con l’euro? Lanciato da Oskar Lafontaine a fine aprile, il dibattito nella sinistra tedesca è molto vivo. Alla vigilia del proprio congresso, a discutere è soprattutto la Linke, il partito di cui Lafontaine è uno dei fondatori &#8230; <a href="http://italia2013.org/2013/06/12/farla-finita-con-leuro-la-sinistra-tedesca-discute/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=italia2013.org&#038;blog=6635087&#038;post=2388&#038;subd=italia2013&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Bisogna farla finita con l’euro? Lanciato da Oskar Lafontaine a fine aprile, il dibattito nella sinistra tedesca è molto vivo. Alla vigilia del proprio congresso, a discutere è soprattutto la Linke, il partito di cui Lafontaine è uno dei fondatori e più importanti esponenti, ma non mancano contributi di accademici e attivisti sociali.<span id="more-2388"></span><br />
A sostegno delle tesi dell’ex ministro socialdemocratico è intervenuto sulle colonne del quotidiano die Taz uno dei responsabili del comitato scientifico di Attac Germania, Winfried Wolf, che vede nella moneta unica nient’altro che «il coronamento del progetto dell’Unione europea come progetto delle grandi imprese e delle banche», finalizzato «allo strangolamento delle economie europee piú deboli e all’affermazione completa degli interessi del capitale tedesco». Il fallimento dell’euro, peraltro, secondo Wolf era scritto: «Nella zona di libero commercio Nafta non è mai stata presa in seria considerazione l’ipotesi di una moneta comune a Stati Uniti, Canada e Messico, tre Paesi fra i quali esistono differenze analoghe a quelle che osserviamo in Europa, con il Messico nel ruolo ricoperto da Spagna o Italia».<br />
Suggeriscono di «tenere aperta la porta alla possibilità di un’uscita ordinata dall’euro da parte di alcuni stati» gli economisti Heiner Flessbeck e Costas Lapavitsas in un paper pubblicato su incarico della Rosa-Luxemburg-Stiftung, la fondazione di studi della Linke. Proprio quella possibilità consente, secondo loro, di difendere la Ue come «positivo progetto di pace» fra i popoli. Rispetto alla posizione di Wolf, per Flessbeck e Lavapitsas è importante non buttare via il bambino con l’acqua sporca. Non sottovalutano i rischi connessi all’uscita dall’euro degli stati «deboli»: la fuga di capitali dalle banche del paese che torna alla divisa locale e il crollo nel mercato valutario della nuova moneta. Per evitare ciò sarebbe necessario agire come a Cipro, dove le fughe di capitali dalle banche sono state impedite, e agganciare la nuova divisa ad un sistema monetario sul modello del vecchio Sme.<br />
Critico nei confronti di Flessbeck e Laviptsas, e quindi di Lafontaine, è Mario Candeias, uno dei responsabili della Fondazione Rosa Luxemburg. A suo giudizio, gli effetti di un abbandono dell’euro per un Paese come la Grecia sarebbero nefasti. Tra questi, l’aumento dei prezzi dei prodotti importati, soprattutto macchinari, energia e medicine, senza veri benefici per il settore dell’export: «dopo decenni di deindustrializzazione, cosa rimane da esportare alla Grecia»? Inoltre, il ritorno ad un sistema monetario europeo come quello esistito fra il 1979 e il 1993 «non metterebbe affatto al riparo dalla speculazione internazionale, che tornerebbe a concentrarsi sul mercato delle divise», come avvenne nel ’92, quando dovettero uscirne Italia e Gran Bretagna.<br />
Per Candeias è illusorio pensare che un’eventuale uscita della Grecia dalla moneta unica – anche ammettendo che giovi alla stremata economia ellenica – potrebbe avvenire senza contropartite politiche: «perché – si chiede nel suo testo pubblicato sul sito della fondazione – sarebbe più realistica l’ipotesi secondo la quale gli stessi che adesso costringono la Grecia a subire dure condizioni, sarebbero invece disposti ad aiutarla ad uscire dall’euro senza nulla in cambio»? Pertanto, la posizione corretta, a suo giudizio, non è sostenere la fine dell’euro, bensì battersi per cambiare le attuali regole Ue, «ad esempio per fermare la circolazione di capitali o per riformare i sistemi fiscali».<br />
Al di là del dibattito teorico, nei settori (maggioritari) della Linke che si contrappongono a Lafontaine emerge la paura di confondersi con i partiti comunisti «ortodossi» e nemici della moneta unica quali il KKE greco o il PC portoghese, rompendo l’asse con forze quali Syriza e il Bloco de Esquerda, che invece difendono l’appartenenza dei rispettivi Paesi alla zona-euro. Non è un caso che in un’intervista di pochi giorni fa al Tagesspiegel si sia fatta sentire Katja Kipping, co-segretaria del partito: «reagire all’europeizzazione dell’economia con un ritorno allo stato nazionale sarebbe antimarxista ed economicamente irrazionale». Lafontaine è servito.</p>
<p>Jacopo Rosatelli</p>
<p>(Articolo uscito su il Manifesto)</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/italia2013.wordpress.com/2388/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/italia2013.wordpress.com/2388/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=italia2013.org&#038;blog=6635087&#038;post=2388&#038;subd=italia2013&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Lezioni da Roma</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Jun 2013 07:29:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Roma e i suoi elettori si sono sbarazzati ieri in modo inequivocabile di uno dei peggiori sindaci che abbia avuto la città. I risultati delle elezioni amministrative e come si sono configurati, esprimono una serie di significati che vanno presi &#8230; <a href="http://italia2013.org/2013/06/11/lezioni-da-roma/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=italia2013.org&#038;blog=6635087&#038;post=2537&#038;subd=italia2013&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://italia2013.files.wordpress.com/2013/06/grafico-1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2541" alt="grafico 1" src="http://italia2013.files.wordpress.com/2013/06/grafico-1.jpg?w=300&#038;h=154" width="300" height="154" /></a>Roma e i suoi elettori si sono sbarazzati ieri in modo inequivocabile di uno dei peggiori sindaci che abbia avuto la città. I risultati delle elezioni amministrative e come si sono configurati, esprimono una serie di significati che vanno presi in considerazione con attenzione.</p>
<p>In estrema sintesi sono stati 4 i fenomeni emergenti di interesse.</p>
<ul>
<li>La sconfitta sonora e la perdita di consensi drammatica di Alemanno e del Centro Destra</li>
<li>La grande astensione</li>
<li>Il forte ridimensionamento del Movimento 5 Stelle relegato in un ruolo politicamente marginale</li>
<li>La possibile ricomposizione di un fronte vincente e plurale del centro-sinistra.</li>
</ul>
<p>Ci sarà modo di affrontare con maggiore approfondimento (anche attraverso analisi territoriali, per aree geografiche distinte,  valutazione più puntuali dei  flussi tec.) i diversi temi. Ma già a caldo si possono sottolineare alcune cose.</p>
<p><b>Ha perso Alemanno e ha doppiato la Moratti</b></p>
<p><span id="more-2537"></span></p>
<p>La prima evidenza assoluta è che Alemanno ha incassato una sonora sconfitta politica e personale di dimensioni inequivocabili. Infatti nel suo risultato si sono sommati la perdita di consensi generalizzata del Centro-Destra a Roma e in tutto il resto del Paese e la sanzione dell’elettorato nei confronti del sindaco uscente.</p>
<p>Innanzitutto già alle politiche di febbraio il Centro Destra ha perso, rispetto al 2008, circa 293 mila voti cioè il 44% dei suoi consensi. A livello nazionale la proporzione è stata del 42%. Quindi il risultato di febbraio a Roma è stato peggiore rispetto a quanto verificatosi nel Paese.</p>
<p>Di fatto alle elezioni politiche può essersi manifestato anche un effetto negativo  combinato delle perfomance della coppia di governo locale Alemanno-Polverini.</p>
<p>Il confronto tra i dati delle comunali 2008 e 2013 nel  primo turno, accentua questo effetto. Infatti  Alemanno ha perso 313 mila voti circa, il 46% dei 677 mila che aveva ottenuto nel 2008.</p>
<p>Il secondo turno rende il fenomeno ancor più drammatico: Alemanno prende circa 374.000 voti contro i 783.000,   409.000 voti in meno, il 48%,  dei voti che aveva ottenuto nel 2008.</p>
<p>Si può affermare  <b>che siamo di fronte a  un risultato storico</b>: si tratta di  un record negativo difficilmente eguagliabile.</p>
<p>Tanto per fare un paragone, a Milano Letizia Moratti nel 2011 prese al primo turno 80 mila voti in meno rispetto ai 353 mila che nel 2006 le avevano consentito di essere eletta al I° turno; in percentuale i voti in meno furono il 22%.</p>
<p>Insomma Alemanno è andato più di 2 volte peggio di donna Letizia.</p>
<p><b>Anche il livello di astensione è stato storico</b>. Al secondo turno hanno votato il 45% degli aventi diritto contro il 63% del 2008.</p>
<p><a href="http://italia2013.files.wordpress.com/2013/06/grafico2.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2539" alt="grafico2" src="http://italia2013.files.wordpress.com/2013/06/grafico2.jpg?w=300&#038;h=154" width="300" height="154" /></a></p>
<p>Soprattutto in confronto a quanto avvenuto a febbraio la crescita delle astensioni è stata eccezionale , gli astenuti al primo turno  delle comunali sono passati da 688.000 nel 2008 a 1.111.000 (il 61% in più).  Gli astenuti per le elezioni alla camera invece tra il 2008 e il 2013 sono cresciute in maniera più contenuta: l’11%.<!--more--></p>
<p>Nell’astensionismo a queste elezioni comunali si sono espressi, quindi, una serie di fattori  specifici e contingenti di questi 3 mesi.</p>
<p>Ci sarà modo di approfondire meglio i temi ma in estrema sintesi possono essere considerati questi i più evidenti:</p>
<ol>
<li>L’abbandono del centro destra da parte di circa metà dei suoi elettori</li>
<li>La perdita di interesse, nei confronti del Movimento 5 stelle che avevano scelto nelle urne di febbraio, da parte di elettori che si erano astenuti o avevano votato centro destra nel 2008</li>
<li>La perdita di consensi da parte del Partito Democratico (-158.000 voti rispetto alle Regionali), verso  l’astensione  e  Marchini, e in parte recuperati dalla lista Civica e dai consensi raccolti nel II° turno da Marino, che ha poi determinato una diversa ricomposizione del centro-sinistra a Roma.</li>
</ol>
<p><a href="http://italia2013.files.wordpress.com/2013/06/grafico-3.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2542" alt="grafico 3" src="http://italia2013.files.wordpress.com/2013/06/grafico-3.jpg?w=300&#038;h=142" width="300" height="142" /></a></p>
<p><b>La campagna elettorale di Marino è stata sotto alcuni aspetti singolare e sorprendente.</b></p>
<p>In primo luogo per il risultato netto delle primarie che lo ha visto prevalere su due canditati interni e sostenuti dalle componenti organizzate del Partito Democratico. In secondo luogo per la credibilità che si è costruito nel corso della campagna elettorale e nella ricomposizione del centro sinistra nonostante la perdita di voti che il Partito Democratico ha avuto tra le elezioni politiche e le comunali e la delusione diffusa per l’esito delle elezioni nazionali.</p>
<p>Da questo punto di vista i 152.000 voti ottenuti in più nel II° turno sono particolarmente significativi e in parte ridimensionano la fuga verso l’astensionismo di elettori di centro-sinistra.</p>
<p>Potrebbe essere un segnale nella ridefinizione del campo del Centro-Sinistra a Roma.</p>
<p><a href="http://italia2013.files.wordpress.com/2013/06/grafico6.jpg"><img class="size-medium wp-image-2540 alignleft" alt="grafico6" src="http://italia2013.files.wordpress.com/2013/06/grafico6.jpg?w=300&#038;h=174" width="300" height="174" /></a></p>
<p>Oggi il infatti la coalizione che ha riconquistato il Campidoglio si configura come più plurale e più civica rispetto al passato. La sfida che l’aspetta sarà, nei prossimi mesi e nel governo della città dei prossimi anni, quella di organizzarsi in forme nuove capaci di valorizzare in maniera equilibrata la partecipazione e la rappresentanza politica di tutte le istanze e di sapere essere in sintonia con il resto della città in fuga dalla politica.</p>
<p>LORENZO FANOLI</p>
<p><a href="http://italia2013.files.wordpress.com/2013/06/grafico-5.jpg"><img class="size-medium wp-image-2538 alignleft" alt="grafico 5" src="http://italia2013.files.wordpress.com/2013/06/grafico-5.jpg?w=300&#038;h=174" width="300" height="174" /></a><a href="http://italia2013.files.wordpress.com/2013/06/grafico-4.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2543" alt="grafico 4" src="http://italia2013.files.wordpress.com/2013/06/grafico-4.jpg?w=300&#038;h=148" width="300" height="148" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/italia2013.wordpress.com/2537/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/italia2013.wordpress.com/2537/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=italia2013.org&#038;blog=6635087&#038;post=2537&#038;subd=italia2013&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il centrosinistra, le città e la democrazia senza popolo.</title>
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		<pubDate>Thu, 30 May 2013 06:48:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cecdelia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stupisce come nei commenti sul voto, dopo qualche riga preoccupata dedicata all&#8217;aumento dell&#8217;astensionismo, subito si passi all&#8217;analisi del risultato al netto di questa grande fuga dalla democrazia. E quindi puoi sentirti dire che “il Pd è risorto”, che “i nostri &#8230; <a href="http://italia2013.org/2013/05/30/il-centrosinistra-le-citta-e-la-democrazia-senza-popolo/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=italia2013.org&#038;blog=6635087&#038;post=2532&#038;subd=italia2013&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom:0;"><a href="http://italia2013.files.wordpress.com/2013/04/marino.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2463" alt="marino" src="http://italia2013.files.wordpress.com/2013/04/marino.jpg?w=500"   /></a>Stupisce come nei commenti sul voto, dopo qualche riga preoccupata dedicata all&#8217;aumento dell&#8217;astensionismo, subito si passi all&#8217;analisi del risultato al netto di questa grande fuga dalla democrazia. E quindi puoi sentirti dire che “il Pd è risorto”, che “i nostri elettori ci hanno capito”, qualcuno si è spinto fino a leggerlo come un voto di sostegno al governo delle larghe intese.</p>
<p style="margin-bottom:0;">E&#8217; importante che il centrosinistra sia in vantaggio, che dal ballottaggio del 9 e 10 possano risultare vincenti ed insediarsi tante amministrazioni di centrosinistra, figlie di una coalizione che, nonostante le scelte nazionali, nelle città esiste e può esprimere buona politica. Vincere a Roma, con un candidato come Ignazio Marino, percepito da tanti come un <i>outsider </i><span style="font-style:normal;">capace di </span>interpretare la voglia di rinnovamento e di discontuità anche dentro il centrosinistra, è una grande opportunità di cambiamento non solo per la Capitale. Un motivo in più per essere in campo in questi giorni di campagna elettorale.<span id="more-2532"></span></p>
<p style="margin-bottom:0;">Far vincere il centrosinistra è importante anche per interrogare e interloquire con quella metà di italiane e italiani che hanno scelto di non votare. Sempre che il centrosinistra scelga di farlo e di non rifugiarsi nella ritrovata vittoria facendo finta che tutto vada bene. Sarebbe folle e suicida.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Questo voto ci consegna innanzitutto lo scivolamento dell&#8217;Italia verso una democrazia senza popolo, quella di cui parla Salvatore Settis nelle sue <a href="http://www.left.it/2013/05/27/cultura-diritti-democrazia-ecco-le-15-idee-di-salvatore-settis-per-litalia/10470/">quindici idee per l&#8217;Italia</a>. Una crisi aggravata, sono sue parole “da un governo di larghe intese che capovolge il responso delle urne”.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Non si tratta di facile propaganda antigovernativa. Il baratro aperto da tempo tra politica e popolo va visto e affrontato come il dato politico di queste elezioni. L&#8217;assenza di alternative rende opaca la democrazia.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Guardiamo ai dati. Vince chi perde meno elettori. Nessuna offerta politica incontra davvero la società italiana. Non ne intercetta né la sofferenza né le forme organizzate. Non era andata così solo pochi mesi fa, quando gli arrabbiati si erano rivolti a Grillo, una parte dell&#8217;elettorato del centrodestra era tornato a Berlusconi e il centrosinistra non aveva dilapidato del tutto la speranza nel cambiamento.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Nelle amministrative vota quello che potremmo definire lo zoccolo duro della partecipazione, utilizzando un espressione che non portò fortuna alla sinistra. A Roma il Pd perde 191.032 voti rispetto alle politiche, Sel ne perde 11.845. La lista Marino prende 75.494, anche a volerli attribuire tutti al centrosinistra mancano all&#8217;appello in pochi mesi più di centomila voti. Ma perdono voti soprattutto il Movimento Cinque Stelle e il centrodestra. Lo ha <a href="http://italia2013.org/2013/05/28/elezioni-a-roma-chi-vince-in-periferia/">scritto</a> Federico Tomassi la maggiore astensione si è avuta in quei territori dove il centrosinistra alle regionali era andato peggio ossia i municipi delle Torri (VI, ex VIII) con ‒17,4% e di Ostia-Acilia (X, ex XIII) con ‒19%.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Marino è in testa al primo turno con 512.720 voti, nel referendum 2011 i Sì al secondo quesito sull&#8217;acqua furono 1.238.325, più del doppio dei voti della coalizione di centrosinistra. Se non è corretto tradurre il voto referendario in orientamento politico, è importante però leggere lo scarto tra le due cifre perché è la spia della difficoltà del centrosinistra ad intercettare quello che si muove nella società italiana. Una domanda di cambiamento si è espressa a più riprese in questo paese, nell&#8217;associazionismo e in tanti movimenti civici, troppo spesso ha incontrato l&#8217;autoreferenzialità della politica. E quando invece la società non si esprime perché schiacciata dalle solitudini individuali e dalla crisi, la politica non la cerca. Troppo spesso volge lo sguardo altrove. Non solo ripropone ricette economiche fallimentari che moltiplicano crisi e disoccupazione, ma si illude che il sistema possa rigenerarsi attraverso riforme costituzionali che rischiano di restringere ancor di più il campo della democrazia. Il problema della politica oggi, in Italia e in Europa, è il suo rapporto con il popolo. Altri possono accontentarsi di scorciatoie oligarchiche. Se lo fa il centrosinistra tradisce se stesso e le sue ragioni.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Cecilia D&#8217;Elia</p>
<p style="margin-bottom:0;">
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/italia2013.wordpress.com/2532/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/italia2013.wordpress.com/2532/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=italia2013.org&#038;blog=6635087&#038;post=2532&#038;subd=italia2013&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Elezioni a Roma, chi vince in periferia?</title>
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		<pubDate>Tue, 28 May 2013 15:31:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il vantaggio di Marino è notevole, più che doppio rispetto a quanto aveva Rutelli nel 2008 prima di perdere al ballottaggio (5 punti percentuali), e quindi l’unico elemento di preoccupazione può derivare dall’altissima astensione del primo turno che, se relativa &#8230; <a href="http://italia2013.org/2013/05/28/elezioni-a-roma-chi-vince-in-periferia/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=italia2013.org&#038;blog=6635087&#038;post=2527&#038;subd=italia2013&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://italia2013.files.wordpress.com/2013/05/roma-municipi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2528" alt="roma municipi" src="http://italia2013.files.wordpress.com/2013/05/roma-municipi.jpg?w=300&#038;h=157" width="300" height="157" /></a>Il vantaggio di Marino è notevole, più che doppio rispetto a quanto aveva Rutelli nel 2008 prima di perdere al ballottaggio (5 punti percentuali), e quindi l’unico elemento di preoccupazione può derivare dall’altissima astensione del primo turno che, <a href="http://cise.luiss.it/cise/2013/05/31/comunali-2013-lanalisi-dei-flussi-elettorali-a-roma/">se relativa in particolare agli elettori di centrodestra</a>, potrebbe rientrare almeno in parte al ballottaggio e rimettere in discussione la partita. In effetti l’unica disaggregazione territoriale al momento disponibile – quella per i 15 nuovi Municipi – mostra il più grande calo dell’affluenza proprio dove alle regionali Zingaretti (per il centrosinistra) era andato peggio e rispettivamente Storace (centrodestra) e Barillari (grillino) meglio, ossia i municipi delle Torri (VI, ex VIII) con ‒17,4% e di Ostia-Acilia (X, ex XIII) con ‒19%.</p>
<p><span id="more-2527"></span></p>
<p>Ed è proprio in quei quartieri che Marino ottiene la maggiore performance rispetto a Zingaretti in una elezione molto più complessa a causa del drenaggio di voti operato da Marchini: solo lì, infatti, supera il risultato percentuale dell’attuale presidente della Regione, sia pure di pochi decimi di punto. È proprio la presenza di Marchini, al contrario, a rappresentare un elemento di vantaggio per Marino, che rispetto a Zingaretti perde consensi laddove l’imprenditore ha raccolto il massimo dei voti e dove si presume che parte di essi tornino al centrosinistra, ossia i municipi del Centro storico e Prati (I, ex I e XVII) con ‒5,7%, di Parioli-Salario-Nomentano-San Lorenzo (II, ex II e III) con ‒6,9% e di Cassia-Flaminia (XV, ex XX) con ‒5,6%.</p>
<p>Il voto per il Comune ribadisce che le roccaforti del centrosinistra non sono più tanto le periferie storiche a est (municipi IV, V, VII), ma stanno diventando sempre più i quartieri con maggiore presenza di ceti medio-alti a sud (VIII) e a ovest (XII, peraltro l’unico dove il presidente del municipio è eletto al primo turno), dove Marino raggiunge il 46,5%. Rimangono invece forti debolezze nelle periferie con la maggiore crescita edilizia recente a est (VI) e sud (IX), a Ostia (X) dove sono particolarmente forti i grillini (qui De Vito prende il 16,9%) e nelle tradizionali roccaforti nere a ovest e a nord (XIII, XIV e soprattutto XV, il solo dove Alemanno supera il 40%).</p>
<p>(Federico Tomassi)</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/italia2013.wordpress.com/2527/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/italia2013.wordpress.com/2527/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=italia2013.org&#038;blog=6635087&#038;post=2527&#038;subd=italia2013&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Le Pietre e il popolo. Ragionando intorno al libro di Tomaso Montanari.</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 11:33:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cecdelia</dc:creator>
				<category><![CDATA[letture]]></category>
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		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[patrimonio culturale]]></category>
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		<description><![CDATA[Con le Pietre e il popolo (Minimum fax, 2013) Tomaso Montanari ci consegna un libro a suo modo inquientante, un viaggio nel disastro del patrimonio storico e artistico italiano che attraversa Firenze, Milano, Venezia, si sofferma sulla ferita de L&#8217;Aquila, &#8230; <a href="http://italia2013.org/2013/05/23/le-pietre-e-il-popolo-ragionando-attorno-al-libro-di-tomaso-maontanari/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=italia2013.org&#038;blog=6635087&#038;post=2521&#038;subd=italia2013&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom:0;"><a href="http://italia2013.files.wordpress.com/2013/05/montanari.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2522" alt="montanari" src="http://italia2013.files.wordpress.com/2013/05/montanari.jpg?w=221&#038;h=300" width="221" height="300" /></a>Con <a href="http://www.minimumfax.com/libri/scheda_libro/601"><i>le Pietre e il popolo </i></a><span style="font-style:normal;">(Minimum fax, 2013) Tomaso Montanari ci consegna un libro a suo modo inquientante, un viaggio nel disastro del patrimonio storico e artistico italiano che attraversa Firenze, Milano, Venezia, si sofferma sulla ferita de L&#8217;Aquila, fa una piccola puntata a Roma e di nuovo torna a Firenze e al suo incredibile sindaco alla ricerca dell&#8217;affresco di Leonardo da Vinci nella sala del Consiglio Grande di Palazzo Vecchio. </span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-style:normal;">Quello che ci viene raccontato è un panorama fatto non solo di tagli, di incuria e qualche volta di veri e propri crimini commessi contro il nostro patrimonio, come i ripetuti furti alla Biblioteca Nazionale dei Girolamini a Napoli, scandalo che proprio Tomaso Montanari denunciò per primo. Emerge in questo racconto qualcosa di più terribile, un disastro civile e politico, una metamorfosi che non riguarda “semplicemente” &#8211; ammesso che sia possibile dire semplicemente – la tutela del patrimonio artistico, ma qualcosa di più profondo, che attiene al cuore della cittadinanza.<span id="more-2521"></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-style:normal;">In questa lettura è il valore straordinario del libro di Montanari, la cui cronaca indignata è continuamente arricchita dalla riflessione teorica e dalla passione civile che anima il modo in cui l&#8217;autore interpreta la sua professione di storico dell&#8217;arte. </span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><i>Le pietre e il popolo</i><span style="font-style:normal;"> è una denuncia democratica perchè la crisi della tutela dei monumenti va di pari passo allo smarrimento del loro valore civico e all&#8217;impoverimento dello spazio pubblico delle città. </span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-style:normal;">Siamo al tramonto della città pubblica, come denuncia un bellissimo <a href="http://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&amp;Itemid=97&amp;task=schedalibro&amp;isbn=9788858105580">libro </a>di Francesco Erbani su Roma. Il mercato si è mangiato la città pubblica snaturando il senso del patrimonio culturale, che deve, soprattutto in regime di austerità e di patto di stabilità, servire a “fare cassa” per gli enti locali in difficoltà.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-style:normal;">Ma questa è storia recente, mentre l&#8217;idea che il valore del patrimonio sia nella sua possibilità di rendere economicamente ha origini lontane, esattamente negli anni ottanta del secolo scorso, il decennio che segnò l&#8217;inizio della rivoluzione conservatrice. Quello che è successo da allora viene ricostruito e denunciato come un grande processo di privatizzazione a cui hanno contribuito governi e enti locali di ogni schieramento. Un processo figlio della cultura di un trentennio di ideologia liberista che oggi mostra il suo fallimento ma le cui ricette politiche sono dure a morire, in Italia e in Europa.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-style:normal;">Nell&#8217;ambito delle politiche culturali questo ha significato: musealizzazione, che secondo Montanari è sempre una sconfitta, separando lo spazio della vita da quello dell&#8217;arte; il maggior valore dato ai singoli pezzi rispetto al tessuto urbano; l&#8217;assenza di manutenzione; il prevalere della logica delle grandi mostre e della ricerca dell&#8217;emozione, contrapposta alla conoscenza.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-style:normal;">Quello che viene fuori da alcuni racconti del libro, come l&#8217;episodio della chiusura al pubblico degli Uffizi per consentire a Madonna di visitarli in solitudine, è un paese sostanzialmente pacchiano. </span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-style:normal;">Ma ci sono anticorpi in questa Italia. Montanari non ci lascia soli nella nostra disperazione, riprende il discorso sulla Costituzione che Piero Calamandrei tenne a Milano il 26 gennaio del 1955: “una parte della nostra costituzione è una polemica contro il presente”.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-style:normal;">Torniamo alla nostra bella Costituzione, a quello straordinario art. 9, regalo dei costituenti Concetto Marchesi e Aldo Moro, che dice, tra le prime al mondo: </span></p>
<p style="margin-bottom:0;">“<span style="font-style:normal;">La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e al ricerca scientifica e tecnica. </span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-style:normal;">Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico.”</span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-style:normal;">Non a caso nello stesso articolo, perchè la tutela del patrimonio e lo sviluppo cultura vanno insieme. Senza scuola e università e ricerca, senza produzione culturale, non c&#8217;è sguardo che veda il patrimonio e, nello stesso tempo, il patrimonio è scuola, è educazione all&#8217;uguaglianza. Questo articolo, con il quale il patriomonio cambia funzione e diventa nostro, produttore di cittadinanza, eguaglianza e integrazione mostra anche il fallimento delle classi dirigenti di questo paese. Per quanto sembri lontano, in questo baratro credo ci sia anche la difficoltà politica e culturale ad affermare in Italia lo </span><i>ius soli. </i><span style="font-style:normal;">L&#8217;erosione dello spazio pubblico rende più difficile l&#8217;affermarsi di un&#8217;idea di cittadinanza fondata sulla condivisione di uno spazio, di un progetto comune. Nella solitudine della città mangiata dal mercato si rafforza la risposta identitaria del legame di sangue.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-style:normal;">Del resto queste sono le stesse città delle ordinanze dei sindaci contro i mendicanti, contro gli schiamazzi dei ragazzi, le città dei vigilantes che cacciano le persone sedute sulle scalinate delle cattedrali, come succede a Firenze. </span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-style:normal;">Non c&#8217;è più popolo, solo turisti. </span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-style:normal;">Dipende da noi cambiare questo modello di città e tornare ad essere cittadini e sovrani. Riprenderci le pietre, che ci fanno popolo. </span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-style:normal;">Cecilia D&#8217;Elia</span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/italia2013.wordpress.com/2521/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/italia2013.wordpress.com/2521/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=italia2013.org&#038;blog=6635087&#038;post=2521&#038;subd=italia2013&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Qualcosa ancora sul “popolo” del Centro-Sinistra (e sugli altri)</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 12:50:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nelle considerazioni e riflessioni sull’identità dei Centro-Sinistra (e degli altri schieramenti politico-elettorali) una visione sintetica della relazione tra i redditi nelle provincie italiane e le percentuali di voto ai tre principali schieramenti e le astensioni contribuisce a fornire ulteriori evidenze &#8230; <a href="http://italia2013.org/2013/05/20/qualcosa-ancora-sul-popolo-del-centro-sinistra-e-sugli-altri/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=italia2013.org&#038;blog=6635087&#038;post=2512&#038;subd=italia2013&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://italia2013.files.wordpress.com/2013/05/astensionismo-e-reddito.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-2514" alt="astensionismo e reddito" src="http://italia2013.files.wordpress.com/2013/05/astensionismo-e-reddito.png?w=300&#038;h=178" width="300" height="178" /></a>Nelle considerazioni e riflessioni sull’identità dei Centro-Sinistra (e degli altri schieramenti politico-elettorali) <b>una visione sintetica della relazione tra i redditi nelle provincie italiane</b> e le percentuali di voto ai tre principali schieramenti e le astensioni contribuisce a fornire ulteriori evidenze ed elementi di chiarezza sulla natura e le caratteristiche dei diversi corpi elettorali.<span id="more-2512"></span></p>
<p>I grafici di seguito riportati sono stati costruiti mettendo in relazione le percentuali di voti raccolti (e le astensioni)  e il reddito medio (calcolato sulla base delle dichiarazioni Irpef) in dieci gruppi di province ordinate in base ai diversi livelli di reddito.</p>
<p>Per rendere la lettura omogenea, i valori sono stati indicizzati considerando come base 100 la media nazionale (delle percentuali di voto da un lato e del reddito  dall’altro).</p>
<p>Il risultato che emerge è abbastanza impressionante (anche se non più sorprendente) nell’evidenziare il paradosso storico della situazione attuale: <b>solo il voto al Centro-Sinistra ha una relazione direttamente proporzionale al crescere dei livelli di reddito</b>.<a href="http://italia2013.files.wordpress.com/2013/05/ibc-e-reddit.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-2513" alt="IBC e reddit" src="http://italia2013.files.wordpress.com/2013/05/ibc-e-reddit.png?w=300&#038;h=178" width="300" height="178" /></a></p>
<p>Per quanto riguarda gli altri grafici si evidenzia in maniera netta la forte <b>tendenza all’astensione nelle fasce di popolazione a reddito più basso.</b> A questo proposito valgono <a href="http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/L-Imu-e-il-non-voto-dei-poveri-16723">le considerazioni di Mario Pianta poco prima del voto di febbraio</a> .</p>
<p>Altri spunti interessanti riguardano i confronti che riguardano Movimento 5 Stelle e Polo delle Libertà.</p>
<p><a href="http://italia2013.files.wordpress.com/2013/05/m5s-e-reddit.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-2515" alt="M5S e reddit" src="http://italia2013.files.wordpress.com/2013/05/m5s-e-reddit.png?w=300&#038;h=191" width="300" height="191" /></a>In entrambi i casi sia il Centro Destra che il Movimento 5 stelle raccolgono maggiori consensi nei territori in cui il reddito è inferiore alla media nazionale.</p>
<p>Tale tendenza sembra leggermente più accentuata per il Movimento 5 Stelle.<a href="http://italia2013.files.wordpress.com/2013/05/cdx-e-reddito.jpg"><img class="size-medium wp-image-2516 alignright" alt="cdx e reddito" src="http://italia2013.files.wordpress.com/2013/05/cdx-e-reddito.jpg?w=300&#038;h=191" width="300" height="191" /></a></p>
<p>(Lorenzo Fanoli)</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/italia2013.wordpress.com/2512/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/italia2013.wordpress.com/2512/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=italia2013.org&#038;blog=6635087&#038;post=2512&#038;subd=italia2013&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Il governo politico del Presidente</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Apr 2013 16:22:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In un imprevedibile scenario di stampo americano, con colpi di pistola sparati in piazza, davanti a Palazzo Chigi, il Governo Letta muove i suoi primi passi. Stampa e social network si affannano a presentare e criticare (positivamente o negativamente) il &#8230; <a href="http://italia2013.org/2013/04/28/il-governo-politico-del-presidente/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=italia2013.org&#038;blog=6635087&#038;post=2493&#038;subd=italia2013&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://italia2013.files.wordpress.com/2013/04/napolitano-letta1.jpg"><img class="size-full wp-image-2496 alignleft" alt="Napolitano Letta" src="http://italia2013.files.wordpress.com/2013/04/napolitano-letta1.jpg?w=500"   /></a></p>
<p>In un imprevedibile scenario di stampo americano, con colpi di pistola sparati in piazza, davanti a Palazzo Chigi, il Governo Letta muove i suoi primi passi. Stampa e social network si affannano a presentare e criticare (positivamente o negativamente) il neonato governo a partire dai suoi componenti, dalla loro storia, dai loro meriti e dai loro limiti. Come se l’azione politica di un governo potesse essere determinato da questo o da quella, senza che il quadro entro cui i singoli si troveranno a operare ne segni la capacità di azione. E’ l’ultimo gioco di società di un dibattito politico ridotto a gossip. Per quel che ci interessa, possiamo limitarci a registrare che si tratta di un governo qualificato: ci sono competenze tecniche ed esperienze politiche di sicuro valore che i suoi avversari non possono sottovalutare.</p>
<p>Il fatto più rilevante, però, è la natura politica del governo, data non solo dalla composizione delle delegazioni ministeriali (entrambi i principali partiti che ne fanno parte vi sono rappresentati con i “numeri 2” della gerarchia interna), ma dall’ambizione del mandato: non ci sono scadenze, agende o vincoli per un governo che vorrebbe e potrebbe governare per l’intera legislatura.</p>
<p><span id="more-2493"></span>Del resto, il Deus ex machina della crisi italiana, comparendo in sala stampa insieme al neo-premier, lo ha affermato esplicitamente: il governo è politico ed è quel che si doveva fare. Nel novembre del 2011, quando incaricò Mario Monti di formare il governo tecnico, Napolitano motivò la sua scelta con la crisi economico-finanziaria e indicò anche i termini dell’azione di governo, individuando una possibile data di scadenza per la sua azione. Oggi non è così.</p>
<p>Ovviamente qualsiasi governo che coinvolga parti avverse di un sistema politico concepito ancora come bipolare non può che motivare la sua esistenza in nome dell’emergenza. Anche se viene già tirato in causa per chiedere sostegno al Governo (e tacciare di irresponsabilità gli oppositori), lasciamo da parte l’ultimo accidente, il gesto disperato di un uomo scosso dalla crisi e dalle avversità, e fermiamoci alle più meditate retoriche elaborate nel 2011 e in queste settimane. Nel 2011 c’era una emergenza esogena, la crisi economico-finanziaria, lo spread nel valore dei titoli di stato italiani raffrontati a quelli tedeschi, ecc.. Oggi, viceversa, l’emergenza è endogena, dovuta al collasso del sistema politico che ha retto la seconda repubblica e che mai come in questa circostanza non ha saputo mantenere la sua pretenziosa promessa di dare un governo al Paese già con il voto dei cittadini. Da qui l’attenzione programmatica alla riforma elettorale, o alle riforme istituzionali. Come se un escamotage tecnico-giuridico potesse ovviare alla frantumazione dell’elettorato italiano in quattro parti, tra destra, sinistra, protesta e non voto.</p>
<p>E’ questo il mandato politico affidato dal Presidente della Repubblica al suo primo ministro: portare il sistema politico italiano dallo sgangherato bipolarismo della seconda repubblica al possibile neo-centrismo della terza. In fondo, ciò che tiene insieme il vecchio comunista che siede al Quirinale e il giovane democristiano che si insedia a Palazzo Chigi è una concezione olistica della politica, l’idea che ci sia un bene comune (uno e uno solo) e che esso vada perseguito con il contributo dei migliori e di tutti gli uomini e le donne di buona volontà. La Democrazia cristiana, con alle spalle la storia millenaria della Chiesa cattolica, questo ha sempre pensato, tenendo insieme destra e sinistra, padroni, operai, contadini e pubblico impiego. Non diversamente, il Pci – dopo la sconfitta del 1948 e durante la divisione del mondo in blocchi contrapposti – non ha mai pensato possibile un’alternativa di governo e ha determinato la politica nazionale attraverso l’influenza o la collaborazione con il partito-Stato democristiano. E, d’altro canto, nella tradizione comunista, la “futura umanità” è in una società senza classi, finalmente a-conflittuale. Non solo l’anomalia di Berlusconi, ma anche queste robuste tradizioni politiche hanno reso sgangherato il bipolarismo italiano. Anzi, diciamo meglio: l’anomalia di Berlusconi ha giustificato il bipolarismo in un establishment che mai si sarebbe diviso in parti contrapposte, essendo educato a tessere e mettere insieme, piuttosto che a dividersi e a scegliere.</p>
<p>Se il governo regge, dunque, si va verso la riproposizione della normale anomalia italiana, di un sistema politico che non concorre al centro, ma vi ruota intorno, nel migliore dei casi applicando la teoria andreottiana dei due forni in cui cuocere il pane, a seconda della forza relativa delle appendici di destra e di sinistra. Se il governo regge. Viceversa il governo potrebbe non reggere. E non semplicemente per i suoi dissidi interni (che pure, passata la luna di miele, verranno). Potrebbe non reggere perché questa antica concezione olistica della politica potrebbe non essere all’altezza delle necessità, non endogene, ma esogene. Il problema dell’Italia non è un sistema politico frantumato, ma una crisi economica che va ben oltre lo spread agitato per rimuovere Berlusconi da Palazzo Chigi. I governi olistici, quello tecnico di Monti, quello politico di Letta, per definizione non ammettono alternative: buon senso, rigore, tagli agli sprechi, liberalizzazioni e carità sociale. Un po’ più di questo, un po’ meno di quello, oltre non si può andare. Viceversa, dalla crisi del 2008 si esce o di qua o di là, con la riscoperta del ruolo della politica nell’economia o con la sua compiuta e definitiva liberalizzazione e globalizzazione, che consenta ai capitali di concorrere nei mercati emergenti senza obblighi in quelli di origine (Fiat docet). Nella crisi la politica si riscopre conflittuale e il governo Letta potrebbe essere nato più vecchio di quanto l’anagrafe del primo ministro non dica.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/italia2013.wordpress.com/2493/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/italia2013.wordpress.com/2493/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=italia2013.org&#038;blog=6635087&#038;post=2493&#038;subd=italia2013&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Alcune idee per sopravvivere al governo &#8220;a larga conservazione&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Apr 2013 10:37:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[democrazia e diritti]]></category>
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		<description><![CDATA[Il governo Letta, se tutto andra’ bene per chi lo sta sostenendo, nascera’ all’inizio della prossima settimana. Vale la pena ragionare su alcuni calcoli e fare alcune proposte per chi all’interno di quel che fu Italia Bene Comune quel governo &#8230; <a href="http://italia2013.org/2013/04/26/alcune-idee-per-sopravvivere-al-governo-a-larga-conservazione/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=italia2013.org&#038;blog=6635087&#038;post=2486&#038;subd=italia2013&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2487" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://italia2013.files.wordpress.com/2013/04/biani-cambiamento.jpg"><img class="size-medium wp-image-2487" alt="Vignetta di Mauro Biani per Il Manifesto" src="http://italia2013.files.wordpress.com/2013/04/biani-cambiamento.jpg?w=300&#038;h=300" width="300" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Vignetta di Mauro Biani per Il Manifesto</p></div>
<p style="text-align:left;">Il governo Letta, se tutto andra’ bene per chi lo sta sostenendo, nascera’ all’inizio della prossima settimana. Vale la pena ragionare su alcuni calcoli e fare alcune proposte per chi all’interno di quel che fu Italia Bene Comune quel governo non lo vuole sostenere.<span id="more-2486"></span></p>
<ol>
<li>I calcoli li fa il deputato PD Pippo Civati sul suo blog. Citiamo testualmente: “Lo so, è dura, ma il calcolo è facile da fare. La coalizione di centrosinistra, che non esiste più, ha vinto le elezioni per 120.000 voti. Se a questa cifra si tolgono gli elettori di Sel (e non parlo di quelli del Pd che si sono volatilizzati, in queste ore, parlo dei voti di Sel il 24 e 25 febbraio), che sono stati 1.089.409, è il Pdl con i suoi alleati a essere il primo azionista del nuovo governo Pd-Pdl.<br />
Se alla Camera, poi, il Pd, grazie al premio di maggioranza ottenuto con Sel, ha molti deputati di vantaggio, al Senato Pd e Pdl hanno più o meno gli stessi senatori.<br />
Sono cose da ricordare, prima di decidere se proseguire su questa strada.” Nella nuova coalizione di governo, quindi, la componente di centrosinistra sara’ minoranza sia in termini elettorali che, al Senato, in termini di seggi. Non e’ un caso se nel totoministri si senta parlare soprattutto di esponenti di centrodestra e non e’ un caso se Berlusconi ha deciso di alzare la posta sia dal punto di vista programmatico che nella composizione dell’esecutivo. Si puo’ obiettare che la Lega sara’ all’opposizione, bisogna vedere se sara’ solo una scelta tecnica per affidargli le commissioni di garanzia (servizi segreti, RAI) e non darle al M5S oppure se ci sara’ veramente una differenza politica tra questo governo e quelli di centrodestra sui temi cari alla Lega Nord.</li>
<li>Fa notare <a href="http://www.novesudieci.org/?p=793">in questo post in inglese</a> Mario Pianta che, politicamente, il nuovo governo potrebbe essere preda di pulsioni diverse: il perseguimento dell’austerita’ sposato da gran parte del PD e da Monti, il populismo economico di Berlusconi su temi come l’IMU o l’evasione, la necessita’ di salvare la faccia dell’ala “socialdemocratica” del PD che probabilmente sosterra’ il governo. E’ possibile quindi che si riproduca lo stesso stallo dell’ultima fase del governo Monti con due cambiamenti non di poco: la figura di Napolitano al Quirinale che “garantisce” contro elezioni a breve e la guida del governo affidata ad un esponente del PD. Non e’ difficile immaginare che pero’ la strategia di Berlusconi sarebbe la medesima degli ultimi sei mesi del governo Monti: appoggio formale in parlamento, propaganda ostile da parte dei suoi (tanti) mezzi di informazione. Un buon capitale, quindi, da spendere in vista di elezioni piu’ o meno prossime. Se nel frattempo il governo Letta sopravvive e fa passare una riforma piu’ o meno semipresidenziale (piace anche all’aspirante futuro leader PD Matteo Renzi) tanto meglio. Cio’ che ne sarebbe dello schieramento di centrosinistra a questo punto lo lasciamo alla fantasia del lettore. Lasciamo perdere i giudizi sulla strategia del PD e vediamo invece prima quali sono le alternative e poi cosa puo’ fare chi a questo progetto si oppone.</li>
<li>Si e’ detto in questi giorni che, visto il rifiuto di Grillo al “governo di cambiamento”, non c’erano alternative alla proposta attuale di governissimo. E’ vero che il M5S, con i suoi rifiuti a Bersani, ha rafforzato l’ala del PD che voleva l’accordo con Berlusconi. Tuttavia le elezioni per il Quirinale avevano mostrato una strategia diversa: se votate Rodota’, diceva Grillo, poi possiamo parlare del governo insieme. Forse anche per questo (e per impallinare Bersani e le sue aperture al M5S) hanno votato i famosi 100 franchi tiratori nella votazione su Prodi. Fallita l’elezione di Rodota’ e anche con Napolitano al Quirinale, nulla impediva di spiazzare nuovamente il M5S proponendo un nome “terzo” alla guida di un governo di cambiamento, magari pescando nei 10 nomi usciti dalle “Quirinarie”. E’ un tentativo che non e’ stato fatto anche perche’, checche’ ne dicano alcuni esponenti “giovani” del PD, il voto per il Quirinale su Napolitano preludeva anche ad un accordo sul governo. Proprio quello che Berlusconi aveva chiesto dal giorno dopo le elezioni. Le alternative pero’ c’erano e ci sono anche in questo parlamento. Il PD, come fa notare oggi Michele Serra, e’ al centro e puo’ scegliere se allearsi con M5S o con PDL piu’ Monti. Ha fatto finora la seconda scelta e, cosa da non sottovalutare, minaccia di espellere i suoi parlamentari che voteranno contro. Tra questi c’e’ anche Pippo Civati che l’ha dichiarato pubblicamente. Si puo’ fare spallucce sul prossimo congresso del PD, ma in gioco c’e’ la possibilita’ o meno che chi ha sostenuto il progetto Letta si aggiudichi</li>
</ol>
<p>tutta la struttura organizzativa del partito.</p>
<ol>
<li>A questo punto, se anche il tentativo di Letta non andasse in porto, sarebbe chiaro che la maggioranza schiacciante del gruppo dirigente e parlamentare del PD ha fatto una scelta. Sta a chi non la condivide costruire delle alternative credibili, un primo appuntamento sara’ quello convocato da SEL per l’11 maggio. Le vicende delle ultime settimane pero’ evidenziano tre aspetti da non sottovalutare nella preparazione di questo evento come nel ragionamento piu’ complessivo sul da farsi. Primo, c’e’ una fetta consistente di chi ha votato centrosinistra che si sente tradito perche’ ha firmato una carta di intenti che prometteva di chiudere con il berlusconismo e ora si ritrova i propri rappresentanti al governo con Berlusconi. E’ elettorato di centrosinistra, di tutto lo spettro della coalizione, non di gente alla sinistra del PD. L’opposizione al progetto Letta deve essere quindi non fatta <i>da chi se ne va</i> dal centrosinistra ma <i>verso</i> chi quel centrosinistra lo abbandona nei fatti sostenendo il governo con Berlusconi. Discorso politicista? Veniamo agli altri due punti. Il secondo punto, direttamente conseguente a primo, e’ che c’e’ una questione di classe dirigente anche tra chi si oppone al progetto Letta. Se e’ un elettorato di centrosinistra che si ritrova senza rappresentanti, non si puo’ pensare che trovera’ una casa in un progetto guidato da chi e’ legato ad una divisione tra sinistra “riformista” e “radicale” che non ha piu’ riscontro nell’elettorato. E’, prima di tutto, una questione di coerenza tra biografie e idee che si portano avanti ma e’ anche una questione di credibilita’ come personale di governo: non dimentichiamoci che fu anche la brutta figura come ministri del governo Prodi che causo’ il crollo dei consensi per la sinistra radicale nel 2006. E di gente brava ce n’e’, sia al di fuori dell’attuale establishment  che nelle nuove leve di SEL. Nuove non solo in senso anagrafico: si pensi a persone come Laura Boldrini e si guardi alle biografie di alcuni parlamentari e dirigenti. Si puo’ pensare quindi di creare, come chi scrive ha fatto insieme ad altri, un <a href="https://www.facebook.com/Governoitalianoinesilio">governo in esilio</a> guidato da persone oggi sconosciute ai piu’, magari affiancate da un consiglio di esperti piu’ maturi e conosciuti. L’importante e’ mostrare al paese, punto per punto, che si possono fare scelte alternative. E se bisogna aprire un nuovo progetto, che i vecchi architetti promettano subito che sara’ la loro ultima iniziativa. Terzo e ultimo punto, se si vuole fare rappresentare tutto il centrosinistra bisogna essere chiari anche sui riferimenti sociali. Ricordarsi per esempio, che oltreche’ Pomigliano e Mirafiori (sulla cui importanza scrivemmo in tempi non sospetti) ci sono anche i lavoratori dei centri commerciali o le operaie della Omsa e di tutte le aziende che delocalizzano. Ci sono i disoccupati, i precari e le nuove imprese creative che nessuno rappresenta. Si puo’ e si deve parlare al <a href="http://italia2013.org/2011/01/05/il-nuovo-centro-che-il-pd-non-vede/">“nuovo centro”</a> di cui scrivemmo tempo fa e non alle vecchie bandiere. Fare politica e costruzione di consenso, non letteratura. Parlare agli outsider nella societa’ per fare un opposizione efficace al governo degli insider, un governo “a larga conservazione”.</li>
</ol>
<p>Riusciranno i nostri eroi nell’impresa?</p>
<p>(Mattia Toaldo)</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/italia2013.wordpress.com/2486/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/italia2013.wordpress.com/2486/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=italia2013.org&#038;blog=6635087&#038;post=2486&#038;subd=italia2013&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>La grande glaciazione</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Apr 2013 16:39:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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		<description><![CDATA[Si corona così, con la rielezione di Giorgio Napolitano a Presidente della Repubblica, il capolavoro politico di Silvio Berlusconi. Interprete onomatopeico del trentennio neo-liberista italiano, Berlusconi stava per essere travolto dalla fine di un lungo ciclo politico e culturale, economico &#8230; <a href="http://italia2013.org/2013/04/20/la-grande-glaciazione/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=italia2013.org&#038;blog=6635087&#038;post=2477&#038;subd=italia2013&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://italia2013.files.wordpress.com/2013/04/la-grande-glaciazione2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2481" alt="la grande glaciazione" src="http://italia2013.files.wordpress.com/2013/04/la-grande-glaciazione2.jpg?w=500"   /></a>Si corona così, con la rielezione di Giorgio Napolitano a Presidente della Repubblica, il capolavoro politico di Silvio Berlusconi. Interprete onomatopeico del trentennio neo-liberista italiano, Berlusconi stava per essere travolto dalla fine di un lungo ciclo politico e culturale, economico e sociale, inaugurato dalla non compianta signora Thatcher e finito negli scogli della Lehman Brothers. Non dai fantomatici mercati, ma da una poderosa crisi di consenso, Berlusconi è stato costretto a lasciare Palazzo Chigi neanche due anni fa. Una sinistra moderatamente riformista, in sintonia con gli Usa di Barack Obama e con rinnovate forze della sinistra europea avrebbe potuto chiudere politicamente quel lungo ciclo e contribuire a una riqualificazione e a un riposizionamento dell’Europa sulla scena globale.<span id="more-2477"></span></p>
<p>Sembrava averlo capito Pierluigi Bersani, quando per il rotto della cuffia salì a bordo della scialuppa referendaria che – in nome dell’acqua bene primario – stava sdoganando dal novero delle parole impronunciabili ciò che è pubblico, ciò che è comune, ciò che è tutti. Una contro-rivoluzione ideologica. Poi però una cultura politica minoritaria, e per ciò subalterna, radicata profondamente a sinistra ci ha riportato tra le secche del pensiero unico dell’austerità e del rigore: il governo Monti non era il pur necessario passaggio per un cambio di regime, <a href="http://italia2013.org/2011/11/16/transizione-o-rottura/">come qui si pensava</a>, ma diventava rapidamente l’archetipo di una nuova politica senza più né destra né sinistra, senza più alternative alla sapienza dei tecnici. Ne è seguito un governicchio senza idee e senza visione che dopo qualche mese di sfracelli ha vivacchiato senza più dare cenni di esistenza in vita. Fino a quando Silvio Berlusconi, l’unico politico di razza tra i sedicenti leaders italiani, ha rovesciato il tavolo, prendendo le distanze da quella morta gora, attribuendole tutte le responsabilità della crisi italiana e liberandosene come per miracolo.</p>
<p>Ancora una volta, Pierluigi Bersani sembrava aver capito qualcosa, in modo particolare quando ha scelto – per la prima volta dal 1994 nella storia dei democratici italiani – di allearsi a sinistra, con Sinistra Ecologia Libertà, invece che al centro, con Monti, Casini e la loro Scelta civica. Sembrava, ma le bandiere della nuova alleanza furono <a href="http://italia2013.org/2013/02/27/considerazioni-sparse-sulle-elezioni-appena-consumate/#more-2397">rapidamente riposte nei cassetti,</a> all’indomani delle primarie per la leadership: qualche stratega del fallimento avrà ritenuto che il Pd avrebbe vinto meglio senza schierarsi, anzi, coltivando l’ambiguità tra un’alleanza elettorale a sinistra e una promessa di governo al centro. Il risultato s’è visto il 25 febbraio, quando Berlusconi s’è ripreso il suo voto più becero e ideologico e Grillo ha mietuto consensi nella sofferenza sociale e generazionale del Paese: l’uno e l’altro scagliandosi contro il pensiero unico dell’austerità e del rigore rappresentato da Monti, dal suo governo e da chi gli prometteva un altro giro di giostra con quella curiosa teoria del 49 e del 51%, per cui è meglio non vincere che far valere le proprie opinioni.</p>
<p>Quando il giochino s’è rotto, e Monti si è rivelato ininfluente a fare il governo desiderato dal Pd (centro, centro-sinistra, sinistra), è sembrato di nuovo che Bersani avesse capito: le larghe intese erano e sono una trappola per una sinistra moderatamente riformista che, nell’attuale congiuntura nazionale e internazionale, voglia cambiare qualcosa del vecchio quadro liberista con i privati (e i ricchi) e rigorista con il pubblico (e i poveri). Seppur tardivamente, ci ha provato a fare un “governo di cambiamento”, ma senza la forza parlamentare necessaria e con mille resistenze.</p>
<p>Inevitabilmente la partita si è spostata sul Quirinale, e non poteva che essere una partita politica, tra chi voleva il cambiamento e chi si teneva stretto il pensiero unico. Improvvisamente, dopo mille stupidi nyet, Grillo – forse logorato dalla testarda pervicacia con cui Bersani aveva inseguito il governo del cambiamento – cambia gioco e apre una speranza, sfogliando la margherita delle quirinarie fino a un petalo credibile e condivisibile, quello di Stefano Rodotà. E Bersani che fa? Mette la testa sotto la sabbia e propone un candidato per la continuità, le larghe intese, il pensiero unico. Metà dei grandi elettori del Pd, comprensibilmente, rifiuta un simile cambio di rotta <a href="http://waltertocci.blogspot.it/2013/04/la-franchezza-del-tiratore.html">e, con franchezza, scommette ancora sul cambiamento</a>. Preso lo schiaffo, Bersani torna sui suoi passi: il candidato è Prodi, nemico giurato delle larghe intese <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/riformisti-il-coraggio-di-parlare-controcorrente_947.html">e, a modo suo, del pensiero unico</a>. Ma il partito è ormai balcanizzato, diviso sulle scelte politiche fondamentali e dalle ambizioni personali. Cade anche Prodi. Si conclude la parabola politica di Bersani.</p>
<p>Ed ecco il capolavoro di Berlusconi: il Pd si salva solo se in nome dell’unità nazionale si appella al vecchio Presidente; il Pd si salva solo se dà il via alle larghe intese. Non è un mistero per nessuno che questo è quanto voleva l’inquilino del Quirinale, che così accetta una proroga al contratto, giusto per prolungare di qualche anno lo stallo politico inaugurato dal governo Monti e con il rischio di riconsegnare mani e piedi il Paese a una destra ignobile e arruffona. In Parlamento inizia la grande glaciazione. Se un’altra sinistra è possibile, non resta che mettersi all’opera.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/italia2013.wordpress.com/2477/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/italia2013.wordpress.com/2477/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=italia2013.org&#038;blog=6635087&#038;post=2477&#038;subd=italia2013&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Indecenza pubblica.</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Apr 2013 05:51:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cecdelia</dc:creator>
				<category><![CDATA[letture]]></category>
		<category><![CDATA[decoro]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Tamar Pitch]]></category>

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		<description><![CDATA[Contro il decoro, il saggio di Tamar Pitch è un rapido attraversamento delle scelte nazionali e locali che squarcia il velo ipocrita del discorso pubblico dominante e mostra il carattere illiberale e classista della retorica sul decoro. Il trentennio che &#8230; <a href="http://italia2013.org/2013/04/13/indecenza-pubblica/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=italia2013.org&#038;blog=6635087&#038;post=2472&#038;subd=italia2013&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Arial, sans-serif;"><span style="font-size:medium;"><i><a href="http://italia2013.files.wordpress.com/2013/04/vlgx8z90xkignmpul8aabw.png"><img class="alignleft size-full wp-image-2473" alt="vlGX8z90XkignMPUl8aABw" src="http://italia2013.files.wordpress.com/2013/04/vlgx8z90xkignmpul8aabw.png?w=500"   /></a>Contro il decoro, </i>il saggio di Tamar Pitch è un rapido attraversamento delle scelte nazionali e locali che squarcia il velo ipocrita del discorso pubblico dominante e mostra il carattere illiberale e classista della retorica sul decoro.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Arial, sans-serif;"><span style="font-size:medium;">Il trentennio che ha visto ritrarsi il welfare ha insistito molto sulla paura, sul rischio e sulla necessità per ognuno &#8211; lasciato solo nella responsabilità o nella colpa &#8211; di saperlo prevenire. Nello stesso tempo ha depoliticizzato ogni conflitto, riducendo qualunque dialettica a quella tra vittima e carnefice.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Arial, sans-serif;"><span style="font-size:medium;">In questa costruzione di senso, il decoro e l’indecenza si integrano. E’ così possibile vedere all&#8217;opera il paradosso di una classe politica tra le più  immorali farsi guardiana della moralità e, nel suo nome, diventare protagonista delle più feroci politiche di controllo e sicurezza.<span id="more-2472"></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Arial, sans-serif;"><span style="font-size:medium;">Tamar Pitch ripercorre alcune figure diventate oggetto delle politiche nazionali in difesa del decoro: ultrà, tossicomani, prostitute, migranti, donne. Ci ritorna subito dopo, nel capitolo sulle politiche locali, analizzando le ordinanze dei sindaci. Così di nuovo troviamo nomadi, mendicanti e giovani, destinatari del nuovo potere dato ai sindaci dal decreto berlusconiano sulla sicurezza.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Arial, sans-serif;"><span style="font-size:medium;">Davvero significativa la ricostruzione della vicenda del Daspo, provvedimento preventivo che può essere preso in assenza di un reato, e della tessera del tifoso. Così la legislazione sulle droghe, che punisce principalmente il consumo personale di giovani e migranti, con una discriminante sociale e generazionale molto forte.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Arial, sans-serif;"><span style="font-size:medium;">La stessa impostazione discriminatoria si trova nel disegno di legge sulla prostituzione dell&#8217;allora ministro Carfagna. Qui l’ipocrisia pubblica raggiunge vette altissime: basti pensare alla contemporanea legittimazione del “consumo finale” della prostituzione per bene.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Arial, sans-serif;"><span style="font-size:medium;">Ma lo stesso segno hanno i provvedimenti dei sindaci, tutti tesi, sull&#8217;onda della retorica del decoro, a nascondere i poveri, i mendicanti, gli stranieri. La lettura di queste pagine riapre alcune ferite: fa male scorrere i nomi di tanti sindaci di centrosinistra, non facilmente distinguibili dai colleghi di destra. La cosa stupisce fino a un certo punto.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Arial, sans-serif;"><span style="font-size:medium;">La miseria è tornata ad essere una colpa. La società è stata divisa in “persone perbene” e “persone permale”. Contrapposizione che attraversa anche il cuore del dispositivo del decoro, il corpo femminile, e che ha dato luogo anche a un vivace dibattito tra donne. In questo quadro, Pitch colloca la sua critica – non condivisa da chi scrive – a Se non ora quando?, che avrebbe avuto accenti subalterni a questa divisione decoro/indecenza. Non nego che possa esserci stata in alcune tale ambiguità, ma non credo sia questa la cifra politica della manifestazione del 13 febbraio 2011 e del movimento che ne è nato. Piuttosto si è trattato di una  presa di parola autonoma in una scena pubblica dominata, a destra e a sinistra, da parole maschili complici o inadeguate.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Arial, sans-serif;"><span style="font-size:medium;">Dunque in anni di crescita della diseguaglianza, in cui è avvenuta la più grande redistribuzione del reddito dal secondo dopoguerra, in cui la precarietà è diventata paradigma esistenziale per intere generazioni, in questa società fortemente diseguale, l&#8217;ideologia del decoro è stato il modo in cui garantire ordine e sicurezza, una forma di disciplinamento del ceto medio impoverito e impaurito, di controllo sociale dei giovani, dei migranti, delle donne.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Arial, sans-serif;"><span style="font-size:medium;">Mentre la classe agiata del capitalismo finanziario esibisce e ostenta lusso, ricchezza e mercificazione dei corpi e della vita, per tutti gli altri c&#8217;è il decoro, lo stare al proprio posto, nel modo giusto. Come le case povere, ma ben tenute. Decorose, appunto.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Arial, sans-serif;"><span style="font-size:medium;">Nulla a che vedere con la dignità o con l&#8217;austerità di una volta. Oggi il decoro dovrebbe sorreggere un&#8217;austerità che si sostanzia in una riduzione dei diritti. L’apparente cambio di regime che si è avuto con il passaggio al compassato rigore del governo Monti, non essendo intervenuto sulla discriminazione sociale che reggeva l’estetica del burlesque berlusconiano, non ha prodotto quel mutamento etico che qualcuno si aspettava. Ed eccoci qua, stretti tra il permanere delle disuguaglianze e delle sue sofferenze e la protesta senza progetto delle sue vittime in rivolta.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color:#000000;"> </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Arial, sans-serif;"><span style="font-size:medium;">Cecilia D&#8217;Elia</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color:#000000;">T<span style="font-family:Arial, sans-serif;"><span style="font-size:medium;">amar Pitch (<i>Contro il decoro. L’uso politico della pubblica decenza</i>, Laterza).</span></span></span></p>
<p> (pubblicata da L&#8217;Unità, 12 aprile 2013)</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/italia2013.wordpress.com/2472/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/italia2013.wordpress.com/2472/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=italia2013.org&#038;blog=6635087&#038;post=2472&#038;subd=italia2013&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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