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		<title>Le riforme che salvano la vita</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 14:36:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A che serve la politica? Se lo chiedono in tanti e spesso si rispondono: a nulla, e i soldi a chi la fa sono sprecati. Degli stipendi di chi ricopre cariche politiche abbiamo già parlato, oggi vorremmo trattare invece dell&#8217;oggetto &#8230; <a href="http://italia2013.org/2012/01/26/le-riforme-che-salvano-la-vita/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=italia2013.org&amp;blog=6635087&amp;post=1923&amp;subd=italia2013&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1924" class="wp-caption alignleft" style="width: 246px"><a href="http://italia2013.files.wordpress.com/2012/01/obamacare.jpg"><img class="size-medium wp-image-1924" title="Obamacare" src="http://italia2013.files.wordpress.com/2012/01/obamacare.jpg?w=236&#038;h=300" alt="" width="236" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">La traduzione in italiano del testo nel corso del post</p></div>
<p>A che serve la politica? Se lo chiedono in tanti e spesso si rispondono: a nulla, e i soldi a chi la fa sono sprecati. <a href="http://italia2013.org/2011/12/15/come-diminuiamo-gli-introiti-dei-parlamentari-aumentandogli-lo-stipendio/" target="_blank">Degli stipendi di chi ricopre cariche politiche</a> abbiamo già parlato, oggi vorremmo trattare invece dell&#8217;oggetto della politica, cioè le politiche. E vorremmo farlo attraverso la foto qui accanto che spiega in poche frasi gli effetti della riforma sanitaria approvata dall&#8217;amministrazione Obama. Una legge di cui parlammo in un post a proposito di<a href="http://italia2013.org/2010/03/22/le-riforme-che-cambiano-la-vita/" target="_blank"> &#8220;riforme che cambiano la vita&#8221;</a>: quelle leggi che mutano le condizioni di vita, in meglio, delle persone e che segneranno positivamente la loro biografia. Come la scuola media unica o gli asili nido nella storia recente di questo Paese. E&#8217; di queste riforme che ci piacerebbe si parlasse e con idee così vorremmo che la sinistra si presentasse alle prossime elezioni. Ma veniamo alla storia di questa foto, traducendo prima di tutto il cartello.<span id="more-1923"></span></p>
<p>&#8220;Sono io la riforma sanitaria di Obama. Ho 34 anni e il mio posto di lavoro non fornisce né benefit né una polizza sanitaria. Avevo dolori da giorni e andai al Pronto Soccorso. Scoprii che il mio utero era pieno di tumori. Non potevo pagare per l&#8217;operazione e siccome adesso era una &#8220;condizione pre-esistente&#8221; le compagnie di assicurazione potevano (e lo fecero) rifiutarmi la copertura. Ma dato che il presidente Obama fece approvare la riforma sono riuscita ad avere l&#8217;Assicurazione per le Condizioni Pre-esistenti (<a href="https://www.pcip.gov/" target="_blank">PCIP</a>) e l&#8217;operazione di cui avevo bisogno. Grazie presidente per avermi aiutato a vivere e curarmi quando gli altri avevano detto no&#8221;.</p>
<p>Chi abbia visto un film sul sistema sanitario americano, o chi sia stato in America e abbia parlato con qualcuno che ci vive, avrà capito più o meno di cosa si parla: prima della riforma anche chi pagava l&#8217;assicurazione poteva vedersi rifiutate le cure se la compagnia dimostrava che si trattava di una condizione &#8220;pre-esistente&#8221; alla stipula della polizza. Dentro questa categoria rientrava di tutto: a volte anche le allergie o le malattie genetiche.</p>
<p>La riforma sanitaria di Obama non è perfetta, anzi. Ha deluso molti perché non ha istituito un&#8217;assicurazione pubblica in competizione con quelle private come aveva promesso il presidente. Verrà attuata con molta gradualità e potrebbe aumentare ulteriormente i costi. Però, come<a href="http://www.aspeninstitute.it/aspenia-online/article/lo-stato-e-il-futuro-della-riforma-sanitaria-di-obama" target="_blank"> scrive qui Mattia Diletti</a>, il presidente ha combattuto una battaglia decisiva correndo dei rischi (e pagandoli nelle elezioni di metà mandato): &#8220;Nel mezzo della crisi economica – e con un debito pubblico alle stelle &#8211; il governo ha promesso di stanziare fondi per i 30 milioni di americani non coperti da assicurazione sanitaria.&#8221; E questo anche a costo di spaventare i pensionati che temono che i soldi vengano sottratti alla loro assicurazione pubblica.</p>
<p>Sullo stato della sanità pubblica italiana &#8211; e su quanto incida sulla vita delle persone, a questo proposito, nascere in Lombardia o in Sicilia &#8211; si potrebbero scrivere fiumi di inchiostro. Quello che preme sottolineare qui, però, è che in tempi in cui la parola &#8220;riforme&#8221; viene usata spessissimo forse dovremmo aspettarci che si tratti di leggi come quella che ha cambiato la vita della donna nella foto. Gli esempi, in Italia, si sprecano. Ci limitiamo a farne uno: ripristinare la legge che vieta le lettere di dimissioni in bianco, come chiede <a href="http://www.sinistraecologialiberta.it/articoli/188-firme-per-la-legge-contro-le-dimissioni-in-bianco/" target="_blank">questa campagna</a>. Secondo alcune stime, è un fenomeno che ha fatto perdere il lavoro ad 800.000 donne negli ultimi anni. A proposito di facilità di licenziare, tra l&#8217;altro. Oppure si potrebbe combattere, davvero, la violenza maschile sulle donne, tema su cui <a href="http://www.senonoraquando.eu/?p=6514" target="_blank">oggi si svolgeranno fiaccolate in tutta Italia</a>.</p>
<p>La crisi della politica e la polemica anti-casta hanno radici antiche e profonde. Ma forse se dal sistema politico uscissero un po&#8217; più di &#8220;riforme che salvano la vita&#8221; queste posizioni avrebbero meno consensi.</p>
<p>(Mattia Toaldo)</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/italia2013.wordpress.com/1923/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/italia2013.wordpress.com/1923/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/italia2013.wordpress.com/1923/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/italia2013.wordpress.com/1923/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/italia2013.wordpress.com/1923/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/italia2013.wordpress.com/1923/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/italia2013.wordpress.com/1923/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/italia2013.wordpress.com/1923/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/italia2013.wordpress.com/1923/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/italia2013.wordpress.com/1923/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/italia2013.wordpress.com/1923/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/italia2013.wordpress.com/1923/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/italia2013.wordpress.com/1923/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/italia2013.wordpress.com/1923/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=italia2013.org&amp;blog=6635087&amp;post=1923&amp;subd=italia2013&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;impossibile liberalizzazione delle carceri</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 13:38:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://italia2013.files.wordpress.com/2009/09/carcere.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-276" title="carcere" src="http://italia2013.files.wordpress.com/2009/09/carcere.jpg?w=150&#038;h=99" alt="" width="150" height="99" /></a>Liberalizziamo le carceri? Affascinante l’ossimoro proposto dal decreto Monti. Ma non si tratta di aprire porte e finestre e di consentire, a chi vuole, di uscirne e, magari, a qualcuno di entrarci di propria sponte. No, più prosaicamente il Governo si limita a (ri)aprire ai privati la realizzazione e quindi la gestione degli istituti penitenziari. Già previsto nella finanziaria per il 2001 del Governo Amato, il <em>project financing</em> è una ricorrente tentazione di un ceto politico di governo che non vuole o non può decriminalizzare e non ha i mezzi per far fronte al sovraffollamento penitenziario da esso stesso stimolato, subìto o assecondato.<span id="more-1920"></span></p>
<p>L’articolo 43 del decreto Monti prevede che «al fine di … fronteggiare … l&#8217;eccessivo affollamento delle carceri», si ricorra «in via prioritaria alle procedure in materia di finanza di progetto». A un decreto interministeriale sono demandate «condizioni, modalità e limiti di attuazione». Intanto si prevede che l’onere dell’investimento per la costruzione delle nuove carceri sia a carico di privati, con un coinvolgimento di fondazioni bancarie in misura non inferiore al 20%, che la loro gestione e dei servizi connessi sia affidata per non più di 20 anni a chi realizzi il progetto, e che gli sia garantita il corrispettivo necessario a coprire i costi dell’investimento e dei servizi.</p>
<p>L’unico vincolo è quello che fa salvo l’impiego del personale del corpo di polizia penitenziaria per la “custodia” dei detenuti, tanto per tenersi buoni i suoi agguerriti sindacati. Ma naturalmente anche altri “servizi” avrebbero meritato una tutela di rango legislativo. Non resterebbe che affidare ai concessionari i servizi di lavanderia e vettovagliamento, come già si usa. Ma è mai possibile che gli investitori privati possano rientrare della loro spesa (e, presumiamo, guadagnarci qualcosa) attraverso la concessione di simili servizi?</p>
<p>Alla stessa scettica conclusione era arrivato proprio il Ministero della giustizia, in questa legislatura, quando nella relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2009 scriveva che le proposte di <em>proiect financing </em> per la realizzazione di nuove carceri pervenute ai loro uffici erano risultate impraticabili perché «nel caso di un istituto penitenziario si è accertato che i servizi appaltabili al privato sono marginali e, comunque, insufficienti a produrre redditi di gestione tali da consentire il rientro dei cospicui capitali investiti». Secondo il Ministero della giustizia il <em>project financing </em>in ambito penitenziario «si dimostra fattibile qualora lo Stato partecipi al finanziamento dell’opera nella fase di costruzione con un cospicuo contributo finanziario pari al 60–70% del costo di costruzione e, in fase di funzionamento, con una rata annuale mediamente di 4–5 milioni di euro, per un periodo determinato in 30 anni per piccoli penitenziari ed in 40 anni per quelli grandi». Condizioni comprensibilmente assai lontane da quelle previste nel decreto Monti.</p>
<p>Erano a conoscenza Ministro e Presidente del Consiglio di questa puntuale valutazione dei “tecnici” del Ministero della giustizia? O pensano di poter affidare ai privati anche l’assistenza sanitaria dei detenuti, le attività trattamentali e le più delicate funzioni amministrative degli operatori penitenziari?</p>
<p>(Stefano Anastasia e Alessio Scandurra)</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/italia2013.wordpress.com/1920/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/italia2013.wordpress.com/1920/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/italia2013.wordpress.com/1920/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/italia2013.wordpress.com/1920/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/italia2013.wordpress.com/1920/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/italia2013.wordpress.com/1920/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/italia2013.wordpress.com/1920/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/italia2013.wordpress.com/1920/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/italia2013.wordpress.com/1920/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/italia2013.wordpress.com/1920/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/italia2013.wordpress.com/1920/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/italia2013.wordpress.com/1920/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/italia2013.wordpress.com/1920/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/italia2013.wordpress.com/1920/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=italia2013.org&amp;blog=6635087&amp;post=1920&amp;subd=italia2013&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>La recessione è donna (ma anche la ripresa)</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 12:19:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In italiano sia la parola recessione che la parola ripresa sono femminili, non è un caso. L&#8217;attuale recessione economica non ha colpito tutti ugualmente e la prossima ripresa, se ci sarà, dipenderà da come saranno colmate le differenze attualmente esistenti non &#8230; <a href="http://italia2013.org/2012/01/24/la-recessione-e-donna-ma-anche-la-ripresa/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=italia2013.org&amp;blog=6635087&amp;post=1918&amp;subd=italia2013&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 190px"><img title="fornero" src="http://www.rainews24.it/ran24/immagini/2011/11/fornero_280xFree.jpg" alt="" width="180" height="222" /><p class="wp-caption-text">Il Ministro del lavoro e del welfare Elsa Fornero, foto tratta da www.rainews24.it</p></div>
<p>In italiano sia la parola recessione che la parola ripresa sono femminili, non è un caso. L&#8217;attuale recessione economica non ha colpito tutti ugualmente e la prossima ripresa, se ci sarà, dipenderà da come saranno colmate le differenze attualmente esistenti non solo tra diversi ceti sociali o aree geografiche ma anche tra generi. E&#8217; una questione importante da affrontare nel momento in cui in Italia si discute una riforma del mercato del lavoro ad un tavolo in cui siedono, apparentemente in posizioni importanti, tre donne: il Ministro del lavoro, la presidente di Confindustria ed il Segretario generale del maggiore sindacato. Per discutere di questo tema ci aiuteremo parlando del caso americano, affrontato in <a href="http://www.ingenere.it/articoli/il-genere-della-crisi-e-le-manovre-finanziarie" target="_blank">questo articolo</a> di Francesca Bettio su ingenere.it. <span id="more-1918"></span></p>
<p>1. In inglese è meno chiaro se la parola <em>recession </em>sia maschile o femminile e la questione non appassiona solo i linguisti ma ha a che fare con le politiche: nei primi anni della crisi si diceva che avesse colpito più duramente gli uomini che sono la stragrande maggioranza di quelli che lavorano nei settori delle costruzioni e delle infrastrutture, i primi ad essere colpiti. In seguito però è emerso un altro dato: via via che venivano coinvolti nella crisi molti settori dei servizi e del welfare, la disoccupazione femminile si faceva sentire più duramente. In Italia questo quadro è ancora più nero. Già l&#8217;occupazione femminile è molto più bassa rispetto al resto d&#8217;Europa e il <a href="http://italia2013.org/2012/01/23/che-fare-con-le-politiche-sociali-una-proposta-al-governo-monti/" target="_blank">welfare assai più debole</a> proprio  nel settore della cura delle persone che finisce per gravare tutto sulle spalle delle donne. In più le politiche di austerità approvate già sotto il governo Berlusconi, <a href="http://italia2013.org/2011/09/12/una-manovra-contro-le-donne/" target="_blank">come scrisse qui Cecilia D&#8217;Elia</a>, aggravano sia questo carico che la disoccupazione femminile.</p>
<p>2. Ma torniamo al caso americano. Poche settimane dopo l&#8217;insediamento, il presidente Obama ed il Congresso allora a maggioranza democratica approvarono l&#8217; <em>American Recovery and Reinvestment Act</em>(Arra) il cui obiettivo iniziale era far riprendere gli investimenti in infrastrutture fisiche: ponti, strade, ferrovie, energie alternative. Fu pubblicizzato con l&#8217;espressione &#8220;investimenti badile in mano&#8221;. In realtà, grazie anche alle pressioni delle associazioni femminili, l&#8217;equilibrio si spostò gradualmente da questi settori (che alla fine assorbirono solo il 17% della spesa) a quelli delle infrastrutture sociali  – istruzione, sanità e servizi sociali, dove prevale l’occupazione femminile &#8211;  che secondo Francesca Bettio &#8220;sono stati pari al 20% e sono andati a ripianare il debito dei vari stati in questi ambiti (..) Per giunta, circa metà della grossa fetta destinata al taglio delle tasse ha avuto come target la popolazione anziana o a basso reddito, due segmenti ad alta presenza femminile&#8221;. Le stime sull&#8217;impatto di questa manovra sul Pil sono diverse ma variano tra l&#8217;1,5% ed il 4,1% <em>in più</em>. Le politiche dell&#8217;amministrazione Obama sono state, certo, anche altro e non del tutto positive. Però c&#8217;era anche questo.</p>
<p>3. Cos&#8217;è successo dall&#8217;altro lato dell&#8217;Atlantico? Francesca Bettio fa un quadro interessante delle politiche d&#8217;austerità messe in atto nell&#8217;ultimo anno in ben 19 paesi. Ebbene, scrive la Bettio, &#8220;Su un campione di 19 paesi europei l’elenco delle più importanti misure di austerità già varate o concordate per i prossimi anni include, dal lato della spesa, riduzioni o congelamenti di stipendio dei dipendenti pubblici (11 paesi); riduzione o blocco del personale nel settore pubblico (9 paesi); riforme delle pensioni che comportano l’allungamento dell’età pensionabile per uomini e donne o la parificazione per le donne (8 paesi); tagli o restrizioni a sussidi o servizi di cura (8 paesi); riduzioni delle agevolazioni agli affitti o degli assegni familiari (6 paesi). Dal lato delle entrate 6 paesi hanno previsto aumenti di tasse, 5 aumenti dell’Iva, 2 aumenti del corrispettivo dovuto dall’utente per servizi pubblici sussidiati, dalle prestazioni sanitarie ai trasporti (Bettio et al. 2011). L’Italia non è inclusa nei 19 paesi cui si riferisce questo elenco, ma molte delle misure contenute nelle manovre finanziarie del 2011 figurano nel medesimo.&#8221; Alla faccia di chi crede che non esista una politica fiscale comune europea. Esiste, ma è molto conservatrice. Gli effetti sul Pil di queste manovre sono, al contrario di quanto detto per l&#8217;America, di varia entità ma quasi sempre <em>in negativo</em>.</p>
<p>4. Cosa c&#8217;entra tutto questo con il dibattito sul mercato del lavoro? La legislazione sul lavoro aiuta a dividere meglio il lavoro che c&#8217;è e può renderlo più o meno tutelato e remunerato. Questo ha ovviamente effetti sia sulla domanda di beni che sulla produttività. In Italia gli anni del precariato di massa hanno coinciso anche con un drastico calo della produttività per i motivi <a href="http://www.rassegna.it/articoli/2011/11/21/80279/i-giovani-a-monti-lemergenza-e-la-precarieta" target="_blank">che scrivemmo qui</a>. Oltre alla legislazione sul lavoro, però, incide sui livelli di occupazione anche la domanda di lavoro: cioè di quanti lavoratori hanno bisogno le aziende e le istituzioni pubbliche in base a quanto devono produrre o a quanti servizi devono offrire. Su questo le politiche pubbliche hanno effetti notevoli. Semplifichiamo per chiarire: gli investimenti in welfare e in istruzione fatti in America hanno tutelato l&#8217;occupazione femminile producendo anche nuova crescita, l&#8217;austerità e la compressione del welfare attuati in Europa hanno prodotto l&#8217;effetto contrario. Scrive la Bettio: &#8220;laddove pesanti manovre di austerità hanno già cominciato a sortire effetti, le ripercussioni sull’occupazione femminile non sono di buon auspicio. In Spagna, Grecia e Portogallo, in particolare, il tasso di occupazione femminile è diminuito più di quello maschile nell’ultimo trimestre per cui si dispone del dato&#8221;</p>
<p>5. In più le misure &#8220;per la crescita&#8221; approvate finora dal governo sono ispirate al principio di liberare le imprese e permettergli di fare più investimenti. Un esempio sono appunto le nuove norme sul mercato del lavoro ma anche gli sgravi fiscali per le assunzioni già approvate. E&#8217; questo il tema trattato da <a href="http://www.cgil.it/RassegnaStampa/articolo.aspx?ID=7732" target="_blank">Luciano Gallino su La Repubblica</a> di domenica. Siamo sicuri, si chiede lo studioso di lavoro, che questa sia la strada giusta? Si tratta infatti di politiche che non possono distinguere tra settori: basta che si crei un posto di lavoro, poi che si tratti di una laureata che fa hamburger in un fast food o della stessa laureata che mette a frutto le sue competenze fa poca differenza. Si crea lavoro ma non è detto che si crei crescita per il paese. Gallino sostiene l&#8217;opportunità di fare un massiccio investimento pubblico per la creazione diretta di posti di lavoro finanziato con il taglio delle grandi opere e la patrimoniale. Si tratterebbe di un milione di posti di lavoro a 15mila euro lordi l&#8217;anno, con un costo di 15 miliardi di euro. L&#8217;obiettivo sarebbe quello di investire in settori come &#8220;il riassetto idrogeologico, la ristrutturazione delle scuole che violano le norme di sicurezza (la metà), la ricostruzione degli ospedali obsoleti (forse il 60%)&#8221;. Si tratta di trovare tanti soldi e di creare lavori quasi tutti maschili ancorché essenziali per il Paese, forse molto più dell&#8217;Alta Velocità. Ma perché non pensare invece di invertire la tendenza e, <a href="http://italia2013.org/2012/01/23/che-fare-con-le-politiche-sociali-una-proposta-al-governo-monti/" target="_blank">come ha spiegato qui Alfredo Amodeo</a>, riorganizzare l&#8217;attuale spesa del welfare per aumentare l&#8217;offerta di servizi pubblici? Sarebbe un modo per tutelare molti posti di lavoro oggi occupati prevalentemente da donne, spesso molto precarie e mal pagate. E poi anche un modo per permettere a molte altre donne di lavorare in altri settori, sollevandole dal peso esclusivo della cura di bambini, anziani e non autosufficienti. <a href="http://www.dps.tesoro.it/obiettivi_servizio/servizi_infanzia.asp" target="_blank">Le proposte per lo sviluppo del Sud</a> fatte dal Ministro Barca e citate da Francesca Bettio vanno proprio in questo senso:  l’investimento in servizi per bambini e anziani è fra le misure qualificanti, con tanto di obiettivi da perseguire e verificare. E se fossero il modello per far ripartire tutto il Paese cambiando l&#8217;attuale modello di sviluppo economico ed i rapporti tra i generi?</p>
<p>(Mattia Toaldo)</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/italia2013.wordpress.com/1918/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/italia2013.wordpress.com/1918/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/italia2013.wordpress.com/1918/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/italia2013.wordpress.com/1918/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/italia2013.wordpress.com/1918/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/italia2013.wordpress.com/1918/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/italia2013.wordpress.com/1918/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/italia2013.wordpress.com/1918/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/italia2013.wordpress.com/1918/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/italia2013.wordpress.com/1918/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/italia2013.wordpress.com/1918/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/italia2013.wordpress.com/1918/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/italia2013.wordpress.com/1918/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/italia2013.wordpress.com/1918/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=italia2013.org&amp;blog=6635087&amp;post=1918&amp;subd=italia2013&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Che fare con le politiche sociali? Una proposta al governo Monti</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 07:47:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 183px"><img title="Mario Monti" src="http://www.partitodemocratico.it/gallery/monti.jpg" alt="" width="173" height="125" /><p class="wp-caption-text">foto tratta da www.partitodemocratico.it</p></div>
<p>Dopo la presentazione del Dossier (Libro Nero sul Welfare italiano. Come il Governo italiano con le manovre economico-finanziarie e la legge delega fiscale e assistenziale  sta distruggendo le politiche sociali e azzerando la spesa per i diritti) da parte dei promotori delle Campagne I diritti alzano la voce” e “Sbilanciamoci” anche il Forum del Terzo settore affronta la questione dei tagli al welfare presentando un suo studio (Il welfare di domani? La delega assistenziale e il futuro delle politiche sociali in Italia. Un’analisi a partire dai dati coordinato) da Cristiano Gori, docente di Politica sociale all&#8217;Università Cattolica di Milano. Prendiamo spunto dalle analisi presenti nel documento per fare il punto su di un’altra questione fondamentale per le sorti del welfare in Italia: quella della Delega fiscale e assistenziale.</p>
<p><span id="more-1915"></span></p>
<p>Come analizzato in precedenza <a href="http://italia2013.org/2012/01/17/come-muore-una-politica-sociale/">gli anni del governo Berlusconi hanno visto un drastico ridimensionamento della spesa sociale in Italia</a>: è stato calcolato che tra il 2007 e il 2013 si realizzerà una riduzione degli stanziamenti a favore dei fondi nazionali da 1.594 a 144 milioni di euro. Ma non è ancora finita. Il Consiglio dei Ministri, nella seduta del 30 giugno 2011, oltre ad approvare le “Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria”, ha licenziato la bozza di disegno di legge che attribuisce al Governo stesso la delega per una riforma del settore fiscale e assistenziale che ha come obiettivo un risparmio oltre 20 miliardi di euro tagliando le detrazioni fiscali, che sono in gran parte di natura sociale. Per quanto riguarda le misure di  welfare, le linee d&#8217;azione sono comunque molto rilevanti per moltissimi cittadini, per molte Amministrazioni locali e per le organizzazioni di Terzo settore impegnate nella gestire dei servizi. Secondo quanto previsto dalla delega i decreti legislativi del Governo, da emanare entro  due anni, devono essere finalizzati &lt;&lt;alla riqualificazione e integrazione delle prestazioni socio assistenziali in favore dei soggetti autenticamente bisognosi, al trasferimento ai livelli di governo più prossimi ai cittadini delle funzioni compatibili con i principi di efficacia e adeguatezza, alla promozione dell&#8217;offerta sussidiaria di servizi da parte delle famiglie e delle organizzazioni con finalità sociali&gt;&gt;.</p>
<p>Si tratta sostanzialmente di direttive che vanno dalla revisione dell&#8217;ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) al riordino dei criteri dei requisiti reddituali e patrimoniali, inclusi quelli relativi all&#8217;invalidità e alla reversibilità; all&#8217;indennità di accompagnamento, per la quale si parla dell’&lt;&lt;istituzione di un fondo per l’indennità sussidiaria alla non-autosufficienza&gt;&gt;, senza però che il testo faccia comprendere se tale indennità sarà integrativa dell’ accompagnamento oppure se la sostituirà e come.<br />
Infine, il trasferimento della “carta acquisti” ai Comuni singoli e associati, senza una previsione di maggiore spesa e ultime, ma non ultime, nuove competenze per l&#8217;INPS al quale, verrà attribuita (anche) la competenza relativa all’erogazione delle prestazioni assistenziali quando assumono il carattere di contributo monetario diretto, in coordinamento con Regioni ed Enti locali. E, sempre all&#8217;INPS, verrà  attribuito il compito di &lt;&lt;organizzazione del fascicolo elettronico della persona e della famiglia attraverso la realizzazione di un’anagrafe generale delle posizioni assistenziali, condivisa tra le amministrazioni centrali dello Stato, gli enti pubblici di previdenza e assistenza, le Regioni e gli Enti Locali, al fine di monitorare lo stato di bisogno e il complesso delle prestazioni di tutte le amministrazioni pubbliche&gt;&gt;. Tra gli aspetti più rilevanti nella Delega viene sottolineato come i servizi e le prestazioni sociali debbano sottostare ai vincoli del Bilancio (contenimento della spesa, risanamento dei conti pubblici). Viene inoltre separato il dovere fiscale, (obbligo di pagare le tasse) dal diritto all’assistenza che non possono essere soggetti a compensazione. Per fare un esempio le deduzioni per una badante potrebbero essere incompatibili con l’assegno di cura o l’accompagnamento. Nello studio proposto dal Forum viene sottolineato come questa impostazione costituisca una minaccia che non aiuta l’avvio di una seria riforma. Il decreto, infatti, ha il solo obiettivo di “fare cassa”, apportando ulteriori tagli a un settore al quale sono già state sottratte risorse. Quattro sono i punti messi in luce:</p>
<p>1/La delega sbaglia a voler ricavare risparmi dalle politiche sociali, visto che già oggi queste sono fortemente sottofinanziate rispetto alla media europea. L’Italia infatti, è l’unico paese europeo con la Grecia a non avere un piano per il sostegno alla non autosufficienza e per il contrasto della povertà e spende meno dell’Europa in tutti i campi, dalla sanità (-10%) alla famiglia (-61%), dalla non autosufficienza (-31%) alla povertà (-75%). Solo per le pensioni spendiamo il 38% in più della media europea.</p>
<p>2/La delega introduce il reddito come elemento per ricevere l’indennità di accompagnamento, cioè la principale misura di sostegno per anziani non autosufficienti e disabili: &lt;&lt;Un’ipotesi pericolosa, perché farebbe passare il principio che il pubblico debba intervenire sulla non autosufficienza solo a favore di chi ha redditi bassi&gt;&gt;, precisa il documento. Piuttosto, propone il Forum, si intervenga sulle modalità di utilizzo delle risorse ed eventualmente l’importo sia graduato in base al bisogno.</p>
<p>3/La delega modifica la social card attualmente in essere, ma rinuncia a un piano e a una strategia nazionale contro la povertà. Ci saranno tre social card nel 2012 (quella abituale, quella della sperimentazione e quella della delega) e nessuna nel 2013.</p>
<p>4/ La delega produce risparmi esigui, anche nelle sue applicazioni estreme. Anche mettendo per un attimo da parte le ricadute sociali di questi interventi, i possibili tagli individuati dal testo porterebbero a un risparmio complessivo di 1.440 milioni di euro nel 2013, il 7% dei risparmi che invece la delega fiscale e assistenziale prevede. Si tratterebbe, secondo il Forum, di un risparmio fatto dalle seguenti voci: 100 milioni dalle riduzioni alle agevolazioni fiscali per la disabilità, 1.320 milioni dall’introduzione di una soglia di reddito per l’accompagnamento, 20 milioni dalla revisione dell’ISEE. Impensabile invece tagliare le agevolazioni fiscali alle famiglie con figli (per motivi politici) e recuperare risorse dai servizi sociali e socio-educativi in titolo ai Comuni, perché tutti i tagli possibili sono già stati fatti.</p>
<p>In questo quadro due sono gli interrogativi prioritari che il Forum sottopone al Governo Monti:</p>
<p>1. l’attuale Esecutivo vuole cancellare la delega o, invece, portarne avanti l’iter? Si tratta di una scelta preliminare a tutte le altre che potrà compiere nel welfare sociale, che definirà il perimetro dentro il quale prenderà forma l’azione governativa in materia.</p>
<p>2. se anche decidesse di non portarla avanti, quali posizioni intende assumere sui temi posti dalla delega? La delega infatti solleva questioni ineludibili sulle quali il Governo deve riflettere bene: criteri di accesso, lotta alla povertà, crisi dei servizi, ruolo delle prestazioni monetarie e altri ancora.</p>
<p>Nello svolgimento degli eventi politici, che hanno portato dal Governo Berlusconi quello Monti, il testo del decreto-legge “Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici”, noto come decreto “Salva Italia” fra le molte misure assunte dal precedente Esecutivo, si è anche agito sulla “clausola di salvaguardia” da cui derivava il disegno di legge delega di riforma fiscale e assistenziale oggetto del presente Rapporto. Il Governo Berlusconi aveva previsto che qualora la delega non fosse stata attuata, i risparmi dovevano essere ottenuti attraverso tagli lineari dei regimi di esenzione, esclusione e favore fiscale del 5% nel 2012 e del 20% a partire dal 2013. La Manovra del Governo Monti, invece, agisce sulla clausola di salvaguardia abrogando i tagli lineari delle agevolazioni fiscali e sostituendoli con l’aumento delle aliquote IVA di 2 punti dall’ottobre 2012 e di un ulteriore mezzo punto nel 2014. L’aliquota del 21% passerebbe al 23,5 a regime, quella del 10 al 12,5. L’introito stimato è di 3,2 miliardi nel 2012; 13,1 miliardi nel 2013; 16,4 miliardi dal 2014. La Manovra di Monti mantiene però la clausola di salvaguardia: se si vorranno evitare gli aumenti IVA del 2013 e 2014, si dovranno approvare provvedimenti in materia fiscale e assistenziale per un risparmio</p>
<p>complessivo pari all’introito IVA “aumentata” del 2013 e 2014 (13,1 + 16,4 miliardi).</p>
<p>Ancora una volta il quesito da sottoporre ai decisori pubblici è quello relativo all’ineluttabilità di politiche tutte improntate ad un approccio lacrime e sangue per le fasce più vulnerabili dei cittadini e che nella peggiore delle ipotesi possono contribuire ad accentuare gli aspetti recessivi del sistema economico.</p>
<p>Da questo punto di vista una proposta alternativa di riforma che tenga conto del prerequisito dell’ equità e che, al tempo stesso, possa muoversi entro i limiti definiti dalle risorse disponibili è stata elaborata dell’Istituto della Ricerca Sociale di Milano.</p>
<p>I punti focali di questa riforma prevedono per il sostegno monetario alle famiglie con figli la sostituzione delle attuali prestazioni con un assegno alle famiglie con minori, non categoriale ma universale, selettivo sulla condizione economica e complementare all’incremento della offerta di servizi e a politiche di conciliazione dei tempi di lavoro e cura. La razionalizzazione dei trasferimenti alle famiglie sarebbe in grado di liberare circa 3 miliardi di euro da destinare al potenziamento di asili nidi e scuole materne e all’integrazione dei redditi delle famiglie più povere.</p>
<p>Per le politiche di contrasto alla povertà viene proposta l’introduzione di un “reddito minimo di attivazione”, misura universalistica che contempla sia integrazioni economiche alle famiglie che servizi di inserimento. L’unificazione degli istituti attuali e l’attuazione dell’universalismo selettivo porterebbe a liberare tra i 4 miliardi e i 5 miliardi, secondo una stima della Commissione d’indagine sull’esclusione sociale, da destinare all’integrazione ai redditi e allo sviluppo dei servizi territoriali.</p>
<p>Per gli anziani non autosufficienti si propone di sostituire l’indennità di accompagnamento con una “dote di cura” che preveda fasce distinte in base a livello di gravità e a condizione economica dell’anziano e della sua famiglia. La possibilità di scelta fra la soluzione monetaria e la possibilità di usufruire di servizi di cura. La riforma può essere effettuata senza ulteriori risorse rispetto a quelle attuali dell’indennità di accompagnamento (13,2 mld di euro), mentre risorse aggiuntive sono necessarie per potenziare la rete dei servizi (domiciliari, residenziali e territoriali). Si prevede anche di defiscalizzare gli oneri per le badanti per la regolarizzazione dei contratti e la qualificazione del lavoro professionale.</p>
<p>Nel suo insieme la riforma possiede tre aspetti di forte innovazione. Non comporta un aumento delle risorse ma esclusivamente una loro redistribuzione tra le diverse aree del welfare con una significativa quota dei 54 miliardi di euro, attualmente gestita dall’Inps e assorbita dai trasferimenti monetari, destinata a passare a Regioni e comuni. Non prevede un’accentuazione della pressione fiscale fatta eccezione, per un modesto contributo a valere sulle pensioni in funzione di un maggior finanziamento dei servizi per la non autosufficienza. Punta decisamente al rafforzamento del sistema dei servizi territoriali come un volano dello sviluppo locale: la crescita della domanda e dell’offerta dei servizi può infatti creare occupazione e determinare anche l’emersione di una larga fascia di lavoro nero ed informale.</p>
<p>(Alfredo Amodeo)</p>
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		<title>Il complesso dell&#8217;italiano</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 08:33:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nella tragica e complicata vicenda del naufragio della Costa Concordia, la reazione emotiva più forte – tra i commentatori, in rete, nell&#8217;opinione pubblica – non è stata il cordoglio per le vittime, né la preoccupazione per un rischio ambientale tuttora &#8230; <a href="http://italia2013.org/2012/01/20/il-complesso-dellitaliano/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=italia2013.org&amp;blog=6635087&amp;post=1911&amp;subd=italia2013&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 230px"><img title="giglio" src="http://firenze.repubblica.it/images/2012/01/18/140359132-7324827d-ee8d-49f9-a56f-6e2f59750f6d.jpg" alt="" width="220" height="133" /><p class="wp-caption-text">foto tratta da firenze.repubblica.it</p></div>
<p>Nella tragica e complicata vicenda del naufragio della Costa Concordia, la reazione emotiva più forte – tra i commentatori, in rete, nell&#8217;opinione pubblica – non è stata il cordoglio per le vittime, né la preoccupazione per un rischio ambientale tuttora gravissimo, ma l&#8217;investimento simbolico sulle telefonate tra Gregorio De Falco, comandante della Capitaneria di Livorno, e Francesco Schettino, comandante della nave. Le abbiamo sentite tutti, non avremmo potuto evitarlo neanche volendo. I due uomini sono immediatamente diventati la metafora dell&#8217;Italia o, meglio, dell&#8217;italiano – Schettino dell&#8217;italiano sbruffone e irresponsabile (fa la bravata e poi nega il disastro che ne consegue), De Falco dell&#8217;italiano coraggioso e reattivo, che richiama ciascuno alle proprie responsabilità e dà ordini decisi. Il cialtrone e l&#8217;eroe.<span id="more-1911"></span></p>
<p>Metafora perfetta, a giudicare dalle reazioni emotive che la accompagnano. Scatta il tifo: pubbliche contumelie contro Schettino, il cretino-vigliacco-incompetente-sbruffone-forse ubriaco o drogato-ecc., e santificazione a furor di popolo per De Falco, l&#8217;eroe, la voce del dovere, l&#8217;Italia che resiste. Circolano anche delle magliette con l&#8217;ordine del comandante di Livorno al vile Schettino: “Vada a bordo, cazzo!”.</p>
<p>Metafora perfetta, perché così abbiamo tutti un cattivo con cui prendercela e un buono in cui identificarci. Che sia chiara o meno l&#8217;esatta dinamica del naufragio, e che di conseguenza sia chiara o meno la catena di responsabilità personali e morali, dirette e indirette, del disastro nel suo insieme, poco importa.</p>
<p>Metafora perfetta, perché ci conferma lo stereotipo per cui noi italiani siamo così: o cialtroni o eroi. Oppure, nella versione evoluta dello stereotipo: mezzi cialtroni e mezzi eroi, a seconda della parte di italianità che prevale in una data circostanza e nella nostra personalità. È uno stereotipo forte, che ricorre spesso nella storia d&#8217;Italia anche recente.</p>
<p>La forza degli stereotipi è che trovano sempre un dato di realtà, un fatto, che li conferma, rafforzandoli. Uno stereotipo è prima di tutto un fenomeno culturale, di ordine simbolico; ma, se viene fatto proprio dai soggetti che rappresenta, diventa qualcosa di molto simile a un complesso psicologico. E si rafforza ulteriormente.</p>
<p>Il complesso dell&#8217;italiano dice a chi ne è vittima più o meno questo: non c&#8217;è niente da fare, in quanto italiano tu sei così, cialtrone o eroe; al limite, se sei un italiano medio, mezzo cialtrone e mezzo eroe.</p>
<p>E su questo presupposto, appena visibile ma granitico come lo scoglio su cui è andata a distruggersi la Concordia, poggiano le giustificazioni, le indulgenze, le assoluzioni e le autoassoluzioni degli italiani verso le proprie malefatte. Siamo così, mezzi cialtroni e mezzi eroi; che ci possiamo fare?</p>
<p>Per fortuna sono una donna, e questo mi aiuta a sfuggire al complesso dell&#8217;italiano. Lo stereotipo cialtrone/eroe è maschile. I protagonisti sono maschi e non potrebbero che essere tali. Il cialtrone lo è inequivocabilmente (la sbruffonata della manovra, il narcisismo che traspare dalle foto prima del disastro, e poi il vino, la misteriosa presenza di una donna che lo avrebbe “distratto”), ma lo è anche l&#8217;eroe (il militare che richiama all&#8217;ordine con la stessa voce decisa dei protagonisti dei film della seconda guerra mondiale corrisponde a un ideale preciso di virilità). Non ho proprio di che identificarmi. Al massimo, se resto intrappolata nell&#8217;ordine simbolico di cui fa parte lo stereotipo cialtrone/eroe, posso fare il tifo (nel simbolico maschile la Donna Tifosa è abbastanza benvoluta).</p>
<p>Tutto ciò non significa che dentro ciascuno e ciascuna di noi non possa esserci un po&#8217; del cialtrone e un po&#8217; dell&#8217;eroe. E magari anche tanti altri “tipi simbolici”. Ma in questo non c&#8217;è niente di specificamente, tipicamente, italiano. Eroismo e cialtroneria, se non diventano stereotipi, sono semplici qualità umane. Si trovano ovunque nel mondo, non solo in Italia e non come tipico prodotto italiano da esportazione.</p>
<p>Gli stereotipi sono pericolosi perché mistificano la realtà, impediscono di vederla e capirla per quella che è. E, così facendo, ingabbiano le persone che pretendono di rappresentare; limitano o addirittura azzerano la loro libertà.</p>
<p>Il complesso dell&#8217;italiano mi fa questo effetto. Da un lato avvolge vizi e storture di questo paese nel fatalismo, nell&#8217;idea che vizi e storture siano immutabili perché immutabile è la natura in cui sono radicati. Dall&#8217;altro, vorrebbe costringermi a vergognarmi di fronte al mondo, in quanto italiana, di malefatte, crimini e fesserie compiuti da un mio connazionale – che sia Berlusconi che fa battute maschiliste e volgari ai vertici internazionali o Schettino che manda a scogli la sua nave, è uguale. Dovrei vergognarmi, perché da qualche parte, nel profondo del mio essere, io sono come loro.</p>
<p>È necessario riconoscere lo stereotipo ed eludere completamente il complesso dell&#8217;italiano per sfuggire a questa doppia trappola che ci riduce tutti – uomini e donne – all&#8217;impotenza.</p>
<p>C&#8217;è qualcosa di molto vero nei commenti che hanno visto nella tragedia del Giglio qualcosa di tipicamente, profondamente italiano. Ma questo qualcosa non è né la cialtroneria di Schettino né l&#8217;eroismo di De Falco (o del meno osannato, ingiustamente, commissario di bordo Giampietroni).</p>
<p>Ora, premesso che ci sono moltissimi punti ancora da chiarire e che sarà la magistratura a farlo, ormai ci sono pochi dubbi sul fatto che il responsabile numero uno del naufragio e della morte di tante persone sia il comandante della Concordia. Era vicinissimo alla costa, ha preso uno scoglio ben noto, si è ostinato a non dare l&#8217;allarme e infine, quando grazie a un ammutinamento è iniziata l&#8217;evacuazione, ha abbandonato la nave. Non sappiamo come un uomo giunto a quel grado di carriera abbia potuto compiere questa serie di scelleratezze. Ma una cosa è certa: se ha materialmente potuto agire così, è perché c&#8217;erano le condizioni per farlo. Dietro alle gravi responsabilità di Schettino c&#8217;è una lunga e variegata catena di altre responsabilità. Da quelle più immediate (gli ufficiali di bordo che l&#8217;hanno lasciato fare), a quelle più lontane e indirette. Anche questo è stato detto: per la società armatrice l&#8217;“inchino” rappresenta un&#8217;ulteriore attrattiva della crociera, perché permette ai passeggeri di vedere da vicino e fotografare luoghi molto suggestivi; analogamente, per chi sta sull&#8217;isola la nave impavesata e illuminata che passa sottocosta salutando con le sirene è uno spettacolo in sé, senza contare che magari, l&#8217;anno dopo, il crocierista che ha visto quant&#8217;è bella l&#8217;isola potrebbe decidere di passare lì le vacanze, incrementando così il turismo locale. E le autorità chiudono un occhio, quando non scrivono lettere di ringraziamento.</p>
<p>È in questa catena di responsabilità, secondo me, che sta tutta l&#8217;“italianità” della vicenda.</p>
<p>Un&#8217;“italianità” che non è una caratteristica innata trasmessa dai geni nazionali, ma una pratica o, meglio, un&#8217;insieme di pratiche molto diffuse: l&#8217;inosservanza delle regole, della legge, perché ostacolano i miei piani e perché comunque non sarò sanzionato; la tolleranza da parte di chi dovrebbe far rispettare regole e leggi, perché se tollero mi faccio un amico in più, o magari ho qualche contropartita (diretta come una mazzetta o indiretta come l&#8217;incremento del turismo locale); l&#8217;indifferenza della persona qualsiasi di fronte ad abusi e violazioni, perché non voglio grane; e anche la complicità della persona qualsiasi in cambio di un piccolo vantaggio immediato (come lo sconto in cambio del mancato rilascio della ricevuta fiscale) o di un favore futuro. In tutti questi casi, le regole e la legge non sono vissute come qualcosa che protegge tutti ma, al contrario, come qualcosa di lontano e impersonale che impedisce a me, o a qualcuno che per qualche motivo voglio favorire, di agire liberamente. Queste pratiche danno luogo a una rete di complicità e connivenze piccole e grandi, una rete di bugie e mezze verità, di ammissioni autoassolutorie e deliri di onnipotenza; amicizie e favori, obbedienza e paura, onore e rispetto.</p>
<p>Una rete di questo tipo ha, di fatto, creato le condizioni materiali che hanno permesso al comandante della Concordia di agire come sappiamo.</p>
<p>Ed è su una rete di questo tipo che ha fondato il proprio potere una delle organizzazioni criminali più potenti del mondo, la mafia.</p>
<p>Se il carattere tipicamente, profondamente italiano del disastro è lì, in quella catena di responsabilità, in comportamenti e pratiche molto simili, nel loro piccolo, a quelle mafiose, siamo di fronte a una realtà molto triste. Anche se poco edificante, lo stereotipo dell&#8217;italiano mezzo cialtrone e mezzo eroe dava un certo sollievo.</p>
<p>(Cristina Biasini)</p>
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		<title>Dopo la bocciatura dei referendum elettorali</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 10:56:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[democrazia e diritti]]></category>
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		<description><![CDATA[I fatti politici invecchiano in un lampo e tener loro dietro, tentando di rifletterci su, sembra ormai un esercizio impossibile. Secondo alcuni, probabilmente anche inutile. Ma di “istantaneismo” (passate l’improbabile neologismo di mio conio) la politica muore, sostituita da un &#8230; <a href="http://italia2013.org/2012/01/19/dopo-la-bocciatura-dei-referendum-elettorali/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=italia2013.org&amp;blog=6635087&amp;post=1909&amp;subd=italia2013&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><img title="calderoli" src="http://www.voceditalia.it/public/gallery/1276/roberto-calderoli-rai.jpg" alt="" width="200" height="160" /><p class="wp-caption-text">Roberto Calderoli, autore della legge elettorale attualmente in vigore. Foto tratta da voceditalia.it</p></div>
<p>I fatti politici invecchiano in un lampo e tener loro dietro, tentando di rifletterci su, sembra ormai un esercizio impossibile. Secondo alcuni, probabilmente anche inutile. Ma di “istantaneismo” (passate l’improbabile neologismo di mio conio) la politica muore, sostituita da un surrogato fatto di chiacchiera e piccolo cabotaggio opportunistico. Per questo serve, a mio parere, tornare sulla decisione della Corte costituzionale dello scorso giovedi 12 gennaio sul referendum elettorale e provare a trarne qualche lezione, soffermandosi brevemente anche sulle reazioni che ha suscitato. Partiamo proprio da queste ultime.</p>
<p><span id="more-1909"></span></p>
<p>Siamo davvero disposti ad ammettere senza colpo ferire che un leader politico del virtuale schieramento progressista, ossia Antonio Di Pietro, possa dire, commentando la sentenza, che «manca solo l’olio di ricino» per avere un regime dittatoriale bell’e buono? Pur non avendo in simpatia il Governo di Mario Monti e nutrendo seri dubbi sul protagonismo del Presidente Napolitano dell’ultimo periodo, tacciare di antidemocratica una sentenza della Consulta, solo perché sgradita, mi sembra una performance degna del miglior Berlusconi. Se alle cose dette dal leader<em> </em>dell’IdV si affiancano quelle scritte da <em>Il Fatto quotidiano</em> («sentenza-porcata») si può ricavare la sensazione che anche a “sinistra” abbia preso piede una certa disinvoltura post-costituzionale nel considerare gli organi di garanzia. Intendiamoci: contestare ciò che fa un giudice (anche quello costituzionale) si può e si deve, così come non si devono tacere i legittimi dubbi su quei (due) componenti della Corte dei quali si scoprì un’amicizia particolarmente stretta con Berlusconi. Nessuna istituzione è al riparo dell’esercizio della critica e l’opacità del potere (come ricordava Bobbio) è una malattia della democrazia: massima trasparenza sull’attività e la composizione della Corte, ci mancherebbe altro. E tuttavia, non si possono confondere una legittima opinione divergente con delle grossolane sparate ad effetto. Non è questione di bon ton, come afferma Travaglio, ma di cultura politica democratica. Ricordiamoci, a sinistra, cosa disse il grande Giorgio Gaber: «non temo Berlusconi in sé, temo Berlusconi in me».</p>
<p>Venendo al merito del giudizio della Corte, il cuore della controversia stava nel tema della cosiddetta «reviviscenza» della norma precedente, ossia la legge maggioritaria, che il cosiddetto Porcellum sostituì a ridosso delle elezioni del 2006. La dottrina è divisa al riguardo e le ragioni degli uni e degli altri sono senz’altro difendibili: nella Consulta hanno prevalso quelle di chi ritiene inammissibile la «reviviscenza» di una legge anteriore come effetto dell’abolizione di quella successiva, come peraltro la giurisprudenza della Corte stessa affermava. Chi non si spaventa di fronte al linguaggio giuridico, legga <a href="http://www.costituzionalismo.it/articolo.asp?id=405">questo esaustivo articolo di Massimo Villone</a> pubblicato su costituzionalismo.it. Dove sta dunque lo scandalo? Da nessuna parte, appunto. E non appare giustificato nemmeno il richiamo che i referendari hanno fatto al pericolo di «frustrazione democratica», invocando la delusione del milione e passa di cittadini che firmarono nei mesi scorsi i due quesiti: da quando in qua la «forza del numero» è un argomento in materia costituzionale? Fossero anche stati cinque o dieci milioni i firmatari, ciò non avrebbe alterato di una virgola la sostanza della questione puramente giuridico-costituzionale che dovevano dirimere i quindici alti giudici. Il senso ultimo del giudizio di conformità costituzionale sta proprio nella difesa dei diritti (spesso delle minoranze) <em>contro</em> la forza del numero! Altrimenti, come potremmo dare torto al Berlusconi di turno che invoca i milioni di elettori che, dandogli la maggioranza, lo autorizzano ad approvare qualunque legge?</p>
<p>A mio modesto parere, la bocciatura dei referndum imporrebbe un’autocritica ai promotori, che sono stati evidentemente incapaci di confezionare dei testi che convincessero i quindici «giudici della legge»: eppure la giurisprudenza consolidata sul tema della «reviviscenza» avrebbero dovuto conoscerla. Non è stata la Corte a mancare di rispetto ai cittadini; casomai, sono stati gli estensori dei quesiti ad essere un po’ grossolani, proponendo a migliaia di italiani di sostenere un’impresa politica segnata in partenza. Esito diverso, forse, avrebbe avuto il cosiddetto «referendum Passigli», dal nome del giurista che, insieme ad altri, lo redasse e tentò di promuoverlo. La raccolta firme cominciata in estate fu abortita malamente, in favore dei referendum poi bocciati. Come si ricorderà, il “grave difetto” del quesito Passigli era di correggere le storture del Porcellum senza voler però tornare al sistema maggioritario: una “sobrietà”  nelle intenzioni che probabilmente avrebbe retto al vaglio dei giudici costituzionali. Non perché costoro siano inveterati proporzionalisti, ma semplicemente perché tale referendum non avrebbe esposto il nostro sistema al rischio di rimanere senza legge elettorale in vigore.</p>
<p>A questo punto, a sinistra, occorre riaprire – e provare poi a concludere – una discussione seria, dove le ragioni dei proporzionalisti e dei filo-maggioritario possano trovare un punto di sintesi. Personalmente condivido ciò che ha scritto <a href="http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/in-edicola/manip2n1/20120110/manip2pg/01/manip2pz/316149/">Gaetano Azzariti sul Manifesto</a>: se il Porcellum è l’ultima legge del berlusconismo morente, il Mattarellum era la prima del berlusconismo nascente. L’epoca del maggioritario non era un’età dell’oro. Ma capisco anche quanti associano il proporzionale con il timore del ritorno alle pratiche della Prima Repubblica. Certamente, oggi sono in corso trame, che vale davvero la pena di chiamare «di Palazzo», volte a ristrutturare «al centro» il nostro sistema politico e il proporzionale può essere funzionale a questo disegno – con relativa marginalizzazione della sinistra. Ma, domando: siamo proprio sicuri che un proporzionale sano (alla tedesca) non possa essere altrettanto funzionale al ritorno in campo di una sinistra forte e unita negli obiettivi? L’alternativa progressista nel nostro Paese è possibile solo con il sistema maggioritario? Il «vincolo di coalizione» siamo proprio certi che rappresenti un elemento virtuoso della politica? Sbaglio, o quando il centrosinistra ha governato, siamo stati noi «sinistra-sinistra» a subirlo sempre, quel «vincolo», che spesso diventava un vero e proprio ricatto permanente? D’altro canto: come evitare i rischi di «deresponsabilizzazione» e opacità dei partiti verso l’elettorato («tu votami, poi mi alleo con chi voglio»), che il proporzionale può comportare, in assenza del «vincolo» di cui sopra? E come evitare che un eventuale ritorno al proporzionale puro venga vissuto, a sinistra, come una vittoria di quelli (e ce ne sono!) che non vedono l’ora di tornare ad essere eterna opposizione? Forse vale la pena confrontarsi, laicamente, lasciando da parte i calcoli politicisti di corto respiro: proviamoci.</p>
<p>(Jacopo Rosatelli)</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/italia2013.wordpress.com/1909/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/italia2013.wordpress.com/1909/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/italia2013.wordpress.com/1909/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/italia2013.wordpress.com/1909/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/italia2013.wordpress.com/1909/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/italia2013.wordpress.com/1909/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/italia2013.wordpress.com/1909/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/italia2013.wordpress.com/1909/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/italia2013.wordpress.com/1909/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/italia2013.wordpress.com/1909/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/italia2013.wordpress.com/1909/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/italia2013.wordpress.com/1909/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/italia2013.wordpress.com/1909/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/italia2013.wordpress.com/1909/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=italia2013.org&amp;blog=6635087&amp;post=1909&amp;subd=italia2013&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Come muore una politica (sociale)</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 15:59:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I promotori di “Sbilanciamoci” e un ampio cartello di soggetti della cittadinanza attiva che va sotto il nome di “I diritti alzano la voce” hanno presentato il Libro Nero sul Welfare italiano. Come il Governo italiano con le manovre economico-finanziarie &#8230; <a href="http://italia2013.org/2012/01/17/come-muore-una-politica-sociale/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=italia2013.org&amp;blog=6635087&amp;post=1904&amp;subd=italia2013&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I promotori di “Sbilanciamoci” e un ampio cartello di soggetti della cittadinanza attiva che va sotto il nome di “I diritti alzano la voce” hanno presentato il Libro Nero sul Welfare italiano. Come il Governo italiano con le manovre economico-finanziarie e la legge delega fiscale e assistenziale  sta distruggendo le politiche sociali e azzerando la spesa per i diritti, un dossier che analizza l’impatto degli ultimi provvedimenti  in materia di finanza pubblica del Governo Berlusconi sul settore del welfare e sull’insieme dei diritti ad esso collegato.</p>
<p>I dati e le informazioni proposte ci pongono dinanzi ad uno scenario drammatico, per il welfare italiano, sottoposto ad una pesantissima contrazione della spesa. E’ stato calcolato che tra il 2007 e il 2013 si realizzerà una riduzione degli stanziamenti a favore dei fondi nazionali da 1.594 a 144 milioni di euro.<span id="more-1904"></span></p>
<p>Come viene messo in evidenza dal <em>Libro Nero sul Welfare </em>il taglio più significativo ha riguardato il Fondo nazionale per le politiche sociali (FNPS), previsto dall’ art. 20 della Legge 328/00, le cui risorse contribuiscono in misura decisiva al finanziamento della rete territoriali dei servizi sociali gestita dagli enti locali. Nel 2007, al netto delle risorse dedicate all’INPS, gli stanziamenti relativi al FNPS erano pari a 1 miliardo. Sono stati ridotti a 218 milioni nel 2011 per arrivare a 45 milioni nel 2013. In sostanza se gli Enti Locali, a loro volta colpiti duramente dalla manovra di finanza pubblica, vorranno continuare ad assicurare un livello minimo di servizi per i gruppi più fragili della popolazione potranno farlo solo spostando risorse da altri settori di loro competenza, aumentando la pressione fiscale in sede locale o attraverso un’ innalzamento del livello di compartecipazione degli utenti al costo dei servizi.</p>
<p>Il Fondo per le politiche della famiglia, istituito dall’art. 19 del Decreto legge 223/06, destinato a finanziare il Piano nazionale per la famiglia, il sostegno delle adozioni internazionali, le iniziative di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, il fondo di credito per i nuovi nati, l’Osservatorio nazionale sulla famiglia e altri interventi relativi ad attività di competenza regionale,  poteva contare nel 2008 su 330 milioni. Nel 2011 le risorse destinate sono state 51 milioni e per il 2013 saranno appena 31 con buona pace di tutta la retorica sulla centralità  della famiglia.</p>
<p>Il Decreto legge 223/06 aveva anche istituito un Fondo per le politiche giovanili finalizzato al finanziamento di progetti per la promozione del diritto dei giovani alla formazione culturale, professionale e all’inserimento nella vita sociale (diritto all’abitazione, accesso al credito). Nel 2007 il Fondo era stato finanziato con 130 milioni. Nel 2011 gli stanziamenti si sono ridotti a 13 milioni e si manterranno su questo livello anche per il biennio successivo. E’ invece rimasto sostanzialmente invariato (44 milioni nel 2008 e 2009, 40 milioni nel 2010 e seguenti) il Fondo nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, introdotto dalla Legge 285/97 e destinato alla realizzazione di interventi a favore dell’infanzia e dell’adolescenza in 15 tra le principali città del paese.</p>
<p>Molto significativo è il pesante ridimensionamento del Fondo nazionale per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione, previsto dall’art. 11, comma 1 della Legge 431/98. Obiettivi del Fondo sono la concessione di contributi integrativi per il pagamento dei canoni di locazione nonché il sostegno delle iniziative intraprese dai comuni volte al reperimento di alloggi da concedere in locazione per periodi determinati. Nel 2008 il Fondo aveva ricevuto risorse per 205,6 milioni. Nel 2010 sono stati ridotte a 143,8 milioni e nel 2011 a 33,5 milioni. Stessa sorte è stata riservata anche al Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità, istituito dall’art. 19 del Decreto legge 223/06: dai 50 milioni del 2007 si è passati ai 17 previsti per il 2013.</p>
<p>Le manovra di bilancio 2010 e 2011 ha invece azzerato del tutto tre Fondi previsti dalla Legge finanziaria 2007. E’ stato azzerato il Fondo per la non autosufficienza finalizzato a garantire su tutto il territorio nazionale l’attuazione dei livelli essenziali delle prestazioni per le disabilità e la non autosufficienza (assistenza domiciliare integrata) che nel 2010 poteva contare su 400 milioni. Questo in un Paese che impegna già un livello assolutamente esiguo di risorse pubbliche rispetto al resto d’Europa  a fronte di almeno 2,6 milioni di persone non autonome..</p>
<p>Stessa sorte è toccata al Piano straordinario di intervento per lo sviluppo del sistema territoriale dei servizi socio educativi per la prima infanzia (asili nido), finanziato con 446 milioni nel triennio 2007-2009 e non più rifinanziato dal 2010 e al Fondo per l’inclusione sociale degli immigrati.</p>
<p>Questa lunga sequenza di numeri e dati evidenzia chiaramente, come il Governo di centro-destra, al di là della retorica, espressa a piene mani in questi anni, abbia sostanzialmente considerato le politiche di welfare come componenti non fondamentali dello sviluppo. Il messaggio è stato esplicito: bisogna tagliare il bilancio dello Stato e, oltre ad un simbolico sostegno economico o ad interventi emergenziali, queste politiche debbono considerarsi un lusso che non ci si può più permettere. Di fronte al rischi di marginalità, non autosufficienza, povertà, vi è solo la solitudine delle persone o al massimo l’aiuto “caritatevole” di qualche organizzazione filantropica.</p>
<p>In chiusura del Dossier  i promotori presentano alcune proposte,  partendo dal presupposto che in un momento di profonda crisi vada ripensato radicalmente il bilancio della Stato in termini di ripartizione delle risorse tra le varie politiche. Una diversa politica al tempo stesso semplice e realistica è possibile partendo  innanzitutto dalla definizione dei Livelli essenziali delle prestazioni sociali per determinare i diritti esigibili e dunque i servizi che vanno garantiti su tutto il territorio nazionale. Aumentare la dotazione dei fondi nazionali per le politiche sociali. Introdurre il Reddito minimo di inserimento (2 miliardi di euro). Stanziare un miliardo di euro per l’avvio di almeno 3.000 asili nido nel 2012. Istituire un fondo di 800 milioni di euro per garantire un’indennità di disoccupazione ai lavoratori precari Prevedere uno stanziamento di 200 milioni per il sostegno sociale all’affitto per i meno abbienti e di 300 milioni aggiuntivi per il canone agevolato. Alzare dai 113 milioni di euro del 2011 (erano 266 nel 2008) a 300 milioni lo stanziamento per il servizio civile, permettendo così a 50mila giovani di poter fare quest’esperienza. Queste e altre proposte potrebbero essere finanziate attraverso una tassa patrimoniale, una revisione della tassazione sulle rendite finanziarie, il ritiro delle nostre truppe dall’Afghanistan, la rinuncia al programma di produzione di 131 cacciabombardieri F35, la revisione delle convenzioni con le strutture sanitarie private&gt;.</p>
<div> (Alfredo Amodeo)</div>
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		<title>Il cimitero dei feti e la pulp fiction de&#8217; noantri</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 07:58:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[democrazia e diritti]]></category>
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		<description><![CDATA[Il cimitero dei feti esiste. Si chiama “giardino degli angeli” ed è un’ala di 600 metri quadrati nel cimitero Laurentino. Il giardino, voluto dal Campidoglio, e inaugurato lo scorso 4 gennaio dalla vicesindaco di Roma, Sveva Belviso, è stato salutato &#8230; <a href="http://italia2013.org/2012/01/16/il-cimitero-dei-feti-e-la-pulp-fiction-de-noantri/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=italia2013.org&amp;blog=6635087&amp;post=1900&amp;subd=italia2013&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 211px"><img title="Belviso" src="http://www.openpolis.it/politician/picture?content_id=355787" alt="" width="201" height="160" /><p class="wp-caption-text">Sveva Belviso, vicesindaco di Roma. Foto tratta da www.openpolis.it</p></div>
<p>Il cimitero dei feti esiste. Si chiama “giardino degli angeli” ed è un’ala di 600 metri quadrati nel cimitero Laurentino. Il giardino, voluto dal Campidoglio, e inaugurato lo scorso 4 gennaio dalla vicesindaco di Roma, Sveva Belviso, è stato salutato da alcuni rappresentanti politici romani come un “inno alla vita”. Funzione esclusiva di questo spazio attrezzato è di “dare riposo alle bambine e ai bambini mai nati a causa di un’interruzione di gravidanza terapeutica o spontanea”.</p>
<p><span id="more-1900"></span></p>
<p>Rimango abbastanza sconcertata di fronte a questa notizia. Mi sconcerta l’arroganza con la quale una materia come questa viene sbattuta sul muso delle persone. E mi fa perdere le staffe la leggerezza con la quale si parla di vita e di morte, si decide, si impegnano fondi, si opera a colpi di delibere, senza valutare il costo umano, le incertezze, le discussioni, il dolore che c’è dietro questo argomento.</p>
<p>In un primo momento mi è montata quella rabbia da femmina che si scontra, ormai purtroppo da qualche decennio, con un dibattito sleale, che invece di usare gli argomenti logici della discussione politica, indossa il cappuccio inquietante della guerra di religione.</p>
<p>Ma non si tratta solo di una rappresaglia culturale. Sembra piuttosto di avere a che fare con un sistema di atti e iniziative che fanno presagire un disegno articolato e pericoloso. Il pubblico ritira, lentamente, ma inesorabilmente, la sua responsabilità dal campo dell’interruzione volontaria di gravidanza: si estinguono i medici non obiettori, costretti a vivere nel recinto dello stigma professionale e dell’immobilismo di carriera; si dissanguano i consultori; si mortifica la difficile scelta di interrompere una gravidanza con un inevitabile riduzione dei livelli di assistenza; si boicotta il tentativo di liberalizzare la vendita dei farmaci di fascia C, tra i quali (ohibò!) anche la pillola del giorno dopo.</p>
<p>E’ in questo quadro politico che si alza il sipario sulla macabra scenografia del feto sanguinante, che grida giustizia di fronte all’irresponsabile incoscienza di chi sceglie di interrompere una gravidanza e dei suoi complici, che lo considerano nulla più che un “rifiuto ospedaliero”. E a tutti costoro, non senza una punta di inquietante cinismo, si notifica che gli angeli innocenti, che loro hanno ucciso, possono trovare riposo e pace.</p>
<p>L’origine della vita, il suo inizio effettivo, il rapporto creativo e procreativo, il legame fisico e spirituale con un figlio, l’amore prenatale, il dolore della perdita e la responsabilità di madri, padri e società nella nascita o non nascita di una persona, non sono solo argomenti della discussione filosofica e politica di una comunità civile. Sono, prima di tutto, la pasta di cui è fatta la nostra identità più profonda di esseri umani.</p>
<p>Sono temi che meriterebbero una seria e diffusa riflessione, forse anche meditazione e preghiera. Forse ancora, in mancanza di meglio, qualche attimo di auspicabile silenzio. Ma certo non meritano di essere l’oggetto di una campagna di sensazionalismo simbolico, incosciente e un po’ pulp. E, sinceramente, visto che in testa a questa campagna c’è un’amministrazione pubblica, non meritano di essere il subdolo grimaldello di una irresponsabile e cinica propaganda politica.</p>
<p>(Francesca R. Marta)</p>
<p><strong><em><br />
</em></strong></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/italia2013.wordpress.com/1900/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/italia2013.wordpress.com/1900/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/italia2013.wordpress.com/1900/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/italia2013.wordpress.com/1900/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/italia2013.wordpress.com/1900/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/italia2013.wordpress.com/1900/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/italia2013.wordpress.com/1900/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/italia2013.wordpress.com/1900/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/italia2013.wordpress.com/1900/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/italia2013.wordpress.com/1900/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/italia2013.wordpress.com/1900/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/italia2013.wordpress.com/1900/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/italia2013.wordpress.com/1900/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/italia2013.wordpress.com/1900/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=italia2013.org&amp;blog=6635087&amp;post=1900&amp;subd=italia2013&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Proposta: scegliamo le candidate e i candidati con i caucus</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 10:19:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[democrazia e diritti]]></category>
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		<description><![CDATA[Dopo la bocciatura dei referendum da parte della Corte Costituzionale rimane aperta la questione di come vengono selezionati i membri del parlamento. Un tema tanto più importante quanto più grave si fa la crisi di fiducia popolare nelle istituzioni democratiche. &#8230; <a href="http://italia2013.org/2012/01/13/proposta-scegliamo-le-candidate-e-i-candidati-con-i-caucus/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=italia2013.org&amp;blog=6635087&amp;post=1896&amp;subd=italia2013&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 190px"><img title="caucus" src="http://www.comune.caorle.ve.it/public/opere_pubbliche/palestra_fermi.jpg" alt="" width="180" height="120" /><p class="wp-caption-text">Una palestra scolastica. Qui si svolgono spesso i caucus in America. Foto tratta dal sito del comune di Caorle (Ve)</p></div>
<p>Dopo la bocciatura dei referendum da parte della Corte Costituzionale rimane aperta la questione di come vengono selezionati i membri del parlamento. Un tema tanto più importante quanto più grave si fa la crisi di fiducia popolare nelle istituzioni democratiche. Basti guardare a tale proposito i dati dell’ultimo <a href="http://demos.it/a00671.php">rapporto Demos su “gli italiani e lo Stato”</a>: tra tutti i corpi costituzionali, i partiti politici e il parlamento sono quelli che riscuotono meno fiducia – e fin qui poco di nuovo. La novità è la rapidità del crollo tra il 2010 ed il 2011: la percentuale di chi dichiara di avere fiducia nei partiti cade dal 7,7% al 3,9%, quella per il parlamento scende dal 13,4% all’8,9%. E’ certo il frutto delle campagne anti-casta basate sui costi della politica ma forse non è un caso se le stesse campagne siano iniziate nel 2006, il primo anno di entrata in vigore dell’attuale legge elettorale che ha creato il cosiddetto “parlamento dei nominati”. Mentre è difficile sperare che l’attuale legislatura modifichi il porcellum, si può invece ragionare su cosa possono fare <em>a legislazione vigente</em> i partiti – e nello specifico i partiti del centrosinistra – per scegliere i candidati in una maniera allo stesso tempo più partecipata e più credibile. La proposta che qui si vuole illustrare verte sull’introduzione dei caucus, vediamo di cosa si tratta e come si potrebbe realizzare qui in Italia.</p>
<p><span id="more-1896"></span></p>
<p>1. Cosa sono i caucus? Sono assemblee di un partito o di un gruppo politico che hanno lo scopo di decidere azioni comuni o di scegliere candidati. In America sono usate soprattutto dal Partito Democratico in alcuni Stati. Fu il sistema dei caucus usato in Iowa, e non le primarie, a favorire l’ascesa di Barack Obama nel 2008.</p>
<p>Nel sistema americano le persone si riuniscono di solito in una palestra o in un grande locale pubblico – talvolta però basta il soggiorno di una grande casa. Ci sono prima degli interventi a favore dei vari candidati e poi le persone si dividono anche fisicamente a seconda del candidato che votano. Se nessuno raggiunge la maggioranza assoluta, il gruppo più piccolo viene invitato a sciogliersi e ad aggregarsi ad uno di quelli più grandi. Si procede per eliminazione dei gruppi via via più piccoli fino a quando non c’è la maggioranza assoluta. Il voto è quindi pubblico, e questa è solo la prima differenza con quello che si potrebbe fare in Italia.</p>
<p>2. Si potrebbero utilizzare i caucus per selezionare almeno una parte delle candidature e questo non per perpetuare la vecchia classe politica ma per garantire comunque una rappresentanza a quelli che magari non saranno grandi oratori ma hanno competenze importanti da far valere nelle assemblee legislative: chissà se persone del calibro di Ciampi o Delors avrebbero mai passato un sistema simile. Ecco, in pochi punti, come si potrebbe adattare alla realtà italiana questo sistema:</p>
<p>a. I Caucus materialmente sono delle assemblee al massimo di un giorno, da svolgere possibilmente nel fine settimana. Non si può arrivare solo per votare ma bisogna scegliere degli orari compatibili con quelli normali di lavoro e di cura dei bambini. I caucus di tutti i partiti del centrosinistra si svolgono nello stesso giorno e possibilmente negli stessi orari, così da evitare che la stessa persona voti più volte. La platea è la stessa delle primarie: si firma una dichiarazione, si paga un tot e poi si partecipa.</p>
<p>b. I partecipanti all’assemblea ascoltano i vari “aspiranti candidati” che hanno un tot di minuti per spiegare chi sono e cosa pensano di portare come contributo politico (idee, rappresentanza di un mondo etc.).</p>
<p>c. Dopo aver ascoltato i candidati, i membri dell’assemblea votano. Si può prevedere che si voti per un uomo ed una donna per garantire la pari rappresentanza di genere. Lo scrutinio è segreto.</p>
<p>d. Quanti candidati seleziona ogni caucus? Siccome i collegi attuali sono plurinominali si può decidere sia di eleggere tutti i candidati di un collegio in un unico caucus, sia di dividere il territorio in un numero di caucus pari al numero di posti in lista</p>
<p>e. Si può pensare anche che ci siano dei caucus “tematici” per far sì che nelle liste siano rappresentate anche determinate realtà: movimenti, settori, temi. Ci può essere per esempio il caucus della ricerca o quello di una determinata categoria del mondo del lavoro.</p>
<p>f. Al partito rimarrebbe da una parte la scelta su una percentuale di posti (senza esagerare) non sottoposti al sistema dei caucus e dall’altra la scelta della priorità in lista dei vari candidati. Per dare trasparenza al sistema si potrebbero comunque indicare i criteri di questa scelta: quante persone hanno partecipato al caucus, rappresentanza di tutti i territori, rappresentanza di genere etc.</p>
<p>g. I partiti dovrebbero poi garantire, prima e durante i caucus, una “piazza” comune dove i potenziali elettori possano confrontare le varie candidature e dove i vari candidati possano presentare le proprie proposte: non solo un sito internet ma anche dei manifesti comuni. Andrebbe valutata la possibilità di vietare le campagne pre-caucus dei singoli candidati e di svolgere tutto nella “piazza comune” e nelle assemblee, così da ridurre di molto sia i costi delle campagne che le disparità tra chi ha già una posizione (nelle istituzioni politiche o nella società) e chi non ce l’ha, al di là dell’anagrafe.</p>
<p>3. Quali sono i vantaggi e gli svantaggi dei caucus all&#8217;italiana? Va detto che nessun sistema è perfetto e per valutare quello che qui si propone bisogna confrontarlo con le alternative esistenti: forse che il sistema delle preferenze ancora oggi adottato per le comunali o le regionali è esente da clientelismo e controllo da parte delle organizzazioni di partiti spesso poco democratici? Il sistema delle primarie per scegliere i singoli candidati al parlamento, poi, comporterebbe diversi rischi: aumento dei costi della politica, clientelismo, gente portata coi pullman a votare, riproduzione di vecchi ceti dirigenti, possibilità per elettori di altri partiti di decidere le liste di partiti diversi e spesso opposti al loro.</p>
<p>4. Il sistema dei Caucus non è perfetto ma riduce alcuni di questi problemi: si chiede ad una persona di partecipare ad un’assemblea di un giorno e quindi, quantomeno, se si tratta di consenso clientelare, se ne alza il prezzo. Con il sistema dell&#8217;assemblea e della “piazza comune” si ridurrebbero drasticamente i costi della campagna che si svolgerebbe prevalentemente all’interno delle assemblee, un po’ come avviene per i rappresentanti d’istituto in molte scuole superiori. Almeno formalmente, tutti gli aspiranti avrebbero le stesse possibilità di far valere le proprie ragioni in assemblea, permettendo anche l’emergere di candidature nuove. C’è il rischio ovviamente che si presenti un completo outsider, magari pazzo, magari corrotto e che grazie ad un fedele manipolo riesca a prendere in mano l’assemblea. Per questo è importante pensare ad una scrematura delle candidature da parte di una commissione di garanti in base a criteri predefiniti. Con i caucus, la selezione avverrebbe di più sulla base della politica e delle biografie e di meno sulla base delle rendite pregresse, ovviamente stiamo parlando in termini relativi. Allo stesso tempo un buon amministratore locale o un consigliere molto conosciuto potrebbero comunque farsi valere in un contesto del genere così come un parlamentare uscente che si è dato molto da fare non dovrebbe avere molti problemi a rendere conto della propria attività. I partiti potrebbero anzi pensare di tenere in vita i caucus anche dopo le elezioni, come metodo con cui le cittadine ed i cittadini possano concorrere “con metodo democratico a determinare la politica nazionale”, che poi sarebbe la funzione che <a href="http://www.senato.it/istituzione/29375/131289/131328/131330/articolo.htm">l&#8217;articolo 49 della costituzione</a> attribuisce ai partiti stessi.</p>
<p>(Mattia Toaldo)</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/italia2013.wordpress.com/1896/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/italia2013.wordpress.com/1896/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/italia2013.wordpress.com/1896/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/italia2013.wordpress.com/1896/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/italia2013.wordpress.com/1896/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/italia2013.wordpress.com/1896/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/italia2013.wordpress.com/1896/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/italia2013.wordpress.com/1896/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/italia2013.wordpress.com/1896/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/italia2013.wordpress.com/1896/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/italia2013.wordpress.com/1896/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/italia2013.wordpress.com/1896/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/italia2013.wordpress.com/1896/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/italia2013.wordpress.com/1896/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=italia2013.org&amp;blog=6635087&amp;post=1896&amp;subd=italia2013&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>La Tobin Tax e l&#8217;Europa possibile</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 19:33:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una delle cose importanti dette ieri sera su Rai3 dal Primo ministro Mario Monti riguarda la Tobin Tax, la tassa sulle transazioni finanziarie. Il governo Berlusconi era fermamente contrario ma ora il nuovo Presidente del consiglio, allievo dello stesso Tobin, &#8230; <a href="http://italia2013.org/2012/01/09/la-tobin-tax-e-leuropa-possibile/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=italia2013.org&amp;blog=6635087&amp;post=1892&amp;subd=italia2013&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 172px"><img title="tobin" src="http://www.nobelprize.org/nobel_prizes/economics/laureates/1981/tobin.jpg" alt="" width="162" height="227" /><p class="wp-caption-text">James Tobin, &quot;inventore&quot; della Tassa sulle Transazioni Finanziarie. Foto tratta da www.nobelprize.org</p></div>
<p>Una delle cose importanti dette ieri sera su Rai3 dal Primo ministro Mario Monti riguarda la Tobin Tax, la tassa sulle transazioni finanziarie. Il governo Berlusconi era fermamente contrario ma ora il nuovo Presidente del consiglio, allievo dello stesso Tobin, ha cambiato la posizione del nostro Paese. Questo si somma all&#8217;insistenza francese per introdurre questa misura rapidamente mentre la Germania, che precedentemente insisteva che o la tassa veniva adottata da tutti e 27 i membri dell&#8217;UE oppure non si poteva fare, è ora più possibilista. Vediamo meglio di cosa si sta parlando e quali effetti potrebbe produrre.<span id="more-1892"></span></p>
<p>1. Prima di tutto, che cos&#8217;è la TTF ovvero la Tassa sulle Transazioni Finanziarie? <a href="http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/Europa-la-Tobin-tax-sale-al-governo-10657" target="_blank">Fu elaborata per la prima volta nel 1972</a> dal Nobel James Tobin sviluppando un&#8217;idea di Keynes. L&#8217;idea era quella di introdurre un piccolo &#8220;granello di sabbia&#8221; nei meccanismi della crescente globalizzazione finanziaria: la produzione di denaro attraverso il denaro e lo spostamento degli investimenti dall&#8217;economia produttiva a quella di carta. Il riferimento al granello non era casuale: si trattava di tassare non il reddito derivante da questi investimenti (non c&#8217;è nulla di male nell&#8217;investimento, anzi<a href="http://italia2013.org/2011/12/06/guardando-dentro-la-manovra-di-monti/" target="_blank"> l&#8217;Italia oggi ha un disperato bisogno di buoni investimenti</a>) ma il passaggio di mano di questi titoli finanziari che oggi avviene sempre più frequentemente e sempre più a puro scopo speculativo. La produzione di denaro attraverso il denaro, appunto. L&#8217;importo della tassazione, poi, è così limitata da produrre degli effetti decisivi solo in caso ci siano molti passaggi di mano: in nessuna ipotesi si supera mai qualche punto decimale del valore del titolo. La cosiddetta Tobin Tax è in seguito diventata la bandiera dei movimenti altermondialisti, soprattutto a cavallo del millennio ed è oggi sostenuta in Italia e non solo dalla <a href="http://www.zerozerocinque.it/" target="_blank">campagna 005</a> che calcola che un&#8217;imposta globale dello 0,05% produrrebbe un gettito di 665 miliardi di dollari l&#8217;anno. <a href="http://italia2013.org/2011/09/15/il-giorno-dopo-la-finanziaria/" target="_blank">In Italia si calcola che il gettito per lo Stato potrebbe aggirarsi sui 10 miliardi di euro</a>. Soldi che non verrebbero più racimolati spremendo la parte più povera della popolazione o tagliando servizi essenziali ma che anzi potrebbero essere investiti (<em>investiti</em>, questo è il termine giusto) per migliorare i nostri trasporti pubblici locali, abbandonare lo sviluppo insostenibile, garantire una vita dignitosa a chi non è autosufficiente. Con poco più di un decimo di quella cifra si potrebbero creare <a href="http://italia2013.org/2011/07/15/unaltra-finanziaria-si-puo-fare/" target="_blank">5.000 (cinquemila) asili nido</a>: chissà cosa ne pensano i &#8220;difensori della vita&#8221;.</p>
<p>2. Per contrastare o semplicemente per insabbiare quest&#8217;idea si sollevano di solito due obiezioni: che non funziona se non la si attua a livello globale e che avrebbe un effetto depressivo sull&#8217;economia. Affrontiamo la prima: come ha scritto su Sbilanciamoci Andrea Baranes, <a href="http://sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/La-finanza-si-puo-tassare.-Ma-l-Italia-aumenta-l-Iva-10320" target="_blank">i francesi hanno già studiato e verificato la fattibilità della tassa anche solo nel loro Paese</a>. Come spiega il New York Times,<a href="http://www.nytimes.com/2012/01/02/world/europe/uk-and-future-in-mind-eu-plans-for-less-unanimity.html?_r=2&amp;scp=5&amp;sq=eu%20commission&amp;st=cse" target="_blank"> la commissione europea ha già fatto i calcoli prevedendo che il Regno Unito non aderirà</a> alla Tassa sulle Transazioni Finanziarie: se applicato nell&#8217;Unione Europea, un prelievo dello 0,1% (il doppio di quanto chiesto dalla campagna italiana, che comunisti che ci sono nella Commissione!) produrrebbe un gettito di 74 miliardi di dollari, poco più di 50 miliardi di euro. Il sistema funzionerebbe anche senza la city di Londra perché colpirebbe anche le istituzioni dei Paesi del continente (per esempio le banche tedesche o olandesi) che hanno una sede in un Paese che non aderisce alla TTF.</p>
<p>Sempre il New York Times spiega che un altro progetto della commissione mira all&#8217;istituzione di una tassa sui proventi delle società (la corporate tax) unica per tutti i Paesi che aderiscono all&#8217;unione fiscale: il che ridurrebbe di molto l&#8217;attuale concorrenza al ribasso tra gli stati dell&#8217;UE per attirare con basse aliquote le grandi aziende ed eviterebbe l&#8217;uso delle filiali estere per ridurre gli importi versati al fisco.</p>
<p>3. La proposta della Commissione Europea (<a href="http://ec.europa.eu/taxation_customs/taxation/other_taxes/financial_sector/index_en.htm" target="_blank">qui il materiale integrale</a>) prevede di tassare anche i derivati nella misura dello 0,01%. Si tratta della tipologia di titoli finanziari che ha dato origine alla crisi del 2007-2008: un tipico esempio sono i quelli in cui vengono messi insieme mutui buoni e mutui spazzatura, provando a bilanciare il rischio di questi ultimi con la stabilità dei primi. Soprattutto, la proposta vede la TTF come una &#8220;risorsa propria&#8221; dell&#8217;UE: cioè non dipendente dai contributi dei singoli stati ma versata direttamente dalle istituzioni finanziarie all&#8217;Unione. Imposte proprie vuol dire un&#8217;Unione con un&#8217;autonoma capacità di spesa. Un&#8217;Europa quindi possibilmente più forte, non per questo certo più democratica.</p>
<p>4. Infine, l&#8217;ultima obiezione ha a che fare con i presunti effetti depressivi dell&#8217;introduzione della TTF. La Gran Bretagna indica gli stessi studi della Commissione che prevedono un calo del PIL di quasi il 2% in seguito all&#8217;introduzione della tassa. E&#8217; un calcolo in realtà difficile e azzardato: siamo sicuri che una tassa così piccola scoraggerebbe l&#8217;afflusso di capitali verso il vecchio continente? O non ridurrebbe invece i movimenti speculativi riequilibrando il peso della tassazione rispetto agli investimenti produttivi? Ma soprattutto: mentre non conosciamo gli effetti di una tassa che fu testata solo per un breve periodo nella piccola Svezia, sappiamo gli effetti altamente depressivi delle politiche di austerità fiscale introdotte soprattutto nell&#8217;ultimo anno in diversi stati europei. Chi dice che non esiste una politica fiscale comune oggi dovrebbe confrontare le manovre approvate nel 2011 in Grecia, Portogallo, Irlanda, Gran Bretagna, Spagna e Italia solo per fare alcuni esempi. Gli elementi in comune sono tanti e gli studenti inglesi gravati da tasse universitarie altissime avrebbero tanto da dirsi con quelli italiani il cui sistema di borse di studio e alloggi si è visto ridurre del 90% i fondi. In generale, queste politiche hanno prodotto (o quantomeno accompagnato) il crollo dei consumi e l&#8217;aumento della disoccupazione, fenomeni che sono sotto gli occhi di tutti.</p>
<p>Ci sono validi motivi per pensare che l&#8217;introduzione della TTF e della tassa comune sui proventi d&#8217;impresa siano due pezzi importanti non solo per la costruzione di un&#8217;Europa diversa ma anche per un&#8217;uscita dalla crisi economica molto più realistica di quella basata su tagli, facilità di licenziamenti e riduzione dei diritti. Sono elementi importanti anche del riequilibrio dei rapporti di forza tra luoghi della politica e luoghi della finanza. Vale forse la pena sperare che dai progetti si passi agli atti concreti.</p>
<p>(Mattia Toaldo)</p>
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