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La mafia è cresciuta, l’Italia no. Quanto pesa l’economia mafiosa sul sottosviluppo italiano..

immagine tratta dal blog di Gianni Allegra, gianniallegra.blogspot.com

Oggi sono 20 anni dall’omicidio di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e della loro scorta: Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro. Lasciamo ad altri, più titolati di noi in tal senso, il ricordo delle vittime e la ricostruzione del loro contributo alla lotta alla mafia. Parliamo invece di un aspetto della criminalità organizzata che il pool di Palermo, forse per primo, mise in luce: la penetrazione dell’economia legale, la cosiddetta “mafia dei colletti bianchi” che proprio dalla fine della strategia stragista degli anni ’90 diventò ancora più rilevante. Oggi ci sono dei dati che ci aiutano a capire l’entità del fenomeno e i danni che procura non solo all’economia ma anche alla democrazia di questo Paese.

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Riforma del lavoro: ci basta?

Pubblichiamo un testo postato in contemporanea da Giovanna Cosenza, Ingenere, Ipaziaè(v)viva , Marina Terragni , Lorella Zanardo, Loredana Lipperini, Femminile Plurale e una serie di altri blog. Le blogger che condividono questo post pubblicano periodicamente thread comuni, in particolare sul tema della rappresentazione pubblica della donna e su quello della rappresentanza politica.

E al capo V del disegno di legge di riforma del mercato del lavoro, sotto la voce “ulteriori disposizioni”, arrivano le voci rubricate come “donne”: dimissioni in bianco, figli, baby sitter. Troppo poco? Un primo segno? Ne l’uno né l’altro. Perché per capire quello che la riforma significa per le donne, conviene guardare al tutto, non solo al ripristino del contrasto alle dimissioni in bianco, al mini-mini congedo di tre giorni continuativi di paternità obbligatoria, e ai buoni per pagare le baby sitter invece di prendersi le aspettative facoltative per maternità. Continua a leggere

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Di che cosa parliamo quando parliamo di lavoro (e di crisi)? Alcune idee sul libro di Stefano Fassina

Il libro "il lavoro prima di tutto" di Stefano Fassina, dal sito dell'editore Donzelli

Del recente libro di Fassina, “Il lavoro prima di tutto. L’economia, la sinistra, i diritti” (Donzelli, 2012, presentazione oggi a Roma alle 17,30) si è detto che costituisce “un tentativo di ripercorrere all’indietro la strada fatta dalla sinistra a partire dal 1989”. La critica, emersa nell’ambito di un dibattito sul quotidiano Europa, ci sembra infondata. Una risposta all’obiezione è stata data dallo stesso autore, ma vorremmo offrire qualche argomento per spiegare perché il giudizio ci sembra avventato (oltre che qualche spunto critico, ma costruttivo).

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Una guida critica alla riforma del mercato del lavoro

Il ministro Elsa Fornero, foto tratta da http://www.adnkronos.com

E’ arrivata.

La riforma del lavoro ha raggiunto una forma, pare, definitiva, approvata dal Consiglio dei Ministri. Curioso che questa forma si presenti come relazione del Ministro del Welfare e non come vero e proprio documento licenziato dall’Esecutivo.

È assai discutibile che, a tavolo con le parti sociali concluso e approvazione da parte del CdM avvenuta, ancora non sia stato reso noto un testo ufficiale  e definitivo. Si tratta di una opacità di non poco conto: sia per questioni estremamente concrete (nei tecnicismi delle formulazioni risiedono ricadute molto incisive sulla vita materiale di tutte e tutti coloro cui la riforma si rivolge), sia per ragioni di trasparenza e democrazia nel dibattito pubblico. Impossibile non notare, infatti, che l’assenza di testi definitivi si accompagni a dichiarazioni da parte del ministro Fornero sostanzialmente contraddittorie con i documenti circolati. Tanto da indurre nei più smaliziati il sospetto di una deliberata strategia di mistificazione. Queste mistificazioni si avviluppano in via preferenziale intorno al tema della precarietà (Non solo sulla precarietà tuttavia. Di questi giorni è la vulgata su una presunta estensione dell’art.18 per licenziamenti discriminatori smascherata qui efficacemente da Umberto Romagnoli), terreno prediletto della retorica governativa, sul quale sono state sbandierate rivoluzioni che non è dato oggi rilevare e dove, invece, emergono contraddizioni non da poco. Vediamo perché. Continua a leggere

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Oggi in Spagna, domani in Italia. Come ti distruggo il mondo del lavoro senza creare un posto in più

Il primo ministro conservatore spagnolo Mariano Rajoy. Foto tratta dal sito del Globe and Mail.

Non è una novità: il diritto del lavoro è terreno di caccia per i detentori del potere politico-economico in tutta Europa. La «modernizzazione» delle relazioni fra lavoratori e impresa è un tassello fondamentale dell’impianto ideologico neoliberista e, dunque, rappresenta uno dei passaggi obbligati per qualunque governante che voglia ingraziarsi il Consenso di Bruxelles, ovverosia della destra egemone a livello comunitario. La cieca determinazione con la quale molti esecutivi continentali attuano la loro «politica di riforme» non ha nulla da invidiare a quella che pervadeva i pianificatori dei paesi del socialismo reale: il buon senso e l’evidenza della realtà non intaccano la fede nei dogmi delle religioni politiche. Continua a leggere

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Sette domande polemiche sulla riforma del mercato del lavoro

Foto tratta da antonioconsoli.wordpress.com

Il dibattito sulla riforma del mercato del lavoro va avanti. La scorsa settimana sul Corriere della Sera un gruppo di ventenni ha scritto al presidente Monti concordando con le sue proposte volte, secondo loro, a “tutelare un po’ meno chi è oggi tutelato e tutelare un po’ di più chi oggi è quasi schiavo nel mercato del lavoro o proprio non riesce ad entrarci” e quindi incoraggiandolo a procedere alla riforma dell’articolo 18 “senza tabù” come oramai dicono in molti. Gli hanno risposto altri giovani, quelli del comitato “Il nostro tempo è adesso”, ponendo 10 domande concrete e contestando la separazione tra “garantiti” e precari.

Per capirci meglio sugli obiettivi e sulle possibili conseguenze della riforma del mercato del lavoro e sul suo impatto sull’economia vale la pena porsi 7 questioni, che qui scriviamo volutamente in forma brutale e polemica per suscitare una discussione la più possibile concreta e sincera.

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Un pink new deal

L’ultimo numero della rivista Leggendaria contiene un prezioso supplemento, curato dal webmagazine ingenere, dal titolo suggestivo Per un pink new deal. A Roma se ne discuterà il 22 febbraio a Palazzo incontroIn tempi di politica debole e di delega ai tecnici ci vengono offerte 35 pagine di riflessioni e proposte che rilanciano la politica delle donne aggredendo il nodo della crisi economica e sociale che stiamo attraversando. Possiamo leggervi un’indicazione di scelte che mettono al centro la questione della crescita affrontando il nodo di quale crescita e come. Interrogativo che sottopone a dura critica le azioni proposte, e imposte ai paesi europei, dal discorso dominante nell’Unione europea e avanza l’ipotesi di politiche economiche “generali” segnate dallo sguardo di genere. Da qui il provocatorio “pink”. Continua a leggere

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Quanto costa la precarietà

Mappa della Danimarca, patria della "Flexicurity". Foto tratta dal sito dell'Unione Europea

Una volta una persona lavorando migliorava gradualmente le proprie condizioni di vita: comprava la casa, la macchina, andava in vacanza, si curava meglio, cresceva dei figli. Oggi si continuano a fare queste cose, anche se un po’ meno, soprattutto grazie al risparmio della propria famiglia. Uno dei motivi è un particolare aspetto della precarietà quasi sempre dimenticato: non solo il lavoro è saltuario, non solo ci sono periodi anche lunghi senza reddito, non solo quando si viene pagati lo stipendio è molto basso. No, c’è un altro fattore: lo stipendio del precario non aumenta mai, non si adegua neanche lontanamente né all’inflazione reale né a quella programmata. E questo ha un costo, vediamo quant’è e vediamo quanto sono realistiche alcune proposte sul mercato del lavoro di cui si parla molto. Continua a leggere

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Una manovra contro le donne

Tra le tante ingiustizie della manovra già approvata al Senato, colpisce il tratto misogino. Viene da pensare a una vera e propria vendetta nei confronti delle mobilitazioni di quest’anno. Se non ora quando, movimento, che ha fatto parlare di sé in tutto il mondo e che così tanto ha inciso nella crisi di consensi di questa maggioranza, ha avuto al centro della sua mobilitazione la necessità di una riforma del welfare e della nostra economia. Questa finanziaria si muove in direzione contraria e l’opposizione politica e sociale farebbe bene a dirlo di più. Continua a leggere

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Un’altra politica economica si può fare

Domani c’è lo sciopero generale indetto dalla CGIL contro l’ultima di una serie di leggi finanziarie sbagliate approvate dal governo Berlusconi. Sul perché questa manovra economica sia sbagliata è stato scritto molto: toglie sempre agli stessi, deprime la domanda, rischia di aumentare la crisi, non ha nessuna misura per la crescita, è confusa e vendicativa contro i ceti sociali che non hanno votato per questo governo. Non serve quindi qui dilungarsi e ripetere quanto scritto altrove, proviamo invece a delineare come, su alcuni punti, si possono cominciare a fare delle proposte che siano allo stesso tempo realistiche, semplici da far capire ed in grado di far uscire il Paese dalla crisi con un’economia più giusta e più sostenibile. Queste idee, poi, vanno viste in un quadro più vasto che bisogna cominciare ad affrontare ora, in tempi di crisi, e non rimandare a tempi migliori che non si sa se, mantenendo le attuali politiche, arriveranno mai: l’uscita dalla crisi condiziona la crisi di democrazia che vive non solo il nostro Paese. Continua a leggere

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