Bisogna farla finita con l’euro? Lanciato da Oskar Lafontaine a fine aprile, il dibattito nella sinistra tedesca è molto vivo. Alla vigilia del proprio congresso, a discutere è soprattutto la Linke, il partito di cui Lafontaine è uno dei fondatori e più importanti esponenti, ma non mancano contributi di accademici e attivisti sociali. Continua a leggere
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Lezioni da Roma
Roma e i suoi elettori si sono sbarazzati ieri in modo inequivocabile di uno dei peggiori sindaci che abbia avuto la città. I risultati delle elezioni amministrative e come si sono configurati, esprimono una serie di significati che vanno presi in considerazione con attenzione.
In estrema sintesi sono stati 4 i fenomeni emergenti di interesse.
- La sconfitta sonora e la perdita di consensi drammatica di Alemanno e del Centro Destra
- La grande astensione
- Il forte ridimensionamento del Movimento 5 Stelle relegato in un ruolo politicamente marginale
- La possibile ricomposizione di un fronte vincente e plurale del centro-sinistra.
Ci sarà modo di affrontare con maggiore approfondimento (anche attraverso analisi territoriali, per aree geografiche distinte, valutazione più puntuali dei flussi tec.) i diversi temi. Ma già a caldo si possono sottolineare alcune cose.
Ha perso Alemanno e ha doppiato la Moratti
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Elezioni a Roma, chi vince in periferia?
Il vantaggio di Marino è notevole, più che doppio rispetto a quanto aveva Rutelli nel 2008 prima di perdere al ballottaggio (5 punti percentuali), e quindi l’unico elemento di preoccupazione può derivare dall’altissima astensione del primo turno che, se relativa in particolare agli elettori di centrodestra, potrebbe rientrare almeno in parte al ballottaggio e rimettere in discussione la partita. In effetti l’unica disaggregazione territoriale al momento disponibile – quella per i 15 nuovi Municipi – mostra il più grande calo dell’affluenza proprio dove alle regionali Zingaretti (per il centrosinistra) era andato peggio e rispettivamente Storace (centrodestra) e Barillari (grillino) meglio, ossia i municipi delle Torri (VI, ex VIII) con ‒17,4% e di Ostia-Acilia (X, ex XIII) con ‒19%.
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Qualcosa ancora sul “popolo” del Centro-Sinistra (e sugli altri)
Nelle considerazioni e riflessioni sull’identità dei Centro-Sinistra (e degli altri schieramenti politico-elettorali) una visione sintetica della relazione tra i redditi nelle provincie italiane e le percentuali di voto ai tre principali schieramenti e le astensioni contribuisce a fornire ulteriori evidenze ed elementi di chiarezza sulla natura e le caratteristiche dei diversi corpi elettorali. Continua a leggere
Il governo politico del Presidente
In un imprevedibile scenario di stampo americano, con colpi di pistola sparati in piazza, davanti a Palazzo Chigi, il Governo Letta muove i suoi primi passi. Stampa e social network si affannano a presentare e criticare (positivamente o negativamente) il neonato governo a partire dai suoi componenti, dalla loro storia, dai loro meriti e dai loro limiti. Come se l’azione politica di un governo potesse essere determinato da questo o da quella, senza che il quadro entro cui i singoli si troveranno a operare ne segni la capacità di azione. E’ l’ultimo gioco di società di un dibattito politico ridotto a gossip. Per quel che ci interessa, possiamo limitarci a registrare che si tratta di un governo qualificato: ci sono competenze tecniche ed esperienze politiche di sicuro valore che i suoi avversari non possono sottovalutare.
Il fatto più rilevante, però, è la natura politica del governo, data non solo dalla composizione delle delegazioni ministeriali (entrambi i principali partiti che ne fanno parte vi sono rappresentati con i “numeri 2” della gerarchia interna), ma dall’ambizione del mandato: non ci sono scadenze, agende o vincoli per un governo che vorrebbe e potrebbe governare per l’intera legislatura.
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Alcune idee per sopravvivere al governo “a larga conservazione”
Il governo Letta, se tutto andra’ bene per chi lo sta sostenendo, nascera’ all’inizio della prossima settimana. Vale la pena ragionare su alcuni calcoli e fare alcune proposte per chi all’interno di quel che fu Italia Bene Comune quel governo non lo vuole sostenere. Continua a leggere
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La grande glaciazione
Si corona così, con la rielezione di Giorgio Napolitano a Presidente della Repubblica, il capolavoro politico di Silvio Berlusconi. Interprete onomatopeico del trentennio neo-liberista italiano, Berlusconi stava per essere travolto dalla fine di un lungo ciclo politico e culturale, economico e sociale, inaugurato dalla non compianta signora Thatcher e finito negli scogli della Lehman Brothers. Non dai fantomatici mercati, ma da una poderosa crisi di consenso, Berlusconi è stato costretto a lasciare Palazzo Chigi neanche due anni fa. Una sinistra moderatamente riformista, in sintonia con gli Usa di Barack Obama e con rinnovate forze della sinistra europea avrebbe potuto chiudere politicamente quel lungo ciclo e contribuire a una riqualificazione e a un riposizionamento dell’Europa sulla scena globale. Continua a leggere
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I saggi e noi
No, non è un colpo di Stato. Nella migliore delle ipotesi la duplice commissione quirinalizia monosessuata servirà a ingannare il tempo, in attesa che il nuovo presidente della Repubblica, nella pienezza dei suoi poteri, sciolga la matassa del Parlamento senza maggioranza politica. Nelle più fosche previsioni, i decemviri napolitaniani avranno la responsabilità di apparecchiare programmaticamente il governissimo, passando per l’elezione condivisa del nuovo Capo dello Stato. Dio ci salvi dalla seconda: sarebbe un’inutile riedizione del governo Monti e delle sue politiche, che hanno affossato le speranze di ripresa dell’economia italiana e la credibilità politica del centro-sinistra. La prima ipotesi (menare il can per l’aia finchè necessario) si potrebbe pure accettare, ma intanto che si fa? Si può restare ad aspettare e sbirciare di nascosto questo gruppo di signori di una certa età come fossero la suprema istituzione dello Stato? No, di certo. Sia nell’ipotesi A che nell’ipotesi B i saggi non sono altro che un gruppo di consulenti del Presidente della Repubblica uscente: qualsiasi loro determinazione deve passare per il placet di qualche autorità legalmente costituita e, anche se dovessero sfornare un programma e un presidente del consiglio nuovo di zecca, dovranno pure loro passare per il Parlamento e verificare di averne la fiducia da una maggioranza politica. Il regime parlamentare non è cambiato perché Napolitano non sa che pesci pigliare e non può sciogliere le camere.
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Roma 2013: dalle politiche al Campidoglio
Sono appena state presentate le candidature alle primarie per il Sindaco di Roma della coalizione di centrosinistra, dove si confronteranno numerosi nomi, tra cui i più forti sembrano al momento essere David Sassoli, europarlamentare franceschiniano forte dell’alleanza con dalemiani e veltroniani, e Ignazio Marino, chirurgo dalla grande esperienza internazionale sostenuto da Bettini e (pare) Zingaretti. Ma certo ognuno dei numerosi candidati spera di incarnare il profilo di novità sulla scia di Boldrini e Grasso, e intercettare così i voti degli elettori stanchi dei volti della politica tradizionale.
Questa esigenza è ovviamente molto sentita in città dopo la vittoria mutilata del PD e il trionfo inaspettato di Grillo, che hanno riflessi immediati e importanti sulla corsa per il Campidoglio, nelle prossime elezioni di fine maggio. Già si parla di sindrome parmigiana, non nel senso dell’affaticamento dopo un pranzo a base di melanzane, quanto piuttosto di un centrosinistra che va al ballottaggio non con la destra, cioè con l’uscente Alemanno, ma con un candidato grillino, su cui potrebbero convergere i voti di destra allo stesso modo di quanto è successo a Parma lo scorso anno, con la vittoria a sorpresa di Pizzarotti. Un rischio peraltro amplificato dalla mancanza a tutt’oggi di un candidato ufficiale, che appunto sarà scelto solo all’inizio di aprile con le primarie.
Nel frattempo, i risultati delle politiche e delle regionali di febbraio danno qualche indicazione e pure qualche preoccupazione. Continua a leggere
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L’ultimo atto di una sinistra “sovietica” ?
Se i numeri elettorali delle elezioni del 25 febbraio rendono piuttosto chiara ed evidente la sua interpretazione, meno facile è capire perche’ si è arrivati a questa situazione e soprattutto cosa ci aspetta per il futuro.
Siccome la situazione è al momento magmatica e ancora nebulosa voglio provare a fare qualche considerazione a partire da sensazioni e suggestioni che nell’ansia della campagna elettorale, nel bisogno di affermare ottimismo e afferrare il successo erano state parzialmente rimosse/represse.
1. Democrazia partecipata o burocratismo sovietico?
Nel corso di un pomeriggio di novembre dopo un paio d’ore di lavoro di registrazione degli elettori del centro sinistra mi sono ritrovato a scuotere la testa e riflettere ad alta voce, con un certo senso ironico, un pensiero del genere: “che follia…soltanto dei comunisti potevano concepire un’orgia simile di scartoffie”.
Questo pensiero si è subito dissolto di fronte alle sensazioni che arrivavano dalle persone in fila dalla loro voglia di esserci, dalla loro disponibilità e speranza di cambiamento.
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