Archivio dell'autore: Redazione

RENZI E IL SORPASSO

SORPASSOdi Lorenzo Fanoli

Queste elezioni le ha vinte il nuovo (dal punto di vista elettorale) Partito Democratico di Renzi.
I motivi, le dimensioni e le caratteristiche di questo risultato elettorale sono state ampiamente  illustrate da diversi analisti e commentatori. Tra quanto da me letto e a mio avviso, i pezzi migliori e  più interessanti, sono quelli usciti il 27 maggio sul Corriere della Sera (Luca Comodo e Ipsos) che fa una panoramica su flussi e composizione del voto sulla base di dati derivanti da interviste ad un ampio campione di elettori (circa 7.000 casi), su Repubblica (Diamanti e Demos) molto ampia e articolata basata su diverse fonti e, da Andrea Fabozzi sul manifesto che analizza gli scostamenti tra le politiche 2013 e le elezioni di questo 25 maggio, e, infine Quello dell’Istituto Cattaneo sui flussi basato su elaborazioni statistiche che sembra ridimensionare la capacità attrattiva di voti da Movimento 5 stelle e Pdl verso PD.
http://www.cattaneo.org/images/comunicati_stampa/Analisi%20Istituto%20Cattaneo%20-%20Europee%202014%20-%20Flussi%20elettorali%20in%2011%20citt%20_27.05.14.pdf

Provo ad aggiungere (e “rubare”) qualcosa.
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di | 28 maggio 2014 · 10:48

Veltroni, Bobbio, il riformismo e l’eguaglianza

bobbiodi Jacopo Rosatelli

Un omaggio doveroso, ma dal contenuto assai discutibile, è quello che su La Stampa (9.1.2014) Walter Veltroni ha offerto alla memoria di Norberto Bobbio, nel decennale della sua morte. Per l’ex segretario del Pd, il senso della lezione che l’intellettuale torinese impartì alla sinistra italiana è il seguente: «se la sinistra è conservatrice non è sinistra. Se difende l’equilibrio dato, con il suo carico di ingiustizie e di diritti negati, viene meno al suo compito». Et voilà: anche Bobbio reclutato nella folta schiera dei fautori del contemporaneo «riformismo», interpretato oggi da Matteo Renzi, continuatore del veltroniano «spirito del Lingotto».

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Potenzialità e limiti delle unioni civili alla tedesca

unioni civili(1)

Lo faccia per convinzione o per opportunismo, al segretario del Pd Matteo Renzi va riconosciuto il merito di aver posto nuovamente al centro del dibattito politico i diritti di gay e lesbiche. La proposta su cui si discuterà e, a quanto pare, si voterà in Parlamento a prescindere dalle logiche di schieramento, è l’introduzione delle unioni civili alla tedesca. La parola con cui dovremo familiarizzare è Lebenspartnerschaft, nome ufficiale con cui la Repubblica federale riconosce le convivenze fra persone dello stesso sesso. Continua a leggere

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Qualcosa di personale (e piuttosto politico) su Tav e No

Immagine LOCOMOTIVA

Il 9 dicembre su mandato della Procura di Torino vengono arrestati quattro “anarco-insurrezionalisti” con imputazioni di eccezionale gravità: sono accusati di essere i componenti di un nucleo terrorista irriducibile, ramificato e militarmente organizzato. La procura di Torino gli imputa il reato previsto dall’art.180 del codice penale: Attentato per finalità terroristiche o di eversione: la pena prevista varia da 6 a 24 anni, in attesa di giudizio per queste accuse e in base alla Legge Reale, non è prevista ne’ liberta provvisoria ne’ altre misure alternative al carcere. Nel dispositivo della Procura vengono richiamate anche norme antiterrorismo “anti al Qaida” del 2005 . L’episodio contestato è un’azione di sabotaggio nel cantiere di Chiomonte del 13 e 14 maggio, che però, secondo gli inquirenti, va inquadrato in un contesto più ampio: l’obiettivo, infatti, sono le “finalità di cui all’articolo 270 sexies del codice penale” (quello introdotto dal decreto), vale a dire “arrecare un grave danno al Paese” e “costringere i poteri pubblici ad astenersi dal compiere un qualsiasi atto”. In questo caso, a non proseguire i lavori per la ferrovia ad alta velocità Torino-Lione.”
Tra gli arrestati Mattia.
Conosco Mattia da quando ha sei anni anche se da qualche anno non ho avuto occasione di incontralo, ma continuo a frequentare alcuni dei suoi numerosi famigliari. Mattia fa parte di una famiglia di benefattori: sua madre è cresciuta assieme a diversi fratelli naturali e adottivi (credo in tutto fossero 8) e a sua volta ha adottato due bambine (l’ultima su richiesta del tribunale dei minori di Milano) , sua nonna è una figura di riferimento per le istruzioni milanesi che si occupano di tutela di bambini e minori.
Per come l’ho conosciuto negli anni scorsi Mattia mi è sempre sembrato irriducibilmente mite, non violento, intelligente e un (bel) po’ ingenuo.
Qualcosa non torna. Cerco di capire.

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Lavorare stanca. Sulle “riforme” delle pensioni

dgb-logo-4c-cmyk-ohne-schattenFra le «riforme» di stampo neoliberista, l’innalzamento dell’età pensionabile è una di quelle che non mancano mai. Non c’è «raccomandazione» della troika formata da Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea e Commissione europea che non contempli una revisione del sistema di previdenza «per adeguarlo ai cambiamenti demografici», rendendolo «sostenibile nel lungo periodo». Una ricetta che vale sempre, per qualunque Paese: dal Portogallo alla Grecia, passando naturalmente anche per l’Italia. (Sul blog ne parlammo già qua).
Ne sa qualcosa il governo socialista francese, che sino ad ora si è rifiutato di applicare gli insistenti «suggerimenti» che arrivano da Bruxelles, tenendo duro nella difesa dei diritti acquisiti dai lavoratori transalpini. Difficile ipotizzare quanto la resistenza di François Hollande possa durare, soprattutto se alle elezioni tedesche di settembre l’attuale maggioranza di centro-destra guidata da Angela Merkel dovesse risultare confermata. Come appare, purtroppo, probabile.
La Germania, infatti, è stata pioniera nella «riforma» pensionistica e, come su tutto il resto, detta la linea. Nel 2007, la Grosse Koalition formata da democristiani (Cdu) e socialdemocratici (Spd) stabilì che i cittadini tedeschi hanno diritto a ritirarsi dal lavoro a 67 anni, e non più a 65 come era in precedenza. Una legge che venne duramente osteggiata dalla confederazione sindacale unitaria (Dgb) e che costò una grave perdita di consenso alla Spd alle successive elezioni del 2009.
A poco meno di tre mesi dal ritorno alle urne, il sindacato fa sentire nuovamente la propria voce. O meglio, dà voce ai lavoratori attraverso un’indagine statistica, condotta su un campione di 5mila persone. Dai risultati dello studio, resi noti da pochi giorni, risulta che la maggioranza di chi oggi ha un impiego non crede di poter resistere in buona salute lavorando sino ai 67 anni. Naturalmente, contano le differenze di comparto: fra scienziati e tecnici di laboratorio, il 65% pensa di potercela fare fino all’età legalmente prevista, mentre nel settore della cura alle persone sono solo il 20% a ritenerlo possibile. Percentuali molto basse si trovano anche fra i metalmeccanici e gli edili.
Alla luce di simili dati, il sindacato tedesco chiede al governo – ma, di fatto, parla ai partiti in campagna elettorale – di impegnarsi per «migliorare con urgenza le condizioni di lavoro» e di tornare alle norme sull’età pensionabile valide prima della riforma del 2007. Già il traguardo dei 65 anni, sottolinea la Dgb, risulta essere, in molti casi, difficile da raggiungere restando in buona salute psico-fisica. Nelle tesi del sindacato tedesco non c’è, dunque, nulla di rivoluzionario: la coalizione di centro-destra che sostiene la Cancelliera Merkel, tuttavia, non ne vuole sentire.
A sinistra l’attenzione al tema è più alta. I social-comunisti della Linke, da sempre ostili alle «riforme» che significano tagli alle prestazioni sociali, vedono nei risultati dell’inchiesta della Dgb una conferma delle proprie idee. Come alternativa alle norme vigenti propongono un sistema di accesso alle pensioni che sia flessibile, calibrato su bisogni diversi. E che consenta a chi ha lavorato 40 anni di potersi ritirare al compimento dei 60. Favorevoli ad un sistema più flessibile anche i Verdi, che però ritengono si debba mantenere l’innalzamento a 67 anni. La Spd, dopo aver votato la «riforma» contestata ed essere incorsa nella peggior débâcle elettorale della sua storia, ha fatto mea culpa: ora propone che i lavoratori con 45 anni di attività possano andare in pensione a 63 anni.

Jacopo Rosatelli

(articolo pubblicato su il Manifesto del 27/6/2013)

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Farla finita con l’euro? La sinistra tedesca discute

Bisogna farla finita con l’euro? Lanciato da Oskar Lafontaine a fine aprile, il dibattito nella sinistra tedesca è molto vivo. Alla vigilia del proprio congresso, a discutere è soprattutto la Linke, il partito di cui Lafontaine è uno dei fondatori e più importanti esponenti, ma non mancano contributi di accademici e attivisti sociali. Continua a leggere

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Lezioni da Roma

grafico 1Roma e i suoi elettori si sono sbarazzati ieri in modo inequivocabile di uno dei peggiori sindaci che abbia avuto la città. I risultati delle elezioni amministrative e come si sono configurati, esprimono una serie di significati che vanno presi in considerazione con attenzione.

In estrema sintesi sono stati 4 i fenomeni emergenti di interesse.

  • La sconfitta sonora e la perdita di consensi drammatica di Alemanno e del Centro Destra
  • La grande astensione
  • Il forte ridimensionamento del Movimento 5 Stelle relegato in un ruolo politicamente marginale
  • La possibile ricomposizione di un fronte vincente e plurale del centro-sinistra.

Ci sarà modo di affrontare con maggiore approfondimento (anche attraverso analisi territoriali, per aree geografiche distinte,  valutazione più puntuali dei  flussi tec.) i diversi temi. Ma già a caldo si possono sottolineare alcune cose.

Ha perso Alemanno e ha doppiato la Moratti

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