Battiamoli nelle urne

listamontiChe la si chiami salita in politica o discesa in campo, la scelta di Monti di candidarsi a leader della neonata coalizione centrista scioglie le ambiguità politiche della sua premiership.

Avevamo detto che il governo Monti era per alcuni la strada necessaria per perseguire la transizione postberlusconiana, per altri l’incubatore di un progetto politico: la costruzione di una destra “perbene”, credibile nello scenario internazionale e capace di rassicurare i mercati e di cambiare tutto per non cambiare nulla del trentennio neo-liberista finito con la crisi economica e finanziaria del 2008.

Tempi, modi e parole dello schierarsi di Monti hanno reso chiara la natura del suo progetto politico: contro la sinistra europea, contro Bersani, prima ancora che contro Vendola e la Cgil (che pure e impunemente si dichiara di voler tacitare, nella migliore tradizione autoritaria delle elites italiane). Scrive Emanuele Macaluso su l’Unità di lunedì 7 gennaio: “Monti ha fatto la scelta centrista dopo un’aperta sollecitazione del Ppe, interessato a ripulire la sua immagine in Italia imbrattata da Berlusconi”. Una scelta di campo, per competere con il Partito socialista europeo e con la possibilità che un suo leader vinca le elezioni di febbraio e governi questo paese, magari in sintonia con Hollande e con le altre forze della sinistra interessate a ripensare le politiche europee. Il progetto politico è far fallire questa concreta possibilità aperta oggi in Italia grazie a una coalizione, Italia Bene Comune, che i sondaggi danno in crescita e vincente.

Dice bene ancora Macaluso “Non ricordo una coalizione “centrista”, “moderata”, addirittura “degasperiana” che partecipasse alle elezioni non per governare ma per non far governare“. Non far governare e non far scegliere. Destra e sinistra sono superate. L’unica strada è quella già segnata, non ci sono visioni che si contrappongono e chiedono di essere votate dagli elettori. La crisi economica ha messo fine a tutto ciò, c’è un’unica strada, e guai a lasciarla, pena il tradimento della patria. Questo mix di vocazione centrista e idolatria tecnocratica è oggi Monti. Forte del fallimento della destra populista del nostro paese e dell’erosione che ha compiuto della democrazia e delle istituzioni pubbliche, Monti agisce anche la leva populista (“abbasserò le tasse”) per perseguire il suo scopo, depotenziare la politica e rendersi indispensabile per il governo .

Barbara Spinelli lo ha chiamato Fattore P, il fattore politica, da escludere per lasciare spazio alla preminenza dei tecnici.

Tutto questo è in gioco nelle prossime elezioni: tornare a essere noi, cittadine e cittadini italiani, i decisori politici. Per farlo abbiamo bisogno di rappresentanti non affetti da nolitio, non-volontà (ancora Barbara Spinelli), ma decisi a governare e a rompere l’autoreferenzialità e il trasformismo delle classi dirigenti di questo paese. Abbiamo bisogno di nuove classi dirigenti, di uomini e donne decisi a governare sulla base di un’idea di giustizia sociale, di libertà e diritti delle persone. Il centrosinistra ha un popolo da far vincere, quello che ha partecipato alle primarie di novembre, ma assai più ampiamente quello che ha vinto i referendum sull’acqua pubblica e il nucleare, quello che ha sconfitto la destra nella sua (ex) roccaforte milanese, quello che ha denunciato lo scambio berlusconiano tra sesso e potere, quello che lotta per il posto di lavoro e contro la precarietà, per la scuola e l’università pubblica, per la cultura come investimento, per i diritti civili, per la dignità dell’Italia, per un’Europa più giusta.

Una nuova destra, elitaria e tecnocratica, suadente ed educata si propone come indispensabile per l’Italia del dopo Berlusconi: battiamoli nelle urne.

Cecilia D’Elia

About these ads

8 commenti

Archiviato in destra, elezioni, sinistra

8 risposte a “Battiamoli nelle urne

  1. Lorenzo Fanoli

    Giusto battiamoli nelle urne e consolidiamo l’alternativa politica alle politiche liberiste e neocentriste. Per questo è anche importante un buon risultato di SEL che dia il senso pieno di una presenza e efficace al governo della sinistra dei diritti e delle libertà.

  2. Cara Cecilia, Monti non era per alcuni una cosa e per altri un’altra. Era entrambe le cose.

    Che ci piacesse o meno (a noi non piace certamente), il governo Monti che si è insediato poco più di un anno fa era, all’epoca, l’unica strada possibile per interrompere l’esperienza Berlusconiana.
    Ma era anche, si capiva chiaramente, l’incubatore del progetto di costruzione di una “nuova” destra.
    Cose che conoscevamo. Così come si conoscevano sin da allora, come fa notare Macaluso, gli interessi del Ppe e la sua influenza in questa operazione.

    E’ la destra.
    Elitaria e tecnocratica, suadente ed educata,… come sottolinei correttamente tu.
    La destra sa e può essere (anche) così.
    Non è solo Berlusconi e il caravanserraglio scomposto (ma non insensato) e ignorante (ma non stupido) di personaggi improbabili e politici improponibili che ha caratterizzato l’ultimo ventennio.

    Battere questa destra sarà altrettanto difficile che battere Berlusconi.
    Se non di più. Mettiamocelo in testa.

    La destra non sono solo i fascisti che picchiano.
    Guardiamoci in faccia e diciamocelo con franchezza: per fortuna (e per una progressiva emancipazione e consapevolezza delle coscienze) sempre più emarginati dal contesto e dal dibattito politico reale e estranei alla vita sociale. Benchè ancora numerosi e pericolosi.

    La destra non è solo razzismo nei confronti degli immigrati, omofobia e subalternità delle donne.
    Temi peraltro (e purtroppo, è necessario ammettere) trasversali nel contesto della società, a dispetto delle posizioni politiche che esprime.

    La destra è anche e soprattutto (e possibilmente più pericolosamente) conservazione dei privilegi di pochi a scapito dei tanti. A livello sociale e a livello economico. Garantita attraverso l’esclusione dei più da ogni opportunità concreta di accesso a condizioni di vita migliori a vantaggio dei pochi che le detengono.

    Come? Attraverso una “sana”, “pulita”, “educata” e “suadente” politica di persuasione. Convincendo l’opinione pubblica che …stanno facendo il bene del Paese. Che …stanno lavorando per noi.

    L’uscita di Monti nei confronti di Fassina, reiterata anche in più recenti interviste, di cui l’ultima ieri su RAI News 24, è assolutamente esplicativa della strategia in atto. Il pensiero è: “le classi più deboli vanno tutelate, ma la sinistra non sa farlo perché è in buona fede ma incompetente, precipitosa e immatura. Ci pensiamo noi. Fidatevi di noi”.

    Capito la differenza?

    Non dobbiamo combattere contro qualcuno che dice “noi siamo noi, voi siete voi, vinca chi ha più consenso”.
    Dobbiamo combattere contro qualcuno che dice “Noi siamo Voi. Abbiamo la Vostra coscienza, conosciamo i Vostri problemi e Vi aiuteremo a risolverli. Che soli non siete capaci”.

    Molto più astuto. Molto più pericoloso.

    Il problema, a questo punto, è che molti “ci cascheranno”. “Ma si, in fin dei conti,… ci ha spremuti fin’ora per salvarci e ci ha salvati. Dunque è bravo. Dunque è credibile. Se ora dice che si può allentare la morsa perché non credergli? Perché non credere a lui che è già lì, ha fatto, ha fatto bene e sa dove mettere le mani?”

    E non sottovalutiamo le elezioni regionali.
    Dove questo pensiero è ancor più facilmente esportabile.
    “Che male può farci in Regione? E che mette le tasse la Regione? …può fare solo bene… con la sua capacità tecnica… …se poi mette a capo la Bongiorno… quella è una forte…!! E poi è una donna, finalmente…”.

    E la Bongiorno è una donna in gamba davvero!
    Peccato (o per fortuna!) che dietro di lei c’è …il nulla…

    Il nostro programma è migliore.
    I nostri rappresentanti sono migliori.

    Per batterli alle urne è necessaria una campagna di informazione seria ed efficace.

    Questa è la verità.
    Questo è il problema.

  3. Ho apprezzato molto negli scorsi mesi il lavoro degli autori del blog, che ha dato un contributo ad alzare il livello del dibattito, nell’orizzonte di uno schieramento ampio progressista in grado di mettere in campo un’alternativa politica di governo alla destra. Da quando però i giochi si sono fatti duri, e cioè dalle primarie PD-SEL-PSI, l’orizzonte strategico dell’alleanza è chiaro ed esplicito: trovare un accordo con il “centro liberale”, che fino a ieri si pensava essere personificato in Casini. Da poche settimane Monti è candidato di uno schieramento che intende diventare un centrodestra liberal-liberista di ispirazione europea. Ma il PD ha continuato fino a qualche ora fa a suggerire la strada di un accordo con Monti. Pertanto in questo contesto l’appello “Battiamoli alle urne” mi sembra un po’ fuori posto: senza maggioranza propria in senato, pd e sel si alleeranno in qualche forma con monti. La coalizione guidata da Bersani è tante cose, ma certo non un’alternativa netta a Monti. E Vendola non può far altro che seguire, almeno se intende mantenere il patto delle primarie. E anche diventando maggioranza in senato… il “centro liberale” potrebbe diventare partner più appetibile di SEL. Ci sono in ballo le diverse decine di miliardi necessarie a onorare il (folle) accordo di rientro accelerato del debito.

    • Anna maria Riviello

      Si può anche pensare di essere costretti ad allearsi con questa destra per bene, così per bene da non volersi neanche definire come tale, ma non si può rinunciare a batterli alle urne! Non c’è contraddizione, saranno coloro che rappresentano la maggioranza del Paese a dettare le priorità !

  4. stefanoanast

    Caro Giovanni,
    certo i rischi sono quelli che dici: la mancanza di una maggioranza di centro-sinistra al Senato, la preferenza di una parte del Pd per l’accordo con Monti, ecc.. Ma la politica è fatta per convincere e le campagne elettorali sono fatte per vincere. Dunque, chi non condivida quell’approdo non può limitarsi a considerarlo ineluttabile e non può che contrastarlo, cercando di convincere il maggior numero possibile di elettori della bontà dei propri argomenti e proponendosi di vincere le elezioni, e cioè di battere nelle urne chi si oppone al proprio progetto politico. Non sarà facile, ma è quello che va fatto da qui al 25 febbraio.
    Stefano

  5. Lorenzo Fanoli

    Nella politica nulla è mai fermo e fisso per sempre. Conta la dinamica dei rapporti di forza, che si costruisce e determina nelle urne e non solo. Uscire dal trentennio liberista è possibile in Italia e in Europa e l’affermazione della sinistra alle prossime elezioni in Italia è un passaggio importante e necessario di questo processo. Non credo che sia di per se’ sufficiente ma il risultato elettorale può rappresentare un’accelerazione oppure un arretramento significativi del percorso che vorremmo per la società italiana. Il partito democratico è un universo composito, le cui dinamiche possono essere influenzate dalla sinistra se riuscirà ad affermarsi come componente significativa, qualificata, e forte all’interno di una coalizione vincente e autosufficiente per governare il Paese.

  6. Pingback: Battiamoli nelle urne « ulivovelletri

  7. Pingback: Il giorno dopo le elezioni | Italia2013

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...