Elezioni in Grecia: Wir Sind Syriza

Alexis Tsipras, leader di Syriza. Foto tratta dal sito del Guardian

Syriza non è riuscita ad ottenere la vittoria elettorale che ci sarebbe piaciuta tanto .
Non avrà il compito di governare la Grecia e già i vari commentatori “europeisti e democratico centristi” tirano sospiri di sollievo e titoli rassicuranti: La Grecia dice sì all’euro.
Sul fatto che la Syriza non avesse affatto espresso la volontà di fare uscire la Grecia dall’Euro e che ora verrà governata da una coalizione composta dalle due principali forze politiche responsabili del disastro, per il momento si glissa.
Anche i Greci avranno la loro Crossa Koalitzione, i tedeschi, quest’estate andranno a spendere i loro euri sulle isole greche, e in qualche modo si cercherà di andare avanti per un po’.
Per quel che ci riguarda, invece, queste elezioni greche aiutano non poco a mettere diverse cose in chiaro piuttosto importanti.
1. Esiste minoranza governativa e maggioranza elettoral-economica un po’ malconcia e un po’ moderata (nei toni, nella modestia degli obiettivi, nella tristezza dei suoi orizzonti) composta da una marmellata di tecnocrati, classi politiche di scuole “liberali” e “democratiche” , banchieri e gestori di finanza pubblica che cerca di fare uscire l’Europa dalla crisi con un pot- pourri di politiche di rigore (?) finanziario, di sviluppo e crescita non si sa bene verso dove, e un tentativo di rafforzamento dei poteri centrali.
2. Esiste un opposizione importante nella quale giocano un ruolo e peso significativo giovani donne e uomini dei movimenti dei lavoratori precari (quelli per cui i nostri eroi al governo chiedono di smontare il welfare state) che rappresenta l’unica alternativa reale e credibile all’Europa fredda e liquida che ci è stata propinata in questi anni. E’ radicale e di sinistra e deve ancora costruirsi compiutamente come forza politica europea e di governo.
Il cammino è ancora in buona parte da costruire e non sarà facile.
Credo che la cosa più importante sia che questo potenziale aggregato politico e sociale sia capace di seguire una sua agenda senza farsela dettare da altri.
Provo a riassumere in qualche titolo.
1. Affermare e consolidare il rifiuto dell’individualismo e della solitudine della società liquida ricostruendo e rendendo stabili spazi di inclusione e condivisione sociale.
2. Costruire e consolidare la presenza e la proposta dei movimenti, strutturare processi di democrazia partecipata e di dialettica tra i cittadini e i luoghi della rappresentanza istituzionale.
3. Sviluppare capacità di misurarsi con concretezza (che non vuole dire solo saper rispondere al mantra “dove trovo i soldi per fare quello che voglio”) con le problematiche del governo della società, dell’economia e degli assetti politico amministrativi.
4. Saper mettere in connessione le reti piccole e grandi già nate, esistenti e costituite dal basso, renderle ampie, visibili e capaci di incidere politicamente.
5. Riaffermare la legittimità del conflitto tra lavoro e capitale (anche perché nello scorso ventennio si è giocato con una sola squadra in campo, e il risultato, ora, sembra che non vada bene a nessuno)
6. Accompagnare e organizzare la crescita delle esperienze diffuse di economia collettiva, di qualità sociale, e di pubblica utilità con l’obiettivo esplicito di farle diventare fenomeno di massa e alternativa globale all’economia finanziaria.

Questo naturalmente non vale solo per la Grecia ma è per tutti noi.

Lorenzo Fanoli

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2 commenti

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2 risposte a “Elezioni in Grecia: Wir Sind Syriza

  1. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. Sono preoccupato a fronte della crisi finanziaria, dell’Euro e dell’Europa mi sembra che la sinistra risproduca le divisioni del passato a fronte del fascismo e del nazismo in ascesa. I socialdemocratici sono socialtraditori addirittura socialfascistri e si rsponde con l’accusa di estremismo. Sappiamo come è andata a finire. per questo ripropongo un mio post duula Grecia e dintorni, cioè l’Europa tutta. Felice Carlo Besostri
    NON SOLO GRECIA: Quando alle elezioni europee del 2009 in Grecia un elettore su tre non era andato a votare si era registrato il tasso più basso di partecipazione della storia greca. Nelle elezioni di maggio la percentuale dei votanti è scesa al 65,10%, nuovo record. Le previsioni per le elezioni di giugno erano di una polarizzazione, atteso anche il carattere para-referendario della consultazione. Non è stato così: la percentuale è scesa al 62,47%. Syriza ha avuto un gran balzo in avanti, ma non ha recuperato tutti i seggi persi a sinistra, ma solo 19 su 24. Il grande sconfitto a sinistra è il KKE, il partito vetero-comunista, ma di un’assoluta coerenza, fosse stato per lui la Grecia non solo non doveva entrare nella zona Euro, ma neppure nell’UE: aveva 26 seggi in marzo, ora soltanto 12. Il Pasok pur perdendo meno del 1% dei voti perde 8 seggi e Sinistra Democratica 2. ND ha recuperato i 16 seggi persi da indipendenti e destra, che sono diventati 21 grazie all’aumento dell’astensione. Il partito di maggioranza relativa è premiato con 50 seggi aggiuntivi, su 300 componenti è un premio di maggioranza consistente, ma che non consente di conquistare la maggioranza assoluta se non si supera il 35% dei voti. Syriza avrebbe avuto comunque bisogno di un partner di governo, anzi di 2 perché Sinistra Democratica, a parte le frizioni esistenti, non era comunque sufficiente, e di un’alleanza con il KKE non è neppure il caso di parlarne, se non alle loro condizioni, che non sono quelle di Syriza o, meglio detto, delle sue componenti maggioritarie. La pressione internazionale c’è stata, ma conoscendo il carattere greco, di nazionalismo esasperato ( è il paese dove le minoranze etniche e linguistiche- albanesi, aromani, turchi e macedoni- hanno meno tutele in Europa)avrebbe avuto effetto contrario. In questo caso ha influito sull’aumento dell’astensione e nel ricompattare il voto di destra. A mio avviso la sinistra, non solo quella greca, ma riguarda tutta la sinistra europea, compreso il PSE, non ha una sua proposta credibile di uscita dalla crisi. Certamente, specie se sono all’opposizione i socialisti criticano le misure di austerità e propongono la solita tassa sulle transazioni finanziarie (ex Tobin Tax) o patrimoniali più o meno punitive( benché con la non armonizzazione fiscale e la libertà di circolazione dei capitali è possibile estero-vestire i patrimoni mobiliari, l’unica patrimoniale che possa comportare entrate è una patrimoniale retroattiva, cioè con data antecedente lo stesso annuncio della sua istituzione, con le problematiche relative e i contenziosi inevitabili).In concreto quali sono le proposte a breve e medio termine per uscire dalla crisi?. La trasformazione dell’Ue in Stato Federale o soltanto dare alla BCE i poteri della Federal Reserve sono procedure di anni e dall’esito incerto. Siamo di fronte ad una crisi capitalistica, ma non alla crisi(finale?) del capitalismo, quindi nella soluzione non possono esserer ignorati i meccanismi del capitalismo e le sue contraddizioni. Se questa è la sfida la sinistra dovrebbe cominciare a ragionare di dotarsi di strumenti di conoscenza e di strategie sue proprie. Invece già si saprà come andrà a finire. Una parte della sinistra dirà, come il portavoce di Syriza ad una trasmissione di Gad Lerner, che la colpa è della socialdemocrazia, perché ha rinunciato alla lotta di classe, cui si risponde con l’accusa di estremismo. Un problema c’è e la destra l’ha posto: l’incapacità della democrazia ad affrontare crisi globali. A sinistra la posizione speculare a questa è di dimensione ridotta. Il fallimento dell’esperienza sovietica è ancora un monito. Un obiettivo delle ricette economiche, che ci vengono propinate, è chiaro ridurre le conquiste del welfare state, comprimere il costo del lavoro, depotenziando i sindacati e i partiti della sinistra, senza distinzione tra riformisti ed estremisti. Sotto attacco è quindi anche la democrazia politica. Un segno è stato quello di aver impedito il referendum proposto da Papandreu. Vogliamo almeno trovare un’intesa difensiva, colpendo anche alcuni degli strumenti di attacco del capitalismo finanziario a cominciare dalle agenzie di rating?. Come è possibile contestarle, se i loro giudizi, di società private, sono fatti propri da autorità pubbliche o para-pubbliche, per esempio l’autorità di controllo europeo sulla banche, l’EBA, per valutare la patrimonializzazione delle banche, punendo quelle che hanno in pancia titoli del debito pubblico dei paesi sotto attacco, rispetto a quelle con titoli tossici o derivati venduti over the counter e cioè senza una quotazione ufficiale. Un lavoro lungo e serio: non ci sono scorciatoie come i mantra di adesione al PSE, senza intervenire nella sua organizzazione ovvero nella tentazione di trovare, comunque all’estro la soluzione dei propri problemi. La tentazione è particolarmente forte in Italia, perché è una sinistra fuori dal Parlamento e dal Parlamento europeo. Pochi anni fa l’entusiasmo per la Linke, che superava il 5% nazionale in Germania, poi il Fronte della Sinistra di Mélenchon alle presidenziali vicino al 15%, chi si trattiene più ora con una Syriza che supera il 27%? Bene!, ma che in termini di voti pesa sul complesso della sinistra europea quanto il PIL greco sul PIL della UE. Se proprio dobbiamo prendere esempi, come simboli qualitativi, allora dedichiamoci a studiare e capire la sinistra islandese, che ha la maggioranza assoluta e ha portato fuori dalla crisi un PAESE, DISASTRATO DALLA FINANZA INTERNAZIONALE. UNA SINISTRA CHE è STATA CAPACE DI UNIRE IN UN PROGRAMMA DI GOVERNO LE SUE DIVERSE SENSIBILITA’ E PRIMA ANCORA DI UNIRE IN UN SOLO PARTITO SOCIALISTI E COMUNISTI, IN UN PAESE DOVE NON ERANO MAI STATI INSIEME IN UN GOVERNO, MA A TURNO ALLEATI CON LA DESTRA CONSERVATRICE, CHE LI USAVA. Ci sono fenomeni, ancora carsici. che stanno attraversando la sinistra continentale, quale la fine dell’egemonismo socialdemocratico, quello cioè che imponeva al partito di sinistra maggioritario di presentarsi come alternativa solitaria. In Danimarca e Norvegia, con successo, si presentano coalizioni rosso-verdi, in Germania l’alternativa è Verdi-SPD o non c’è. Lo sviluppo di questa tendenza richiede che venga meno il settarismo e la pregiudiziale anti socialdemocratica a sinistra. Non è facile vecchi e nuovi rancori sono ancora sulla piazza: l’appartenenza tribale fa aggio sul destino comune. Ma se non cominciamo ora, quando? Se non cominciamo noi, chi?. non importa se, all’inizio, siamo pochi diventeremo sempre più numerosi. Noi possiamo aspettare diceva Rosselli sotto il fascismo. Certamente noi possiamo aspettare, chi invece non può sono i ceti popolari colpiti da questa crisi e dalla mancanza di speranze.Di questo discuteremo anche a Genova il 30 giugno nella Sala Sovori per il 120° della Fondazione del Partito dei Lavoratori. Il programma compketo in http://www.gruppodivcolpedo.it

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