Idee per promuovere il merito: cominciare a pagare sempre chi lavora

La manifestazione del 16 giugno alle 18 a Roma in Piazza Farnese

Si è parlato nelle scorse settimane di misure per promuovere “il merito” nel nostro sistema educativo. Una retorica (e una politica) un po’ ottocentesca si concentra tutta sulla promozione delle “eccellenze”: quel singolo studente per ogni istituto scolastico che “merita” di andare avanti e di ricevere soldi e promozioni. Si parla un po’ troppo poco, però, di altri strumenti per promuovere la qualità della ricerca e del lavoro. Il più banale, soprattutto, viene completamente e colpevolmente dimenticato.1. Il nostro codice civile, scritto durante il fascismo, dice una cosa semplice: il lavoro è una prestazione a cui corrisponde un pagamento. Oggi in Italia, sempre di più, esiste il primo elemento (la prestazione) ma è assente del tutto o quasi del tutto il secondo: il pagamento. La misura più semplice con cui questo avviene è lo stage: con la scusa della formazione chi lavora non viene pagato, o al massimo riceve un piccolo rimborso spese. Di formazione spesso non c’è traccia, anche perché lo stagista (o, molto più spesso, la stagista) viene messo a fare il “tappabuchi” e quindi di formazione non ha bisogno: farà le fotocopie, risponderà al telefono, riceverà la corrispondenza, porterà il caffè ai capi durante le riunioni, farà qualsiasi lavoro esecutivo che una cattiva organizzazione del lavoro e la voglia di risparmiare non riusciranno a far fare a chi per lavorare è pagato. Hai voglia a ribadire il legame tra stage e formazione nei testi di legge, finché esisterà la figura lavorativa le aziende continueranno ad utilizzarla così. Quegli stagisti fanno un lavoro essenziale per l’azienda e la aiutano a produrre denaro, ma non si meritano neanche un centesimo. Alla scadenza del loro stage entrerà qualcunaltro. Addirittura in alcune aziende (e in molte associazioni) lo stagista è presente nella pianta organica stabile: per alcune funzioni paghiamo, per altre no.

2. C’è poi un’altra categoria di stage che danneggia “il merito” nel lavoro: è quella, sempre più diffusa, che è il primo scalino nell’accesso alla professione. Non sempre si chiama stage ma quasi sempre si tratta di lavoro gratuito. Se vuoi diventare avvocato, giornalista, grafico, pubblicitario se, insomma, vuoi fare un lavoro intellettuale, da quei mesi o da quei anni di lavoro gratuito devi passare. Se poi è possibile, questo lavoro gratuito sarà il “premio” che riceverai al termine di un master che avrai pagato profumatamente. Insomma prima paghi e poi lavori gratis. Provatelo a spiegare ai nostri nonni. E’ una misura che promuove il merito? Che spinge verso queste professioni i più bravi? Perché un neoassunto in altri Paesi ha già una paga decente e da noi non ha proprio una paga? E’ un professionista libero quello che non viene pagato oppure riceve compensi da fame come i nostri giornalisti precari?

3. Non bisogna peccare di esterofilia, però. Il lavoro gratuito è diffusissimo anche altrove. In America con la crisi si è esteso moltissimo. Solo che in America, come si racconta in questo articolo di Globalist, stanno promuovendo una “class action” per combatterlo. Ci si basa su una legge del 1938, epoca del “New Deal” quando si pensava di uscire dalla crisi allargando i diritti invece che restringendoli. In Italia, il “decalogo contro la precarietà” ha tra i suoi maggiori punti proprio l’abolizione del lavoro gratuito. Sarebbe interessante sapere, dai leader del centrosinistra che si candideranno alle primarie di ottobre, cosa ne pensano di quei 10 punti. E sarebbe interessante chiedere, per esempio, ai direttori di certi giornali su quanto lavoro gratuito si basa il loro quotidiano. Perché se rubo un oggetto è un reato mentre se mi avvalgo del tempo di una persona senza retribuirla “è la crisi” o “così funziona il mercato”?

Per questo e per molto altro ancora si scenderà in piazza il 16 giugno, alle 18 a Piazza Farnese a Roma. E’ importante che quella piazza sia forte e partecipata, perché è importante che in Italia si parli di queste cose. O davvero vogliamo una campagna elettorale tutta improntata al “ce lo chiede l’Europa” come se sulle richieste di quest’Europa il voto dei cittadini non potesse influire per nulla?

(Mattia Toaldo)

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2 commenti

Archiviato in Donne, economia, sinistra

2 risposte a “Idee per promuovere il merito: cominciare a pagare sempre chi lavora

  1. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. icittadiniprimaditutto

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