L’uso elettorale della “vita”. A proposito della marcia di ieri.

Gianni Alemanno, presente alla marcia di ieri. Foto tratta da Wikipedia.

Racconta bene Maria Novella De Luca su La Repubblica di oggi “ sognano di avere numeri americani e che la battaglia anti-abortista irrompa nella prossima campagna elettorale”. Ci risiamo. Ciclicamente, potremmo dire ad ogni tornante significativo della vicenda politica italiana, l’aborto torna ad essere oggetto di contesa ideologico-politica. E’ successo quando la sinistra postcomunista si avvicinava alla soglia del governo, con la lettera di Massimo D’Alema a Carlo Casini (quello del movimento della Vita) su Famiglia Cristiana, correva l’anno 1995. Sembrava che un nuovo scenario politico italiano e le alleanze necessarie dovessero passare anche attraverso un accordo sulle modifiche alla legge 194. prima un appello di autorevoli femministe dal titolo “La prima parola e l’ultima”, poi una grande manifestazione il 3 giugno a piazza di Siena a Roma archiviarono quel tentativo.

Più recentemente è successo nel2008, in occasione del trentennale della legge, con la richiesta di Giuliano Ferrara di una moratoria e l’ipotesi della nascita di una lista o un partito prolife in vista delle politiche di quell’anno, ipotesi poi abortita anch’essa.

Sul campo però, e molto attiva, è rimasta una galassia di associazioni integraliste, di cui racconta Loredana Lipperini. Un mondo in fermento, che si era già visto all’opera sulla procreazione assistita, che a suo tempo si è scagliato contro il papà di Eluana Englaro, contro il testamento biologico, che nel Lazio ha ispirato la proposta di legge Tarzia che di fatto commissaria i consultori familiari pubblici e spalanca le porte a quelli privati. Soprattutto commissaria le donne e le loro scelte. Sul nostro corpo, ancora una volta, ci si azzuffa e si cercano legittimazioni politiche. Molti hanno gridato allo scandalo per le adesioni alla Marcia di organizzazioni come Militia Christi o i neofascisti di Forza Nuova. La senatrice del PD Garavaglia ha deciso di non andare vista la presenza di questa formazioni ultrà. Eppure sarebbe bastato leggere il testo di convocazione della marcia per capire quale delirio ideologico muove i prolife nostrani. Del resto chiaramente s’ispirano a quelli americani, alle loro azioni di boicottaggio. E arrivano a pagare le partecipanti secondo quanto ha scritto Paese Sera. Come nel 2008 la voglia di essere riconosciuti come un soggetto politico è forte, soprattutto di fronte al terremoto che ha travolto il centrodestra e alla debolezza dei partiti in campo. Anche così va letta la convinta partecipazione di Gianni Alemanno, che si è premurato di far avere all’iniziativa il patrocinio del Comune di Roma, consentendo che il logo istituzionale della Capitale del paese campeggiasse su una manifestazione contro una legge dello Stato.

E noi? Noi che vorremmo dare un’alternativa a questo paese? A noi non può bastare ancora una volta difendere la 194, battaglia giusta e che non smetteremo mai di fare. Ma ci serve anche altro. Avremmo bisogno di una politica capace di costruire un discorso pubblico tollerante e pluralista, che metta al centro la competenza femminile in questi ambiti, che sappia elaborare una cultura civica capace di attraversare il mutamento di senso che la nascita e la morte hanno nel nuovo millennio. Ne va della credibilità della politica, della sua possibilità di ricominciare a parlare davvero della vita delle persone, delle scelte che ognuno è chiamato a fare. A questo proposito, bisognerebbe far notare come le stesse forze che ieri marciavano “per la vita” hanno negato con le loro politiche il diritto alla maternità e alla paternità a milioni di persone, come scrivemmo qui. Anche da una proposta su questi temi deve partire la battaglia del centrosinistra per le prossime elezioni. Senza modelli autoritari da imporre, ma con la modestia e il senso di responsabilità di chi vuole aiutare i singoli a essere liberi e capaci di autodeterminarsi.

(Cecilia D’Elia)

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2 commenti

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2 risposte a “L’uso elettorale della “vita”. A proposito della marcia di ieri.

  1. Barkokeba

    Ecco, una destra che non sa fare niente e non ha più niente da dire (se mai l’ha avuto) si rifugia sotto l’ombrello rassicurante dei “valori eterni”, facilitata da chi questi valori li mette a disposizione come a una supermercato, “un-tanto-al-chilo”. Questi della destra sono stati al governo dal 2001 al 2011 con 1 anno e mezzo di interruzione. Se la famiglia arranca, non sarà colpa loro?

  2. vnd

    Alcune brevissime considerazioni:

    1. l’aborto sarebbe una conquista?
    2. la stupidità che condanna a morte
    3. aborto e ingiustizie sessiste
    4. avversione all’aborto scelta laica
    5. diritto di obiezione
    6. le femministe non rappresentano la volontà delle donne
    7. libertà di opinione e diritto al rispetto

    1. l’aborto non è un conquista femminista e , anche se lo fosse, non ci sarebbe nulla di cui vantarsi.
    L’aborto non è una conquista femminista, come non lo è il divorzio.
    Si tratta degli esiti di due referendum ai quali votarono uomini e donne.
    Solo le femministe che le propagandano come loro conquiste, incuranti del fatto che c’è poco da esser fieri se le uniche conquiste ottenute sono, già di per se, un segno di sconfitta.
    La magra figura, sicuramente inconsapevole, è doppia:
    1- raccontano l’ennesima menzogna dicendo che l’esito di un referendum popolare sarebbe una loro conquista.
    2 – si vantano di quelle che non sono altro che sconfitte di civiltà.

    Ciò che alle femministe sfugge è che si votò in favore dell’aborto per limitare il danno di quelle donne che ricorrevano alle mammane.
    Donne senza scrupoli (altro che maschi assassini!) che, in cambio di danaro, infilavano ferri da calza nelle pance di poveracce facendone morire la metà per setticemia.
    Chi scelse in favore dell’aborto lo fece per salvare almeno la vita a quelle sventurate.
    Un solo morto è sempre meglio di due.
    L’aborto fu un ripiego non una conquista.

    L’unica conquista femminista che ricordo è l’aberrazione giuridica dell’ “inversione dell’onere della prova”.
    Bella roba!

    2. Si abortisce per stupidità
    Tolto l’1% che abortisce per gravi patologie della madre o del bambino e un altro 1% che abortisce in seguito ad uno stupro,casi dei quali non mi sentirei mai di sindacare, resta un 98% che abortisce per STUPIDITA’ e ignoranza.
    Ho scritto ignoranza perché si tratta effettivamente di una possibilità ma… sappiamo tutti che è decisamente remota.
    In realtà è per stupidita che quei bambini sono condannati a morte in un paese che ripudia la pena capitale.
    L’aborto rappresenta il diritto di essere CRETINE.

    3. Aborto e ingiustizie sessiste.
    L’aborto coinvolge tre individui.
    Una decide e gli altri subiscono la scelta.

    Una donna resta incinta a causa di un rapporto occasionale e non è tenuta ad informare il/i presunto/i padre/i.
    INGIUSTO.

    Una donna può decidere di tenere il bambino, di abbandonarlo in ospedale o di ucciderlo senza consultarsi con il/i presunto/i padre/i.
    INGIUSTO.

    Una donna può abortire senza che la volontà del il/i presunto/i padre/i venga perlomeno registrata nella documentazione sanitaria.
    INGIUSTO

    Un uomo che volesse salvare la vita di suo figlio non avrebbe il diritto di proporre il proseguimento della gravidanza e il successivo abbandono del figlio in ospedale, potendo contare sull’affido esclusivo del bimbo senza alcun onere per la madre.
    INGIUSTO

    Se la donna volesse tenere il figlio contro la volontà del padre, questi, è comunque tenuto al mantenimento del piccolo.
    INGIUSTO
    (in ottica paritaria, dovrebbe essere previsto l’aborto maschile, ossia il rifiuto al mantenimento del figlio indesiderato)

    4. Obbligo di aborto?
    Essere favorevoli all’aborto non è un obbligo.
    A prescindere dalle convinzioni politiche o religiose esistono uomini e donne che in modo laico pensano che, in mancanza di evidenze e scadenze certe, la vita umana debba considerarsi tale a partire dal concepimento.
    Hanno il diritto di pensarlo e di proporre mezzi alternativi all’aborto per salvare la vita a quei feti che loro considerano individui informando le donne sulle varie opzioni.

    5. Obiezione di coscienza.
    Anche chi è favorevole all’aborto, come me, che avrei votato a favore, non può fare a meno di riconoscere i diritti di:
    - non abortire e di essere informati dai consultori sulle varie possibilità di scelta;
    - non uccidere, cioè essere obiettore.

    6. Femministe e volontà delle donne.
    la partecipazione delle donne alla manifestazione è la prova eclatante del fatto che esistono donne contrarie all’aborto.
    ne consegue che le femministe, nonostante i lavaggio del cervello mediatico, non rappresentano la volontà della maggioranza delle donne.

    7. Chi è contrario all’aborto ha diritto allo stesso rispetto che ha chi vuole l’aborto.
    Le provocazioni e gli insulti lanciati nei riguardi di chi ha partecipato alla marcia per la vita sono evidenza di fascismo, anche se lo si vuol mascherare con un altro nome.

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