Sconfiggere la destra al nord è possibile. Anche a Como, “Mugello del centrodestra”.

Como, immagine tratta da http://www.grandihotel.it

Oggi e domani si voterà in mezza Europa, inclusa Como: 16 candidati sindaco, 24 liste, oltre 700 candidati consiglieri per i 32 scranni a Palazzo Cernezzi sede del governo di una città di soli 84.000 abitanti. Basta questa breve enumerazione di dati a sottolineare la crisi che attanaglia una delle tradizionali roccaforti del centrodestra.

Si tratta di una sfida squisitamente locale, ma, a nostro avviso, non priva di un’importanza nazionale, esemplificando alcuni dati importanti sulle condizioni del centrodestra del nord Italia.

Il centro destra governa la città dal 1994, quattro mandati consecutivi in cui ha vinto sempre al primo turno, quasi senza opposizione, anche quando la Lega o l’UDC non erano parte della coalizione. Il centro destra comasco è riuscito a vincere, facilmente, anche in condizioni di evidente mal governo e dopo essersi reso colpevole di scandali o di vicende orribili. Quella che è stata definita da alcuni il Mugello della destra vede ora, come a livello nazionale, uno scompaginamento del sacro patto fra Forza Italia e Alleanza nazionale con la stampella della Lega Nord, storicamente debole nel capoluogo lariano.

La fine del secondo mandato della Giunta del ciellino Stefano Bruni è stata travolta, oltre che dalla crisi del Pdl a livello nazionale, anche dalla letteralmente disastrosa gestione della città.

Per 10 anni il Bilancio comunale è stato sorretto grazie alla cementificazione del territorio, alle monetizzazioni degli oneri di urbanizzazione, alla vendita dei “gioielli di famiglia”, dalle quote della Serravalle alla municipalizzata, quotata in borsa, Acsm, ora unitasi ad Agam di Monza. In una situazione di riduzione di servizi, non si sa quale possa essere il futuro della capillare rete di asili nido, lascito di vecchie amministrazioni di centro e dalle pochissime di centrosinistra, mentre (Grandi mostre a Villa Olmo a parte), non esiste alcun progetto culturale sulla città tanto che, ad esempio, la Biblioteca comunale è lasciata completamente allo sbando.

Un tasto dolente è poi quello delle cosiddette grandi opere, incominciate e mai finite, utilizzate come volano per le scorse tornate elettorali, rimaste poi sotto gli occhi dei comaschi come deturpazioni insanabili.

Parliamo dell’Area ex Ticosa, una delle più grandi fabbriche tessili italiane, dismessa all’inizio degli anni ’80 e da allora in uno stato di degrado ai margini del centro storico della città, del vecchio Ospedale S. Anna, appena sostituito (non senza polemiche) da una nuova struttura e il cui destino è in forse tra riqualificazione e speculazione edilizia. Ma sopratutto parliamo del lungolago, violentato da una faraonica colata di cemento, le paratie, un muraglione orribile (per fortuna, dopo massicce e inusuali proteste popolari  ridimensionato) che dovrebbe impedire le esondazioni del Lario, ma ormai trasformato un cantiere infinito, di cui non è più dato sapere né il termine né quale sarà il risultato estetico finale. Questa opera, inutile, ha il “pregio” di chiudere il rapporto tra il lago e la città, con tutte le conseguenze immaginabili sul turismo e sulla bellezza, che è anche vivibilità, di Como.

Infine non va dimenticata la gestione al limite del legale (e talvolta oltre, come dimostrerebbero alcuni processi in corso) imposta da uomini vicini a Cl e dalla compagnia delle opere alle municipalizzate e al sociale. Si è trattato di una vera occupazione dei consigli d’amministrazione, con manovre poco limpide che hanno portato sull’orlo del fallimento uno dei vanti delle passate amministrazioni, la Ca’ d’Industria, secolare struttura per anziani, un tempo modello nazionale di efficienza in questo settore, ed oggi assediata dai debiti, sempre più ridimensionata, non più in grado di offrire un servizio “d’avanguardia”.

Il rapporto tra la Compagnia delle Opere, le fondazioni locali legate a Cl e  i settori egemoni del Pdl sono uno dei cardini del sistema di potere lombardo ed una delle tradizionali forme di organizzazione del suo consenso.

In effetti questo super protagonismo di comunione e liberazione in Lombardia (ed in particolare a Como, con il sindaco Bruni legatissimo a Formigoni) è diventato un elemento nodale nella crisi del centro destra. Cl ha occupato tutto quello che poteva occupare, formando un patto di ferro cittadino con gli ex An ed escludendo le altre componenti del PdL dalla “spartizione” delle poltrone, ma sopratutto ha iniziato a controllare, con l’aiuto delle ultime due amministrazioni, tutti gli spazi possibili del terzo settore. Questo ha provocato sia una rottura insanabile all’interno della fu Forza Italia tra laici e ciellini/ex An, sia un rinnovato fastidio da parte di ampi settori, anche e sopratutto cattolici, che si vedevano sempre più marginalizzati.

Con queste premesse già prima della crisi fra Fini e Berlusconi a Como le differenti anime del Pdl si scontravano, sia per la gestione del pubblico, sia per smarcarsi e non farsi identificare con alcuni degli impopolari progetti presentati dalla Giunta.

Una situazione magmatica che ha visto molti dei consiglieri di maggioranza cambiare casacca e passare nel Gruppo misto fino alla confluenza in un unico gruppo Forza Como Autonomia Liberale, formato da ex pidiellini e leghisti delusi dal Carroccio lariano. Questa situazione è stata ulteriormente complicata dalla nascita di Fli e da un’ulteriore emorragia di personale politico.

Infine, sfiorando il ridicolo, abbiamo la posizione della Lega Nord, che, mentre sedeva in giunta, stampava manifesti contro alcune delle opere più controverse di quell’amministrazione, a cominciare dalle impopolari paratie sul lungo lago. Oggi, anche per questo, la Lega cerca disperatamente di rifarsi una verginità in città, ben consapevole del fallimento della sua gestione, anche agli occhi del suo elettorato e della sua tradizionale debolezza nel capoluogo.

Il Pdl in crisi ha organizzato, primo caso in Italia, delle primarie interne per determinare quale sarebbe stato il candidato sindaco, un fenomeno diffusosi anche in altre realtà (La Spezia, Lecce) ma comunque nuovo e inusuale.

Dovevano essere l’occasione del riscatto e della mobilitazione, oltre che un esperimento pilota per il centro destra, capace di fare modello a livello nazionale. Si sono rivelate invece una lotta senza esclusione di colpi, anche molto bassi, violenta e disgregatrice per il partito stesso.

I candidati si sono presto ridotti a due: Sergio Gaddi, ex assessore alla cultura, esponente della corrente liberale e in qualche modo più laica del partito, poteva vantare uno dei pochi “successi” delle ultime 4 giunte, ovvero le grandi mostre a Villa Olmo (e ciò nonostante si presentava come il volto “nuovo”); Laura Bordoli, ciellina, ex revisore dei conti del Comune, si presentava invece in continuità con la giunta precedente del sindaco Bruni (suo grande sostenitore), mentre incassava anche l’appoggio del deus ex machina del Pdl comasco il senatore, ex An, Alessio Butti. La Bordoli riusciva a vincere le primarie sia mobilitando massicciamente le organizzazioni di volontariato di area ciellina e i vecchi apparati di An, sia cercando di limitare (per esempio ostacolando la votazione nei gazebo) il voto ai soli militanti.

Perso la partita, dopo diverse consultazioni, pare anche direttamente con Berlusconi, Gaddi ha deciso di candidarsi comunque a sindaco con una nuova formazione, che occhieggia alla sua vecchia appartenenza a Fi: Forza Cambia Como. Non va tuttavia taciuto come questo risultato non sia dipeso solo da manie di protagonismo di Gaddi, ma deriva anche da una caccia alle streghe che Butti e gli altri della componente vincente hanno attuato subito dopo le primarie, usate come regolamento dei conti per la formazione di liste sbilanciate a favore dei soli vincitori. Infatti accanto a Gaddi si è candidato tutto un pezzo del vecchio gruppo dirigente che, leitmotiv di queste elezioni comunali, si presenta come “il nuovo” e “il cambiamento”.

Tutti questi fenomeni, ovvero l’arroganza, ormai insopportabile, del gruppo di potere ciellino, la rottura del Pdl con la fuoriuscita delle componenti ex Forza Italia (spesso di area “liberal”), lo smarcamento dalle politiche, amministrative o nazionali, di molti leader locali ecc., non sono limitati al caso comasco, ma riguardano buona parte del nord Italia, ed in particolare l’area lombarda, centrale nel modello di potere berlusconiano ormai in crisi.

Anche la nascita di Fli potrebbe avere le potenzialità per smuovere le acque, anche se il caso comasco fa storia a se, qui Fli ha candidato l’ex presidente del Consiglio comunale Mario Pastore, sostenuto anche da altre 3 liste civiche, ma non ha ricompattato a livello locale il terzo polo. Più evidente è la voglia di centro destra e di destre alternative, per esempio, dopo cinque anni all’opposizione in Consiglio comunale, da destra, si presenta Alessandro Rapinese, sostenuto da due liste civiche. Quest’ultimo era stato eletto alle scorse amministrative in una civica di centrodestra che si opponeva a Bruni, capeggiata dall’allora presidente dell’Unione industriali, un primo segno dell’insofferenza di parte della città ad una gestione personalistica del potere.

Il fallimento del centro destra comasco ha contagiato anche la Lega, che ha supinamente accettato tutto e cercato ogni tanto di smarcarsi facendo finta di non far parte della Giunta; oggi il partito si presenta da solo con Alberto Mascetti, ma si è spezzato ed anche un suo fuoriuscito, Emanuele Lionetti, si è candidato sindaco con una propria lista.

Oltre ai soliti impresentabili candidati de La Destra e Forza Nuova, ai candidati dell’Udc David D’Ambrosio e al grillino Luca Ceruti, è un proliferare di liste centriste: una del calciatore Pietro Vierchowod, una del notaio Francesco Peronese e, per ultima, quella di Mario Molteni.

Una lista, questa, reduce da 5 anni di opposizione nella compagine del centrosinistra, ma che ha deciso di presentarsi da sola, un sintomo della difficoltà della coalizione di Mario Lucini, sostenuto da Pd, Idv, Sel unita a un movimento locale Paco e due liste civiche (una del candidato sindaco e una della candidata di sinistra alle primarie), di attrarre tutto il centro sinistra.

In particolare le chiusure di Lucini (uomo di centro), vincitore delle primarie, sono costate alla coalizione il rapporto con la Fds, che si presenta da sola sotto la sigla  Sinistra per Como. Più incomprensibile appare la scelta degli “ecologisti e reti civiche”, ovvero dei verdi, di correre da soli, scelta per molti versi calata dall’alto. In ultima analisi Lucini ripropone una foto di Vasto, sebbene con un baricentro ben diverso, centrista, rispetto ad esempio alla situazione Genovese.

Non pensiamo di assistere al crollo del centro destra ed alla fine del trentennio conservatore sul Lario e in Italia solo perché vi è un’esplosione (locale ma anche regionale e macro-regionale) interna a questo schieramento,  con un proliferare di nuove esperienze politiche concorrenti (anche post-berlusconiane o a-berlusconiane) in quell’area. Como (e buona parte del nord) rimarranno di destra, intimamente, quello che sta accadendo in provincia è differente dal vento di cambiamento rappresentato da Pisapia a Milano. Però questa devastazione interna del centrodestra permette, per la prima volta, di giocare una vera partita anche nelle fortezze dell’avversario, con esiti interessanti, imprevedibili e, forse, veri segnali di cambiamento.

Lo speriamo per Como.

Per questo è ancora più importante votare oggi e domani a Como come in molte realtà del nord Italia in cui, tradizionalmente, era impensabile una sconfitta del centrodestra.

(Michele Donegana e Valerio Peverelli, articolo apparso oggi sul Manifesto)

4 commenti

Archiviato in destra, elezioni

4 risposte a “Sconfiggere la destra al nord è possibile. Anche a Como, “Mugello del centrodestra”.

  1. Valerio

    Dati ufficiali (presi dal quotidiano comasco La Provincia)
    “RISULTATI UFFICIALI E DEFINITIVI
    74 sezioni su 74
    Mario Lucini 35,54% – 14.261 voti
    Laura Bordoli 13,17% – 5.286
    Alessandro Rapinese 9,83% – 3.945
    Sergio Gaddi 8,30% – 3.332
    Alberto Mascetti 6,89% – 2.767
    Luca Ceruti 4,89% – 1.963
    Mario Molteni 4,63% – 1.859
    David D’Ambrosio 2,66% – 1.071
    Pietro Vierchowod 2,53% – 1.017
    Elisabetta Patelli 2,30% – 923
    Mario Pastore 2,29% – 921
    Francesco Peronese 2,20% – 883
    Donato Supino 1,85% – 745
    Emanuele Lionetti 1,79% – 721
    Roberto Colussi 0,53% – 216
    Salvatore Ferrara 0,52% – 209

    Dunque è Lucini-Bordoli il ballottaggio del 20 e 21 maggio. Il consigliere comunale uscente ha ottenuto 13mila voti contro i 5mila circa della candidata a prendere il testimone di Stefano Bruni per il Pdl.
    Alessandro Rapinese è la vera sorpresa con i suoi circa 4mila voti: è la terza forza politica della città e c’è chi commenta, tra il serio e il faceto, che se si fosse candidato per i grillini sarebbe andato di filato al ballottaggio.
    Crolla la Lega. Alberto Mascetti è stato superato anche da Sergio Gaddi che, a dispetto di una campagna elettorale inventata quasi all’ultimo momento, ha sicuramente contribuito a portar via voti alla Bordoli. Il Carroccio, dal canto suo, è passato in due anni da quasi il 24% delle Regionali al 7% scarso delle comunali di domenica e lunedì.
    I grillini ottengono un posto in consiglio comunale. Luca Ceruti ha danzato per tutto il giorno attorno al 5% contendendosi con Mario Molteni il sesto miglior risultato. Indubbiamente per il consigliere comunale uscente, che si è presentato forte dell’alleanza con Roberta Marzorati, ha ottenuto un ottimo risultato. La Marzorati, tra l’altro, è stata la più votata tra i candidati consiglieri con ben 569 preferenze personali.
    Male le altre liste civiche. In questo momento sono fuori dal consiglio comunale Pietro Vierchowod, Francesco Peronese, Emanuele Lionetti ed Elisabetta Patelli.
    Flop anche di Mario Pastore con poco più del 2%.
    Resta allo stato escluso dal consiglio comunale anche D’Ambrosio con l’Udc.
    Infine gli estremi non pagano: Donato Supino è costretto a lasciare il suo posto a Palazzo Cernezzi, mentre i due candidati di estrema destra, Colussi e Ferrara, faticano assieme a collezionare l’1%.”

    Un paio di dommenti personali: il centro destra ha perso 20.000 voti (!!!!) dalle ultime elezioni, in parte verso altre esperienze (Gaddi, Rapinese) ma in buona parte verso l’astensionismo che ha colpito anche la Lega. Il centro sinistra invece conferma grossomodo i voti di 5 anni fa (anche se allora, eravamo in un’altra era, il centro sinistra comprendeva anche Rifondazione, i Verdi e la lista civica di Molteni -tre soggetti che sono andati molto male a questo turno rispettivamente con il 1,85%, 2,3%, 4,63%- quindi è salito non solo in percentuale -vista la scarsa affulenza- ma anche in numero di voti assoluti, probabilmente con la possibilità di ottenere questi 3400 voti al secondo turno)
    I Grillini in tutta la provincia di Como non sfondano, hanno un personale politico locale veramente di basso livello, anche se comunque viaggiano in città vicini al 5%, un risutlato non trascurabile. In provincia pesa anche la divisione nel movimento, visto che ad Erba era nato nel comasco ed ad Erba è già defunto.

    Volano invece alcune liste civiche, sia di destra delusa, sia di centro-sinistra diffusa, come lo storico raggruppamento di Cantù, sorto attorno al pacifista Bizozzero, che va al ballottaggio con la Lega escludendo sia il PDL che il centro sinsitra classico. Ad Erba invece il PDL tiene molto bene, crolla la lega (qui disturbata anche da una lista di fuoriusciti) e al balotaggio andrà il PDL (46,54 con l’ex sindaco) contro il centro sinistra classico (fermo al 32,99%, ovvero grossomodo i medesimi risultati delle scorse elezioni).
    Vi terremo aggiornati.

  2. Valerio

    P.S. La lega è sempre stata più forte nei comuni sotto i 15.000 abitanti, e non sono affatto sicuro che in quei territoria stia perdendo, quindi l’analisi di Repubblica e di altri autorevoli quotidiani della debaclè leghista è sbagliata.
    Anche perchè siccome la Lega correva dappertutto da sola era ovvio che perdessero diverse amministrazioni.

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  4. Valerio

    Ballotaggio:
    Dati definitivi: 74 sez. su 74 –
    Mario Lucini – centro sinistra- 21.568 (74,8%)
    Laura Bordoli -PdL- 7.263 (25,2%)

    Altri dettagli in seguito, io intanto godo.

    Per seguire la stampa locale:

    http://www.laprovinciadicomo.it/stories/como%20citt%C3%A0/290025_ballottaggio_i_risultati_in_diretta_dalle_15_lo_spoglio_minuto_per_minuto_a_como_cant_e_a_erb/

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