Doveva essere la città dei Giovani. Poi arrivò Alemanno.

Vivere a Roma è faticoso: è faticoso misurarsi (e accettare di buon grado) la congestione del traffico, la deregulation dei parcheggi, i meccanismi premiali per i vigili che elevano le contravvenzioni, le buche nell’asfalto e sui marciapiedi, i cantieri fantasma, i pullman che scodellano turisti nel “centro del centro” storico.

Solo per rimanere sulla superficie dei problemi.

L’amministrazione Alemanno, che ormai è purtroppo inscindibile, nell’immaginario di molti, dall’esilarante parodia del primo cittadino vestito da centurione, fatta da un noto comico romano, ha dato un contributo irrinunciabile ad accrescere la sfiducia e il malcontento dei cittadini e delle cittadine della capitale.

Alla fine del mese di aprile il Sindaco ha presentato un Libro bianco, dove racconta la sua versione dei fatti di questi quattro anni di amministrazione. La discussione tra la maggioranza del governo cittadino e le opposizioni è aperta, e con essa, gioco forza, la campagna elettorale per le prossime amministrative della capitale.

Un punto rilevante, ma poco trattato, di questa discussione (e temo della prossima campagna elettorale), riguarda il patrimonio delle risorse e degli spazi per la cultura e, tra questi, l’enorme area degli ex Mercati generali dell’Ostiense, una superficie di oltre 200 mila metri quadri, destinati, con una delibera del consiglio comunale del 2004 e una successiva aggiudicazione del 2005, ad ospitare “la Città dei giovani”, un ambizioso progetto di recupero urbanistico firmato dall’architetto Rem Koolhaas e candidato a dare vita al secondo polo culturale polifunzionale della città dopo quello dell’Auditorium Parco della Musica.

Il progetto originario era accattivante: 40% degli spazi destinato alla cultura e al tempo libero, con un teatro di 2.400 posti; 19% alla ristorazione; 35% al commercio; e il restante 6% al terziario.

L’edificio del vecchio mercato ippico adibito a Mediateca, collegata con il sistema delle biblioteche comunali; prevista la realizzazione di un Teatro, una grande struttura suddivisa in una cavea al chiuso affiancata da una all’aperto; nel recinto dell’ex mercato delle erbe, le “Terme moderne”, con strutture sportive, per il fitness, gli sport acquatici, il body building. Incluse nel progetto la Città dei sapori dedicata alla cucina italiana e multietnica, una multisala cinematografica, numerosi pub e jazz club. Nel covent garden negozi e spazi commerciali e uno spazio per eventi e spettacoli nella piazza centrale. 100 mila metri quadrati di parcheggio per oltre 3.000 posti auto e spazio per servizi pubblici: un asilo nido, una ludoteca, un consultorio e la sede amministrativa del municipio, compreso il consiglio municipale.

Ambizioso anche il sistema di project financing che sosteneva il progetto: l’area di proprietà del Comune veniva riqualificata con investimenti a carico esclusivo dei privati che si erano aggiudicati l’appalto (320 milioni, ndr), in cambio di una concessione della durata di 60 anni. Il Consorzio guidato dal Gruppo Toti, titolare della concessione, doveva versare al Campidoglio una quota una tantum di 7milioni, per poi pagare un canone annuale di circa 200 mila euro.

Che ne è stato di questo progetto?

I lavori sono partiti con un ritardo di cinque anni, a causa di alcuni ricorsi e dei perfezionamenti deliberativi dovuti al cambio di giunta. Il cantiere è stato aperto tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011, con l’intento di consegnare l’opera in tre anni. Attualmente è previsto che solo una prima tranche di lavori potrà essere ultimata entro il 2013.

Nel frattempo, però, con una delibera dello scorso 16 marzo 2012, la giunta comunale di Roma, ha accettato la proposta di variante del progetto che, di fatto, cancella il teatro da 2.400 posti e riduce gli spazi destinati alla cultura, portandoli dal 39,8% del totale della superficie progettata al 27,6%, violando, in tal modo, anche le specifiche del bando di concorso, che prevedevano uno spazio destinato alle attività culturali pari al 35% del totale della superficie da ristrutturare.

Naturalmente, poiché il gioco è a somma zero, alla riduzione degli spazi culturali corrisponde un aumento degli spazi destinati agli uffici e al commercio, che schizza – anche grazie all’incorporamento nel progetto di un ulteriore edificio – da una percentuale del 12,3% ad una del 26,6, mentre le indicazioni di bando stabilivano che fosse inferiore al 15%.

Un facile esercizio di prestigio matematico, che ci ripropone il vecchio gingle dell’economia da bar, in virtù della quale gli uffici e il commercio “fanno più business”, fanno più gola alle banche, aiutano le amministrazioni a risanare casse perennemente in rosso e portano investimenti.

Nel 1999 un workshop promosso dall’amministrazione comunale e aperto all’associazionismo territoriale aveva messo a punto un’ipotesi interessante e avventurosa, quella della “Città dei giovani” nell’area dei Mercati generali dell’Ostiense. Un tentativo di partnership pubblico-privato che aveva al suo centro un percorso di modernizzazione dell’offerta culturale e del tempo libero, un potenziale volano per l’economia della cultura e del turismo.

Al centro di questo percorso politico c’era, tra l’altro, la convinzione che una città dove la cultura coincide con la vita quotidiana degli abitanti è una città dove anche i turisti vengono più volentieri e più spesso: si muovono, tornano e soprattutto ritornano perché ogni giorno c’è qualcosa da scoprire, da vedere, da conoscere. Anche oltre il Colosseo!

L’inerzia e la brutalità di una politica un po’ presuntuosa, un po’ codarda e un po’ ignorante, ci ha rispedito in un colpo solo alla casella di partenza.

Tutto da rifare.

Per il momento non ci resta che consolarci con le parate del martedì grasso e con la splendida parodia del nostro sindaco mascherato da centurione.

(Francesca Romana Marta)

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1 commento

Archiviato in Roma, urbanistica

Una risposta a “Doveva essere la città dei Giovani. Poi arrivò Alemanno.

  1. Senza considerare che è un grande progetto di un grande architetto.
    Il che aggrava, se possibile, la cosa.

    Andatevi a vedere chi è Rem Koolhaas:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Rem_Koolhaas

    E andatevi a vedere il progetto:

    http://www.archweb.it/architetture/Rem_koolhaas/Ostiense_roma/Koolhaas_ostiense.htm

    Marco Dobrovich

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