Il cimitero dei feti e la pulp fiction de’ noantri

Sveva Belviso, vicesindaco di Roma. Foto tratta da http://www.openpolis.it

Il cimitero dei feti esiste. Si chiama “giardino degli angeli” ed è un’ala di 600 metri quadrati nel cimitero Laurentino. Il giardino, voluto dal Campidoglio, e inaugurato lo scorso 4 gennaio dalla vicesindaco di Roma, Sveva Belviso, è stato salutato da alcuni rappresentanti politici romani come un “inno alla vita”. Funzione esclusiva di questo spazio attrezzato è di “dare riposo alle bambine e ai bambini mai nati a causa di un’interruzione di gravidanza terapeutica o spontanea”.

Rimango abbastanza sconcertata di fronte a questa notizia. Mi sconcerta l’arroganza con la quale una materia come questa viene sbattuta sul muso delle persone. E mi fa perdere le staffe la leggerezza con la quale si parla di vita e di morte, si decide, si impegnano fondi, si opera a colpi di delibere, senza valutare il costo umano, le incertezze, le discussioni, il dolore che c’è dietro questo argomento.

In un primo momento mi è montata quella rabbia da femmina che si scontra, ormai purtroppo da qualche decennio, con un dibattito sleale, che invece di usare gli argomenti logici della discussione politica, indossa il cappuccio inquietante della guerra di religione.

Ma non si tratta solo di una rappresaglia culturale. Sembra piuttosto di avere a che fare con un sistema di atti e iniziative che fanno presagire un disegno articolato e pericoloso. Il pubblico ritira, lentamente, ma inesorabilmente, la sua responsabilità dal campo dell’interruzione volontaria di gravidanza: si estinguono i medici non obiettori, costretti a vivere nel recinto dello stigma professionale e dell’immobilismo di carriera; si dissanguano i consultori; si mortifica la difficile scelta di interrompere una gravidanza con un inevitabile riduzione dei livelli di assistenza; si boicotta il tentativo di liberalizzare la vendita dei farmaci di fascia C, tra i quali (ohibò!) anche la pillola del giorno dopo.

E’ in questo quadro politico che si alza il sipario sulla macabra scenografia del feto sanguinante, che grida giustizia di fronte all’irresponsabile incoscienza di chi sceglie di interrompere una gravidanza e dei suoi complici, che lo considerano nulla più che un “rifiuto ospedaliero”. E a tutti costoro, non senza una punta di inquietante cinismo, si notifica che gli angeli innocenti, che loro hanno ucciso, possono trovare riposo e pace.

L’origine della vita, il suo inizio effettivo, il rapporto creativo e procreativo, il legame fisico e spirituale con un figlio, l’amore prenatale, il dolore della perdita e la responsabilità di madri, padri e società nella nascita o non nascita di una persona, non sono solo argomenti della discussione filosofica e politica di una comunità civile. Sono, prima di tutto, la pasta di cui è fatta la nostra identità più profonda di esseri umani.

Sono temi che meriterebbero una seria e diffusa riflessione, forse anche meditazione e preghiera. Forse ancora, in mancanza di meglio, qualche attimo di auspicabile silenzio. Ma certo non meritano di essere l’oggetto di una campagna di sensazionalismo simbolico, incosciente e un po’ pulp. E, sinceramente, visto che in testa a questa campagna c’è un’amministrazione pubblica, non meritano di essere il subdolo grimaldello di una irresponsabile e cinica propaganda politica.

(Francesca R. Marta)


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2 commenti

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2 risposte a “Il cimitero dei feti e la pulp fiction de’ noantri

  1. Barkokeba

    Quello che fa arrabbiare, anche da prima della macabra iniziativa del comune, è che questa storia della cosiddetta “difesa della vita” non è nient’altro che un passaggio di politici al supermarket della cause importanti. Ma, così come a sinistra è stato inventato il buonismo, a destra si sposano queste crociate. E’ comodo: ci si accredita verso interlocutori “incontestabili” e in odore di santità già in vita, si trova un argomento su cui andare a parlare in TV. Insomma, si acquisisce una vitalità politica altrimenti inesistente. Normalmente, infatti, i politici italiani di destra non dispongono di cause importanti, se si esclude la xenofobia e il federalismo leghista (che stanno dando cattiva prova…). Sono costretti a presentare programmi politici asfittici che dicono tutto e il suo contrario, oppure a farsi sindacalisti di categorie colpite dal liberismo che hanno sposato solo a parole. Che poi, sulla questione dell’aborto ci sia un’enorme ipocrisia, analoga a quella dei divorziati che difendono le famiglie degli altri (o, forse, le numerose proprie), è un sospetto che sorge spontaneo. Che, rabbia, ma anche che noia

  2. Paola Oliva

    Non è facile dire qualche cosa, tanto è abnorme il fatto in se… mi chiedo, seppelllendo un feto avrà un nome? l’idea quale è se non un voler puntare sul senso di colpa… un feto di tre mesi è uguale ad un feto al primo mese di gravidanza e quindi ad un feto di sei mesi? E’ una scelta volontaria o un obbligo? non solo, automaticamente, con la sepoltura, si può pensare a infanticidio prima della sepoltura… ma queste persone, quelle che fanno queste cose hanno il dono dell’intelletto? se si… si rendono conto di che mostri sono? Non ho mai abortito per scelta, ma rivendico il diritto di scelta per chiunque….

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