Archivi del mese: dicembre 2011

2011, l’anno del dimostrante?

La copertina di Time con il personaggio dell'anno. Foto tratta da 30secondi.globalist.it

Il 2011 è stato un anno ricco di movimenti e sommovimenti a livello globale: non solo il Medio Oriente ma anche il Cile, gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Spagna, l’India. Non a caso il settimanale americano Time ha deciso di nominare “il dimostrante” come personaggio dell’anno ritoccando una foto scattata nell’ovest degli Stati Uniti per farla assomigliare ad una scattata in un paese islamico. L’Italia non è stata da meno tra il movimento “Se non ora quando?”, quello dei ricercatori e degli studenti, la campagna per i referendum e, con tutte le sue ombre, il 15 ottobre.

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L’Europa politica e la sinistra

La cittadina di Maastricht, dove il 7 febbraio 1992 fu firmato il trattato che diede vita all'Unione Europea. (foto tratta da http://citytripmaastricht.webs.com)

Nei giorni in cui ricorre il decimo anniversario dell’Euro e in cui il futuro stesso della costruzione europea sembra in discussione, continuiamo il dibattito aperto dal post di Jacopo Rosatelli su cosa voglia dire per la sinistra prendere sul serio il mantra dell’ “Europa politica”.  Abbiamo chiesto di esprimersi sull’argomento ad esponenti degli attuali partiti della sinistra italiana. Di seguito il post di Gennaro Migliore di Sinistra Ecologia e Libertà. Continua a leggere

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L’Europa politica e la provincia italiana

il parlamento di Bruxelles foto tratta da http://www.andreadambra.eu

Non è certo una novità, nella sinistra italiana, invocare la nascita di un’Europa davvero politica. Contro il potere irresponsabile (in senso tecnico) della Banca Centrale, contro l’egemonia dell’asse franco-tedesco, contro la tecnocrazia della Commissione, da tempo i progressisti di vario rito insistono sulla necessità di creare un’Europa dei cittadini, nella quale le decisioni emanino da istituzioni che godono di una piena, diretta, legittimità democratica. La fine del ruolo ancillare del Parlamento di Strasburgo è, solitamente, una delle principali rivendicazioni di chi non è disposto ad accettare che tutto proceda come è stato sin qua. A furia di ripetere queste sacrosante cose, però, c’è il rischio che la parola d’ordine dell’Europa politica (e sociale) si converta in un luogo comune, in una sorta di abito linguistico che «fa fine e non impegna»: il momento di passare ad atti concreti, che si pongano l’obiettivo di tradurla in realtà, non arriva mai.

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La cultura strategica

Il 6 dicembre al Teatro Centrale Preneste abbiamo presentato l’asse cultura del Piano Strategico provinciale. E’ stata l’occasione per fare un primo bilancio della nostra azione e per riflettere più ad ampio raggio sul ruolo che la cultura e le industrie creative possono avere nella costruzione di un’area metropolitana migliore che esca dalla crisi con un nuovo modello di sviluppo economico.

Abbiamo scelto il Teatro Centrale Preneste perché ci sembrava significativo valorizzare un’esperienza di teatro della cosiddetta periferia consolidata, frutto di una collaborazione tra il VI Municipio e l’associazione A ruota libera.

Abbiamo presentato un documento aperto: l’asse cultura è una traccia di discussione, non un progetto finito calato dall’alto. Del resto è già il frutto del nostro impegno di questi tre anni, del lavoro con i comuni e le associazioni. Continua a leggere

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3,8 milioni

immagine tratta da inviatospeciale.com

Nel giorno dell’approvazione del decreto “salva-Italia” vale la pena ragionare su un paio di dati che ci vengono dall’INPS, istituto che non si occupa solo di pensioni ma anche dei cosiddetti “ammortizzatori sociali”: indennità di disoccupazione, mobilità e cassa integrazione. Secondo il Sole 24 Ore di mercoledì, 3.800.000 lavoratori nel 2010 hanno avuto a che fare con uno di questi strumenti.  Continua a leggere

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Come diminuiamo gli introiti dei parlamentari? Aumentandogli lo stipendio

Immagine tratta da assicurazioniprestiti.com

Basta demagogia sui costi della politica, da non confondere con quelli della democrazia.  Gli eletti in questo paese devono guadagnare di meno, in nome dell’austerity e per rispetto di noi poveri precari, casalinghe, disoccupati e pensionati? No. Anzi, la mia idea è che dobbiamo aumentarli lo stipendio tabellare di 1000 euro al mese. Ecco però a quali condizioni, una volta tanto non demagogiche e che forse – otre la propaganda – determinerebbero un qualche risparmio concreto e maggiore trasparenza.

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Più impresa (quella vera), meno precarietà

“Stay hungry, stay foolish” (Rimanete affamati, rimanete folli). Era questo l’invito che Steve Jobs rivolgeva nel 2005 ai neo-laureati di Stanford. E’ stato tante volte ricordato dopo la morte del grande imprenditore e innovatore americano e dovrebbe avere un senso in un periodo in cui, più che mai, abbiamo il problema di promuovere la crescita del paese. Se vediamo, però, che cosa emerge dal dibattito sulla politica economica di questi anni sembra che il tema dell’innovatività, pure tanto spesso evocato, rischia di essere eluso, almeno nella pratica. Traiamo questa impressione – ma ci piacerebbe sbagliare – da alcuni fatti – pochi – che vorremmo commentare. Continua a leggere

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