Archivi del mese: settembre 2011

L’autunno che comincia al Valle

Dal 14 giugno il Teatro Valle di Roma è occupato dai lavoratori dello spettacolo e dai precari della conoscenza. Non protestano solo contro la svendita e lo smantellamento di uno dei più importanti teatri pubblici italiani: stanno anche elaborando proposte per una diversa gestione della cultura e dell’industria creativa in questo Paese. Per venerdì 30 settembre hanno chiamato a raccolta in un’assemblea “le lavoratrici e i lavoratori dello spettacolo, della cultura, dell’arte, dell’editoria, della comunicazione, dell’università e della scuola, studenti e studentesse dell’università e delle accademie d’arte” per tirare il filo delle questioni comuni non solo ai lavoratori dell’immateriale ma ad un’intera generazione.

Il Valle Occupato è un’esperienza che ha sollevato tanti problemi di rilevanza generale. Proviamo a vedere cosa hanno da dire all’autunno italiano che già si preannuncia pieno di appuntamenti: la manifestazione di SEL del primo ottobre, la mobilitazione degli studenti del 7, quella degli indignati il 15 ed infine, un po’ più lontana, quella del PD il 5 novembreContinua a leggere

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Il Partito della Rendita

Che fine farà l’Italia? Se lo chiedono in tante e tanti, spesso senza sapere che ci sono alternative al disastro. Eppure, nulla è inevitabile, un’altra finanziaria e un’altra politica economica si possono fare, l’abbiamo detto più volte. E abbiamo descritto quali sono le scelte che potrebbero essere prese e come. Ogni politica economica ha un “partito”, una coalizione sociale, un aggregato di interessi e di poteri di riferimento che la sostiene, che condivide quelle scelte per varie ragioni, prima tra tutte perché così gli conviene e poi perché si ritiene nel giusto. Questo aggregato in Italia oggi esiste e possiamo chiamarlo il “Partito della Rendita”. In questo modo è possibile spiegare molte scelte del Ministro dell’Economia Giulio Tremonti e dei governi di centrodestra degli ultimi 15 anni. Anche quelle apparentemente più incomprensibili e impopolari nella stessa coalizione di governo.

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Un numero chiuso per la dignità dei detenuti

Foto tratta da http://www.acmos.net

La drammaticità della situazione è stata espressa in maniera inequivocabile dal Presidente Napolitano in apertura del Convegno promosso dai radicali alla fine di luglio: quella della condizioni delle nostre carceri, «che definire sovraffollate è quasi un eufemismo», è «una questione di prepotente urgenza sul piano costituzionale e civile»; «una realtà che ci umilia in Europa», «non giustificabile in nome della sicurezza, che ne viene più insidiata che garantita», frutto di «oscillanti e incerte scelte politiche e legislative … tra tendenziale, in principio, depenalizzazione e “depenitenziarizzazione”, e ciclica ripenalizzazione». Continua a leggere

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La telefemmina

Gianpaolo Tarantini, foto tratta da http://www.claudiocaprara.it

Il contenuto delle intercettazioni telefoniche relative agli scambi di favori tra il Presidente del Consiglio  Berlusconi e Gianpaolo Tarantini ha calamitato l’interesse nazionale.

Quello che ha colpito me nelle conversazioni tra i due sono due aspetti dei quali poco si è parlato.

Il primo riguarda il profilo estetico, o per meglio dire, iconografico delle giovani donne reclutabili come complementi di arredo per le feste padronali del premier: ninfe appena uscite dall’adolescenza, esili, pulite ed essenziali nell’abbigliamento. Lolite depurate dall’aggressività del trucco e dei tacchi a spillo, creature ingenue e fresche che alleggeriscono, con la loro sola presenza, un ambiente un po’ kitsch, un po’ sovrappeso, calvo, lievemente impotente e un po’ oltre la mezza età. Complessivamente squallido. Bambine: inconsapevoli e disponibili; alle prime armi, ma, anche per questo, un filo perverse. Continua a leggere

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Il giorno dopo la finanziaria

Il parlamento europeo, anche da lì può passare un'uscita diversa dalla crisi. (Foto tratta da ilperiodico.it)

Ieri la Camera dei Deputati ha convertito in legge la manovra finanziaria che è stata firmata questa mattina dal Presidente della Repubblica (qui un riassunto delle misure). Già all’inizio di questa settimana sono cominciate a circolare voci su nuove manovre e nuovi provvedimenti, segno che non è finita: e non finirà presto se si continua con questo approccio che chiede sempre alla parte più povera della popolazione, aumenta i carichi di lavoro e le ingiustizie contro le donne, diminuisce i redditi e i servizi pubblici e aumenta le disuguaglianze come scrivemmo già qui. Lamentarsi e criticare non basta, però. Anche perché, e qui sta la vera differenza con altri periodi bui del passato recente, oggi ci sono proposte e analisi concrete su come si potrebbe fare diversamente. Ecco alcuni consigli di lettura in proposito. Continua a leggere

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Una manovra contro le donne

Tra le tante ingiustizie della manovra già approvata al Senato, colpisce il tratto misogino. Viene da pensare a una vera e propria vendetta nei confronti delle mobilitazioni di quest’anno. Se non ora quando, movimento, che ha fatto parlare di sé in tutto il mondo e che così tanto ha inciso nella crisi di consensi di questa maggioranza, ha avuto al centro della sua mobilitazione la necessità di una riforma del welfare e della nostra economia. Questa finanziaria si muove in direzione contraria e l’opposizione politica e sociale farebbe bene a dirlo di più. Continua a leggere

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Il bike sharing che si può fare a Roma

Foto Magociclo per Roma Pedala

Novità per chi crede che una mobilità sostenibile sia possibile anche a Roma. Nel 2008, appena eletto, Gianni Alemanno aveva revocato alla multinazionale della pubblicità Cemusa la gestione sperimentale del bike sharing per affidarla all’Atac. Nei tre anni successivi l’azienda comunale ha mandato a rotoli il progetto, unico caso al mondo. Adesso il sindaco ci  ripensa – e poi si stupisce se lo chiamano Retromanno – e affida all’Agenzia della Mobilità il compito di trovare una società esterna che rilanci il servizio. Potrebbe essere una buona opportunità: vediamo perchè.

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Un’altra politica economica si può fare

Domani c’è lo sciopero generale indetto dalla CGIL contro l’ultima di una serie di leggi finanziarie sbagliate approvate dal governo Berlusconi. Sul perché questa manovra economica sia sbagliata è stato scritto molto: toglie sempre agli stessi, deprime la domanda, rischia di aumentare la crisi, non ha nessuna misura per la crescita, è confusa e vendicativa contro i ceti sociali che non hanno votato per questo governo. Non serve quindi qui dilungarsi e ripetere quanto scritto altrove, proviamo invece a delineare come, su alcuni punti, si possono cominciare a fare delle proposte che siano allo stesso tempo realistiche, semplici da far capire ed in grado di far uscire il Paese dalla crisi con un’economia più giusta e più sostenibile. Queste idee, poi, vanno viste in un quadro più vasto che bisogna cominciare ad affrontare ora, in tempi di crisi, e non rimandare a tempi migliori che non si sa se, mantenendo le attuali politiche, arriveranno mai: l’uscita dalla crisi condiziona la crisi di democrazia che vive non solo il nostro Paese. Continua a leggere

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