Dal 14 giugno il Teatro Valle di Roma è occupato dai lavoratori dello spettacolo e dai precari della conoscenza. Non protestano solo contro la svendita e lo smantellamento di uno dei più importanti teatri pubblici italiani: stanno anche elaborando proposte per una diversa gestione della cultura e dell’industria creativa in questo Paese. Per venerdì 30 settembre hanno chiamato a raccolta in un’assemblea ”le lavoratrici e i lavoratori dello spettacolo, della cultura, dell’arte, dell’editoria, della comunicazione, dell’università e della scuola, studenti e studentesse dell’università e delle accademie d’arte” per tirare il filo delle questioni comuni non solo ai lavoratori dell’immateriale ma ad un’intera generazione.
Il Valle Occupato è un’esperienza che ha sollevato tanti problemi di rilevanza generale. Proviamo a vedere cosa hanno da dire all’autunno italiano che già si preannuncia pieno di appuntamenti: la manifestazione di SEL del primo ottobre, la mobilitazione degli studenti del 7, quella degli indignati il 15 ed infine, un po’ più lontana, quella del PD il 5 novembre. Continua a leggere
Che fine farà l’Italia? Se lo chiedono in tante e tanti, spesso senza sapere che ci sono alternative al disastro. Eppure, nulla è inevitabile, un’altra finanziaria e un’altra politica economica si possono fare, 




Domani c’è lo sciopero generale indetto dalla CGIL contro l’ultima di una serie di leggi finanziarie sbagliate approvate dal governo Berlusconi. Sul perché questa manovra economica sia sbagliata è stato scritto molto: toglie sempre agli stessi, deprime la domanda, rischia di aumentare la crisi, non ha nessuna misura per la crescita, è confusa e vendicativa contro i ceti sociali che non hanno votato per questo governo. Non serve quindi qui dilungarsi e ripetere quanto scritto altrove, proviamo invece a delineare come, su alcuni punti, si possono cominciare a fare delle proposte che siano allo stesso tempo realistiche, semplici da far capire ed in grado di far uscire il Paese dalla crisi con un’economia più giusta e più sostenibile. Queste idee, poi, vanno viste in un quadro più vasto che bisogna cominciare ad affrontare ora, in tempi di crisi, e non rimandare a tempi migliori che non si sa se, mantenendo le attuali politiche, arriveranno mai: l’uscita dalla crisi condiziona la crisi di democrazia che vive non solo il nostro Paese.