Archivi del mese: giugno 2011

La sicurezza di Alemanno

alemannoImbarazzanti e patetiche le dichiarazioni del Sindaco Alemanno e dei suoi corifei, preoccupate di rassicurare che no, i reati in città non sono aumentati e che dunque non c’è ragione di temere per la sicurezza dei cittadini. Imbarazzanti e patetiche non perché non rispondano al vero (almeno la prima delle due, quella riferite ai reati). Imbarazzanti e patetiche perché pronunciate da chi non ha legittimità a farlo. Forse che i reati non erano sotto controllo quando la signora Reggiani fu uccisa a seguito di una violenza sessuale nell’autunno del 2007? Forse che i reati non erano in calo quando ad ogni episodio di violenza la destra inveiva contro il Governo e l’Amministrazione di Centro-Sinistra, tra il 2007 e il 2008?

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La marcia in più della sinistra italiana

La sinistra italiana ha una grande ricchezza, di cui sembrano dimenticarsi talvolta i suoi leader: un patrimonio di mobilitazione e partecipazione che si è riattivato ed ingrandito negli ultimi mesi portando ad importanti vittorie. Questo blog è nato in tempi bui, dopo quello che definimmo “l’anno zero” della sinistra italiana: il 2008 con la sconfitta alle politiche, l’eliminazione di una parte della sinistra dalla rappresentanza parlamentare, la vittoria di Alemanno a Roma. Nelle ultime settimane abbiamo avuto la fortuna di descrivere e indagare un paese diverso: quello delle amministrative e quello dei referendum. E’ bene riflettere e analizzare i cambiamenti nella società che sono alla radice di quelle vittorie, lo abbiamo fatto qui collettivamente e lo ha fatto qui Cecilia D’Elia. Oggi abbiamo degli studi che ci spiegano meglio cosa è successo, vediamone alcuni.

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L’ultima opportunità per l’Europa

immagine tratta dal sito dell'Ansa

“È la nostra moneta, ma è il vostro problema”. Così John Connaly, ministro del Tesoro degli Stati Uniti, commentava nel 1971 la decisione americana di ritirare il dollaro dal sistema di convertibilità dell’oro che stabilizzava l’economia globale dalla fine della Seconda guerra mondiale. Oggi, sempre più spesso, i capi di stato europei agiscono come se parafrasassero il detto: l’Euro è la nostra moneta, ma è il vostro problema. Continua a leggere

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Dopo i referendum, l’economia e la politica del noi

I referendum sono stati una vittoria importante e ora tocca a noi capire come tradurli in politica. I sì ai 4 quesiti sono equivalenti al 54% degli italiani adulti, una maggioranza assoluta che, nella seconda repubblica, non si è raggiunto quasi mai: sicuramente non nelle elezioni politiche che, tranne un’eccezione nel 2006, hanno sempre visto il prevalere di coalizioni che avevano la maggioranza relativa. I temi e la natura della campagna referendaria combinati con l’aggravarsi della crisi economica hanno lasciato la destra senza parole e, anche qui per la prima volta nella seconda repubblica, l’hanno costretta in molti casi ad andare a traino dei temi del centrosinistra: non era più il tempo in cui i politici della sinistra dovevano inchinarsi al mantra della “sicurezza”, il 12 giugno sono stati i leghisti a dover rincorrere l’acqua pubblica e il no al nucleare. Ma non va tutto bene, anzi. Ha ragione Guido Viale sul Manifesto: la crisi tenderà ad aggravarsi e oramai la domanda è se la Grecia si dichiarerà insolvente prima di aver spremuto i suoi lavoratori e aver svenduto i suoi beni comuni oppure dopo tutto questo. Anche qui da noi, di fronte ai capannoni vuoti e alle aziende che si trasferiscono all’estero pur facendo profitti le campagne xenofobe della Lega così come quelle per il trasferimento dei ministeri al nord suonano di volta in volta patetiche o profondamente inadeguate, e molto spesso entrambe le cose contemporaneamente.

Come uscire dalla crisi, con quale economia e con quali forme della politica, sarà la vera questione dei prossimi anni per la sinistra italiana. Le ricette del passato – sia il mantra della crescita senza aggettivi che la “decrescita” proposta da altri – secondo Viale non funzionano. Vale la pena leggere 2 testi che ci aiutano a intravedere se non la via d’uscita, perlomeno come bisogna impostare il discorso. Continua a leggere

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Se non ora quando. A Siena il 9 e 10 luglio.

Se non ora quando si incontra a Siena il 9 e 10 luglio. Vogliamo conoscerci, capire cosa si è messo in moto nel nostro paese anche grazie a noi, discutere insieme di ciò che siamo e di cosa vogliamo. L’appuntamento è aperto a tutte, singole e gruppi. Tutte le informazioni potete trovarle sul blog http://senonoraquandosiena910luglio.wordpress.com/

Il futuro ci aspetta. A Siena il 9 e 10 luglio.

Cecilia D’Elia

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In Calabria c’è poco da festeggiare

La giusta e grande soddisfazione per gli esiti elettorali delle amministrative, da Milano a Napoli, da Cagliari a Trieste, non deve farci cancellare il dato particolarissimo ed in assoluta controtendenza registratosi in Calabria. Non perché questo potrebbe guastarci la festa, ma perché non ci farebbe riflettere a sufficienza su errori e pericoli che non sono solo alle nostre spalle, ma possono benissimo ripresentarsi davanti a noi, davanti a tutto il centrosinistra, anche in un prossimo futuro.
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La vittoria della lunga durata (e perché la destra ha votato ai referendum)

Io credo innanzi tutto che questa sia una vittoria in cui hanno contato pratiche di lunga durata, un dato difficilmente replicabile ma strategico per tutti i discorsi politici di cui dovremmo occuparci per andare al governo e per rimanerci. Credo di aver discusso della prima volta del problema della privatizzazione dell’acqua nel 2005. Forse addirittura prima, in anni in cui si avvertiva ancora forte lo spirito di Genova 2001. Uno spirito che si è materializzato nei seggi. Insomma un partito che ora non c’è più, il PRC,  e i soggetti meticci dei social forum, oggi apparentemente estinti, già lavoravano, e lavoravano bene, per vincere un referendum che ancora non esisteva.

La battaglia sul nucleare è addirittura più antica, risale agli anni ’80. Lì un referendum si era già addirittura vinto nel 1987 (affluenza 65,1%, Sì al primo quesito 80,6%, al secondo 79,7%, al terzo 71,9%). Insomma per vincere questi referendum si è mobilitata tutta una generazione di dirigenti politici, membri di associazioni e gruppi di pressione, militanti di base, persone che si sono “fatte il mazzo” in rete e fuori, con video virali e convenzionali volantinaggi, prolungando nel tempo la campagna, fino a far diventare la posizione dei grandi partiti quasi ininfluente.  Continua a leggere

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