Se non ora, quando?

Questa mattina ero ad Ostia, nella sinagoga dell’area archeologica, una delle più antiche testimonianze dell’ebraismo della diaspora. Si inaugurava Arte in memoria 6, biennale internazionale di arte contemporanea, curata da Adachiara Zevi. Proprio la curatrice ha voluto ricordare in apertura due persone recentemente scomparse, due donne, Tullia Zevi e Graziella Lonardi Buontempo. Nel mio saluto istituzionale ho così voluto sottolineare quanto la realtà, la ricchezza, la varietà delle donne italiane sia lontana dalla concezione della donna come puro oggetto di godimento sessuale che sembra invece prevalere negli stili di vita di chi dovrebbe governarci. Finiti i discorsi, mentre il pubblico seguiva il percorso espositivo e si avvicinava alle opere, più di una persona mi ha ringraziato per queste parole.

C’è un sentimento diffuso d’indignazione e di rabbia. Su facebook tante cambiano l’immagine del proprio profilo mettendo il volto di donne importanti, politiche, attrici, studiose, scienziate, a sottolineare la ricchezza e la varietà del genere femminile.
Penso che quest’orgoglio femminile debba oggi manifestarsi sulla scena pubblica, invasa invece dallo spettacolo di miseria del bunga bunga berlusconiano.
Per questo ho aderito alla lettera invito che segue queste mie parole. Lo chiedo alle altre e agli uomini che stimano e vogliono bene a se stessi e alle donne: “Se non ora, quando?”

Cecilia D’Elia

Se non ora, quando?
Invito alle donne italiane a partecipare ad una giornata di mobilitazione domenica 13 febbario 2011

In Italia la maggioranza delle donne lavora fuori o dentro casa, crea ricchezza, cerca un lavoro (e una su due non ci riesce), studia, si sacrifica per affermarsi nella professione che si è scelta, si prende cura delle relazioni affettive e familiari, occupandosi di figli, mariti, genitori anziani.
Tante sono impegnate nella vita pubblica, in tutti i partiti, nei sindacati, nelle imprese, nelle associazioni e nel volontariato allo scopo di rendere più civile, più ricca e accogliente la società in cui vivono. Hanno considerazione e rispetto di sé, della libertà e della dignità femminile ottenute con il contributo di tante generazioni di donne che – va ricordato nel 150esimo dell’unità d’Italia – hanno costruito la nazione democratica.
Questa ricca e varia esperienza di vita è cancellata dalla ripetuta, indecente, ostentata rappresentazione delle donne come nudo oggetto di scambio sessuale, offerta da giornali, televisioni, pubblicità. E ciò non è più tollerabile.
Una cultura diffusa propone alle giovani generazioni di raggiungere mete scintillanti e facili guadagni offrendo bellezza e intelligenza al potente di turno, disposto a sua volta a scambiarle con risorse e ruoli pubblici.
Questa mentalità e i comportamenti che ne derivano stanno inquinando la convivenza sociale e l’immagine in cui dovrebbe rispecchiarsi la coscienza civile, etica e religiosa della nazione.
Così, senza quasi rendercene conto, abbiamo superato la soglia della decenza.
Il modello di relazione tra donne e uomini, ostentato da una delle massime cariche dello Stato, incide profondamente negli stili di vita e nella cultura nazionale, legittimando comportamenti lesivi della dignità delle donne e delle istituzioni.
Chi vuole continuare a tacere, sostenere, giustificare, ridurre a vicende private il presente stato di cose, lo faccia assumendosene la pesante responsabilità, anche di fronte alla comunità internazionale.
Noi chiediamo a tutte le donne, senza alcuna distinzione, di difendere il valore della loro, della nostra dignità e diciamo agli uomini: se non ora, quando? è il tempo di dimostrare amicizia verso le donne.

L’APPUNTAMENTO E’ PER IL 13 FEBBRAIO IN OGNI GRANDE CITTA’ ITALIANA

Per le adesioni: http://www.petizionepubblica.it/?pi=Mobdonne

Firmatarie: Rosellina Archinto, Gae Aulenti, Silvia Avallone, Maria Bonafede, Suor Eugenia Bonetti, Giulia Bongiorno, Margherita Buy, Susanna Camusso, Licia Colò, Cristina Comencini, Silvia Costa, Titti Di Salvo, Emma Fattorini, Tiziana Ferrario, Angela Finocchiaro, Inge Feltrinelli, Anna Finocchiaro, Donata Francescato, Rosetta Loy, Laura Morante, Claudia Mori, Michela Murgia, Flavia Nardelli, Valeria Parrella, Flavia Perina, Marinella Perrone, Amanda Sandrelli, Lunetta Savino, Clara Sereni, Gabriella Stramaccione, Patrizia Toja, Livia Turco, Lorella Zanardo, Natalia Aspesi, Letizia Battaglia, Associazione Dinuovo, Associazione Le filomene- il filo delle donne
Prime adesioni
Francesca Comencini, Isabella Ragonese, Roberta Agostini, Morena Piccinini, Valeria Fedeli, Barbara Scaramucci, Annamaria Tagliavini, Cecilia D’Elia, Paola Gaiotti, Cristina Marcuzzo, Paola Bertagnolio, Gabriella Salinetti, Monica Cerutti, Nicoletta Dentico, Annalisa Rosselli, Anna Vinci, Angela Nava, Maria Rosaria Stabili, Rosalba Giugni, Suzanne Diku, Paola Barbieri, Donatina Persichetti, Anna Rudeberg, Dora Jacobelli, Stefania Bartoloni, Franca Zambonini, Camilla Miglio, Luisa Miglio, Novella Bellucci, Marcella Corsi, Maria Grazia Fasoli, Rosalba Fanelli, Masci del Lazio (Movimento adulti scout cattolici italiani)

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5 commenti

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5 risposte a “Se non ora, quando?

  1. mauro ferrari

    concordo con quanto letto.

  2. SUORE E PUTTANE
    Le tre tentazioni della Sinistra

    Da diverse dirigenti della Sinistra mi sono arrivate mail entusiastiche con in allegato due lettere di suore preoccupate dell’immagine mercificata e degradata della donna che i recenti fatti di cronaca-politica stanno sortendo.
    Io mi ero ripromesso di non scrivere nulla del cosiddetto caso Ruby (tra poco capirete perché), infatti è proprio di ciò che accade a sinistra che vorrei parlare, e vorrei farlo partendo da me.
    Io ho due figli maschi, ma se ne avessi una femmina non vorrei mai, e dico mai, che facesse la suora o la prostituta.
    Questo per due ordini di motivi: il primo, di natura diciamo etica, è che entrambe le attività mi paiono proporre un ruolo subalterno della donna essendo figlie di una visione patriarcale della società e degli esseri umani. Direi anche che, solo apparentemente in paradosso, entrambe sono figlie della stessa visione moralista.
    Il secondo, di natura più utilitaristica, è che credo che entrambe (non sempre ma spesso) portino ad esistenze infelici, insoddisfacenti, dimidiate e incapaci di godere appieno delle possibilità della vita.
    Ma ciò che è importante dire è che questo è il mio pensiero, sono i miei valori, ma nonostante ciò rispetto totalmente la scelta di chi decide liberamente di fare la suora o la prostituta.
    Sono scelte che le donne possono fare grazie alla cosa più preziosa che hanno conquistato: la libertà.
    Conosco già la prima obiezione: “ma chi decide di prostituirsi non è libera, è una scelta sempre condizionata da condizioni sociali o culturali”. Questo è un retropensiero sempre operativo, solo che potremmo applicarlo ad ognuna delle nostre scelte concludendone che non siamo liberi, nessuno, mai. Ma messa così è materia da Erasmo e Pascal.
    Dobbiamo invece capire che, come dice il poeta, “la libertà è difficile e fa soffrire”, comporta anche scelte che non siamo in grado di comprendere o di apprezzare ma che non per questo smettono di essere legittime, o peggio ancora legali, in una società libera, democratica e di diritto.
    A scanso di fraintesi tengo a precisare che conosco bene (contrastarla è il mio lavoro) l’enorme piaga della tratta e della riduzione in schiavitù per la prostituzione, è uno dei peggiori mali contemporanei e una vergogna per tutti, ma non è di questo tipo di donne che si parla a proposito di Arcore.
    Questa premessa per dire che capisco perfettamente che due suore stigmatizzino alcuni comportamenti (è perfettamente coerente con la visione teocratica e morale della loro religione), quello che non capisco è l’interesse e l’entusiasmo, e ancor meno l’adesione, per il loro punto di vista da parte di dirigenti di sinistra.
    Dico questo perché penso che è proprio questa continua torsione morale, questa tentazione costante, il principale ostacolo alle dimissioni di Berlusconi.
    Mi pare infatti evidente che se in questi ultimi anni non ci si fosse esercitati in una continua critica estetico/morale a Berlusconi e al berlusconismo oggi emergerebbe chiaramente la necessità di dimissioni e sarebbero richieste dalla stragrande maggioranza di cittadini per una motivazione assolutamente politica: un Premier non può pensare che la nipote minorenne di un altro Capo di Stato possa essere tolta di galera e affidata alle cure di una prostituta brasiliana.
    Se un Premier fa questo allora è assolutamente inadatto a ricoprire quel ruolo, sia per il suo senso civico, sia per le pericolose implicazioni internazionali cui espone l’Italia.
    Un Premier irresponsabile e incapace, da allontanare subito dal suo incarico di responsabilità per il bene del Paese.
    Ma questa limpida evidenza è appannata da anni di campagne moraliste e oggi Berlusconi può giocare l’ennesima carta da vittima perseguitata, del Robin Hood contro i Magistrati di Nottingham, e molti cittadini, fondamentalmente esausti di questo scontro senza soluzioni, non riescono più a distinguere un importante caso politico, come questo, dai troppi casi pretestuosi di matrice moralista o giustizialista.
    Per questo credo che la sinistra debba lanciare messaggi più netti e inequivocabili: la gente ha bisogno di chiarezza perché immersa in una inarrestabile e confusa corrente mediatica che tutto confonde e tutto mistifica: il piano politico con quello morale, il piano giudiziario con quello estetico, il piano dell’informazione con quello della propaganda, il tutto sotto l’insegna di una continua e crescente emotività.
    Confondere il nostro giudizio con quello, certo legittimo e probabilmente interessante, delle due suore non aiuta a fare chiarezza, a dare direzione, ma contribuisce alla confusione e al mantenimento di posizioni precostituite.
    Sono fermamente convinto che la stragrande maggioranza delle donne italiane non si riconosce nell’immagine di donna che esce dalle storie di Arcore, ma sono altrettanto convinto che non si riconoscerebbe neanche in un partito che stigmatizza e condanna quel tipo di libera scelta che pure loro compiono o non condividono. Dicendo questo mi auguro che l’importante manifestazione del 13 febbraio sappia trovare i toni e le parole giuste per rappresentare quante più donne possibili e non solo il “nostro modello” di donna, non abbiamo bisogno di ulteriori separazioni dalla società reale (riferimento che preferisco alla società civile), né tantomeno di nuove cacce alle streghe. Tra l’altro se proprio devo scendere sul terreno cristologico, che mi affascina profondamente, mi vengono subito in mente Maddalena, la pietra e i senza peccato.
    Dobbiamo sforzarci di dare visibilità e rappresentanza ad una vasta pluralità di modelli positivi senza per questo dover brandire condanne o anatemi, la libertà nel privato è un bene acquisito tra la gente e la sinistra fatica ancora a farci i conti nel profondo.
    Ma oltre a quanto detto, questo piccolo episodio delle lettere delle due religiose mi pare indicativo di un altro grave vizio della sinistra degli ultimi venti anni: la tentazione di esternalizzare la produzione di contenuti, e di delocalizzarla nei luoghi più paradossali: per le questioni etiche chiediamo alla Chiesa, per quelle economiche a Confindustria e per quelle politiche ai giornalisti.
    Se ne ricava, gli elettori ne ricavano, una totale mancanza di autonomia, di dignità di pensiero proprio, di efficacia e riconoscibilità programmatica e quindi di senso politico che non sia il semplice andar contro una persona (la maggior parte degli Italiani se interrogati su ciò che vuole la sinistra non saprebbe citare nessuna grande issue che non sia la cacciata di Berlusconi).
    E a ragionare solo di persone si finisce nel cadere nella terza tentazione: il dannunzianesimo di Vendola e Saviano.

    Andrea Masala
    Presidente Arci Pluriverso
    http://www.andreamasala.ilcannocchiale.it
    masalaandrea@libero.it

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