S.O.S.: attenzione all’uso politico dell’emergenza greca

“Le proporzioni della crisi greca sono modeste in rapporto all’economia europea. Ma i tempi della finanza non coincidono con quelli della politica: in attesa delle elezioni tedesche, si è aperta una finestra speculativa “perfetta” per rovinare un paese e contagiare gli altri. Mentre l’Europa non riesce a liberarsi dall’ideologia che ha portato alla grande recessione”. Da Sbilanciamoci.info una ricostruzione sobria e precisa di quello che accade in Grecia: per fare un paragone, è come se in Italia fallisse il comune di Torino. Il paese sopravviverebbe, ma il problema è politico (e, ovviamente, sociale). Per l’ennesima volta, l’emergenza può divenire il migliore alleato di chi non vuole cambiare nulla del nostro paese e del contesto europeo.

Nonostante un piano europeo che dovrebbe risolvere il problema greco (il no della Germania è una questione di forma più che di sostanza, ed è già evaporato) i governi mostrano di non saper gestire le crisi e di subire i capricci speculativi della finanza e di screditatissime agenzie internazionali di rating. Nel rapporto tra finanza e politica, tra interessi pubblici e privati, continuano a vincere questi ultimi. Alla base c’è anche un cortocircuito ideologico, che fa sì che i governi europei non vogliano regolare la finanza – e proteggersi dalle speculazioni – anche dopo averla salvata e sostenuta (hanno un credito da vantare, insomma), come è accaduto tra 2008 e 2009. E le crisi divengono disastri.

Il cattivo funzionamento di questo sistema ha un prezzo e presenta rischi seri: “Lezioni ulteriori di grande importanza riguardano i rapporti tra dinamiche dell’economia reale e squilibri finanziari, e l’ovvia questione di chi pagherà i costi della crisi. Per Atene, prima ci sono state le perdite di capacità produttiva, competitività e posti di lavoro, fino ad arrivare a essere il paese Ue che ha la quota più bassa di occupazione industriale. Ora arrivano i tagli per i dipendenti pubblici, i salari, i servizi, nell’impossibile tentativo di pareggiare i conti pubblici e di placare la speculazione creando povertà nel paese. Dall’esito della crisi di Atene si vedrà molto del futuro dell’Europa, e di quello che aspetta l’Italia”.

La drammatizzazione dell’emergenza greca, in un contesto nel quale a governare sono le forze europee di centrodestra, rischia di rendere ancora più difficile la formulazione di una politica economica alternativa a quella del disastro. Attenzione: bisognerà costruire proposte molto serie per non farsi zittire dagli “emergenzialisti” di ogni parte politica.

(Mattia Diletti)

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