C’è poco da raccontare a chi abbia aperto i giornali questa mattina. Stefano Cucchi, 31 anni, è morto giovedì 22 ottobre a una settimana dal suo arresto per detenzione di sostanze stupefacenti. Stava bene quando – scortato dai Carabinieri che lo avevano arrestato – è stato a casa l’ultima volta, nella notte tra il 15 e il 16 di ottobre. Aveva il volto visibilmente tumefatto qualche ora dopo, quando a mezzogiorno è stato portato in un Aula del Palazzo di giustizia di Roma per il processo per direttissima. Poi sei giorni, tra carcere, ospedali e carcere-ospedale (il reparto del Sandro Pertini riservato ai detenuti ospedalizzati), e – infine – la morte, senza che i familiari abbiano mai potuto vederlo o incontrare i medici “curanti” (?) durante il suo viaggio all’Inferno.
Anche questo sono le carceri, la forze dell’ordine, il sistema sanitario in Italia: indifferenza e disprezzo per la vita umana. L’individuazione delle responsabilità personali, di chi ha ridotto Stefano in quel modo, di chi (non) lo ha assistito per sei giorni, di chi ha impedito alla famiglia di incontrarlo e di sapere, è l’unica condizione possibile per distinguere le istituzioni coinvolte dai loro rappresentanti.
Questa morte,senza voler fare ipotesi di sorta su la causa,certamente apre tristi e inquentanti pensieri,certamente non rende onore alla Giustizia,a l?italia tutta,bisogna assolutamente seriamente che tutti parlamentari affrontini seriamente radicalmente il problema della giustizia,onde dare diritto alla vita,alla giusta pena
ad una dentezione degna di un paese civile.
Non ho parole ma solo dolore come italiano,cittadino del mondo.
Pingback: Guida ai referendum e all’Italia che verrà | Italia2013
Pingback: Il referendum e l’Italia che verrà |