Sorpresa: l’indulto ha funzionato

carcereNel luglio 2006 la maggioranza di centrosinistra, appena eletta, approvò con i voti anche di quasi tutto il centrodestra l’indulto: uno sconto di 3 anni di pena sia per chi era già in carcere che per chi era solo sotto processo. Dopo poco sarebbe iniziato lo scontro sulla “sicurezza” che, come diceva un leader democratico, non era “né di destra né di sinistra”.

La destra mediatica e politica era intenta a dare la colpa della nuova emergenza all’indulto che sembrava non fosse stato votato da nessuno, tanti erano i suoi oppositori. Non a caso i Tg di Mediaset cominciarono a parlare solo di criminalità comune e la Rai seguì a ruota. Ora però possiamo guardare i dati e capire quanta mala fede (o cattiva informazione) c’era.

Ci aiutano le ricerche svolte da Giovanni Torrente dell’Università di Torino, dal Dipartimento per l’Amministrazione Penitenziaria (DAP) del Ministero della Giustizia nonché gli interventi di Luigi Manconi. Ecco alcune semplici verità:

- il 28,5% degli indultati ha commesso un nuovo reato una volta uscito di prigione. Percentuale elevata, ma di solito più che doppia in chi sconta la pena interamente

- allo sconto di pena non si associò l’amnistia, cioè la cancellazione dei processi: si continuarono quindi a tenere dei procedimenti anche se si sapeva che il colpevole non sarebbe andato in galera. Proprio per questa consapevolezza furono rallentati rispetto ad altri processi col risultato che andarono in prescrizione. Un’amnistia mascherata e affidata al caso.

- se immediatamente dopo l’indulto ci fu un aumento dei reati commessi da chi era stato liberato, la tendenza nel medio periodo fu al declino. Dal 2006 il tasso mensile di recidiva è diminuito costantemente

- stando ai dati del Ministero della giustizia meno si sta in carcere e meglio è per la sicurezza di tutti. Tra gli indultati il 30,3% di quelli che erano in carcere ha commesso nuovi reati, chi invece era soggetto a misure alternative (semi-libertà, arresti domiciliari o affidamento ai servizi sociali) si è macchiato di nuovi crimini nella misura del 21,7%. In tempi normali la differenza è ancora maggiore: circa il 60% di chi viene liberato dal carcere avendo scontato tutta la pena commette nuovi reati, mentre la percentuale è sotto al 20% tra chi viene dalle misure alternative.

- un colpevole destinato a queste misure alternative costa molto, ma molto, di meno rispetto ad uno che viene tenuto in carcere: negli USA, come ci dice Stefano Anastasia, il rapporto è di 29mila dollari di spesa annua per chi sta in galera a fronte di 1250-2750 dollari per chi è in semi-libertà.

- ci si aspetterebbe un’espansione delle misure alternative, visto che sono più efficaci e meno costose. E’ successo invece il contrario: si è passati dai 50mila partecipanti a queste misure del 2006 ai 10mila circa di oggi. Nel frattempo le carceri registrano 20mila detenuti in più rispetto alla capienza massima. Cioè, meno gente nelle misure alternative e di più in carcere anche se si sa che non c’è posto e che è meno funzionale.

Se vi stavate chiedendo quali effetti avesse la psicosi sulla sicurezza, beh, ora ne avete scoperto uno.

(Mattia Toaldo)

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